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Interviste

SWARM CHAIN – Gli oscuri canti della foresta

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Da pochissimo è uscito per Doom Symphony Cernunnos, il secondