Interviste
RISEN ATLANTIS – Power to the Past: il metallo del passato forgiato per il presente
Dopo anni passati dietro al microfono dei Gamma Ray, Frank Beck ha deciso che era arrivato il momento di mettersi in gioco in prima persona. Nasce così Risen Atlantis, un progetto che unisce il carisma vocale di Beck, la mente produttiva e creativa di Alessandro Del Vecchio e l’energia chitarristica di Brett Jones. Il debutto della band, Power to the Past, è un tuffo a cuore aperto nelle radici del power metal classico, con lo sguardo puntato al futuro.
Non si tratta di semplice nostalgia: il disco vuole omaggiare gli anni d’oro del genere, quelli di Helloween, Gamma Ray e Stratovarius, senza rinunciare a una produzione moderna e a qualche incursione nel symphonic. Con brani che vanno dalla potenza di “Wrong Destiny” all’epicità orchestrale di “Sea of Tranquility”, Power to the Past si rivela un album sfaccettato, sincero e, soprattutto, suonato col cuore.
Abbiamo parlato con Frank per farci raccontare la nascita del progetto, i retroscena del disco e cosa ci riserva il futuro di questa nuova avventura metallica.
Ciao Frank, benvenuto e grazie per essere qui con noi! È un piacere parlare con te di Power to the Past, un album che ha già fatto discutere e infiammato i cuori dei fan del power metal classico.
Frank, dopo anni con i Gamma Ray, cosa ti ha spinto a metterti in proprio e dare vita a Risen Atlantis? Era un’esigenza artistica, una sfida personale… o entrambe?
Era semplicemente arrivato il momento di fare qualcosa, prima di diventare davvero vecchio, hahaha… Ma, seriamente parlando, è da dieci anni che aspetto di pubblicare un nuovo album con i GAMMA RAY, e con tutte le cose che Kai sta facendo con gli HELLOWEEN, sembra proprio che non ci sia spazio per scrivere nuovo materiale per i Gamma Ray, anche se ne abbiamo parlato e abbiamo anche qualche idea! Ma… chi lo sa quando succederà?
A quel punto ho deciso di accettare la proposta di Ale e fare un album con la mia voce in primo piano.
Il titolo dell’album, Power to the Past, richiama un omaggio chiaro al passato del genere. Come avete lavorato per mantenere viva l’essenza degli anni ’80-’90 senza risultare nostalgici o datati?
Ne abbiamo parlato molto chiaramente prima di iniziare a scrivere. Mi è stato chiesto che tipo di sound volessi, e la mia risposta è stata: scrivete dei brani che potrebbero tranquillamente uscire negli anni ’80, ma con un sound moderno.
E Ale e Brett hanno fatto esattamente questo. Tutto qui.
La collaborazione con Alessandro Del Vecchio e Brett Jones è uno dei punti forti del progetto. Come si è sviluppata questa “alleanza strategica” e che ruolo ha avuto ognuno di voi nella scrittura e produzione?
Non ne sono nemmeno sicuro, forse anche Brett ha ricevuto una chiamata da Ale.
La questione è questa: mi è stato proposto di fare un album per la FRONTIERS come “voce conosciuta”, e io ho detto semplicemente: ok, facciamolo.
Non ho partecipato direttamente alla scrittura dei brani. Ho avuto solo il privilegio di dire loro che tipo di canzoni volevo cantare.
Parliamo un attimo delle tracce: “Wrong Destiny” è stata definita una delle migliori del disco, una vera esplosione heavy-power. Come è nata questa canzone? C’è una storia particolare dietro?
Wrong Destiny è stata l’ultima canzone che ho registrato in studio, e forse è proprio per questo che è speciale. Ci ho messo dentro tutte le mie ultime energie.
Ricordo bene la sessione vocale perché non ero soddisfatto dei primi tre o quattro take. Mancava qualcosa, ma non capivo cosa. Alla fine ho capito che dovevo cantarla in modo più aggressivo, quindi l’ho registrata in una tonalità più alta, un’ottava sopra.
Ecco dov’è tutta la magia.
In alcuni brani come Sea of Tranquility e Trapped in Heaven, si nota una svolta più sinfonica. È stata una scelta consapevole per esplorare nuove sonorità o è qualcosa che è venuto fuori naturalmente in fase di produzione?
Semplicemente volevamo avere qualche pezzo adatto all’airplay 🙂
Trapped in Heaven è stata la prima canzone che ho ascoltato e me ne sono innamorato subito. È stata anche la prima canzone registrata in assoluto per RISEN ATLANTIS.
Dopo averla registrata ho inviato i file ad Ale, che è rimasto entusiasta.
Adoro cantare le ballad: penso che lì la voce sia più libera, può scorrere dentro la melodia e mostrare la tua personalità.
Ci sono momenti dell’album, come in Mystic Maze o No Hell For The Good, dove il ritmo rallenta e le atmosfere cambiano. Cosa volevate comunicare con queste tracce più “soft”? Erano pensate come respiro o volevano mostrare un altro lato della band?
Onestamente, Mystic Maze è la mia canzone preferita dell’album.
Mi piacciono i brani veloci con la doppia cassa… ma questo è il perfetto esempio di hard rock moderno e groovy, con un ritornello fenomenale.
E poi, se pensi di suonare questi brani dal vivo, non può essere tutto a mille all’ora.
Capisco che la maggior parte dei fan voglia sentire i pezzi più veloci, ma credo che in un live ci debba essere anche varietà, altrimenti diventa noioso.
Una delle sorprese dell’album è la versatilità della tua voce, più libera rispetto ai lavori con Gamma Ray. Com’è stato cantare senza limiti e con totale libertà creativa?
Guarda, quella estensione vocale ce l’ho anche nei GAMMA RAY (anche più alta!), perché sono sempre io lo stesso cantante 🙂
Ma in questo progetto volevo suonare diverso.
Volevo una voce più ruvida, più graffiata, più aggressiva, niente doveva essere paragonabile ai Gamma Ray. Era estremamente importante per me.
E c’è da dire una cosa: tutti i brani dei Gamma Ray non sono stati scritti per me. Sono stati cantati da Ralf o Kai prima, quindi sei costretto a cantarli cercando di restare vicino all’originale. E per “vicino” intendo che non puoi mai copiare Ralf o Kai, ma puoi provare a suonare simile.
È stato un processo di apprendimento lungo dieci anni. Ho adattato la mia voce e… beh, l’odio verso di me sta pian piano diminuendo, hahaha.
L’impatto della produzione moderna è evidente, pur restando fedele al genere. Quali sono stati i vostri riferimenti in termini di sound? Avete cercato un equilibrio tra analogico e digitale?
Ale e Brett hanno semplicemente scritto delle buone canzoni. Non c’è stato bisogno di pensare a riferimenti. Una buona canzone è una buona canzone, punto. Quindi no, non abbiamo discusso di questi aspetti.
L’unica cosa è che non sono del tutto soddisfatto del mix finale, ma questo è dovuto alla pressione dei tempi stretti.
Detto questo, sono comunque ottime canzoni.
Dopo questo debutto, cosa dobbiamo aspettarci dal futuro dei Risen Atlantis? Avete già in mente un tour, un secondo album o qualche collaborazione speciale?
Forse un secondo album?
Forse un tour, magari come supporto per una band più grande o qualcosa del genere…
Se sei un’agenzia di booking, sentiti libero di contattarmi!
Il tempo lo dirà… e ovviamente dipenderà da come andrà l’album.
E per concludere, ti lasciamo la parola: un messaggio per i fan che vi stanno scoprendo ora e per chi vi ha seguito fin dai tempi dei Gamma Ray.
Sono davvero grato per tutto quello che ho e so di essere stato molto fortunato.
Ci sono tantissimi musicisti bravissimi là fuori che meriterebbero altrettanto. Quindi: continuate, non mollate mai.
E a tutti i fan che mi supportano da anni, che mi scrivono messaggi anche nei momenti difficili… mi date sempre la forza di rialzarmi.
Grazie di cuore, che Dio vi benedica…
Ci vediamo da qualche parte… nello spazio!



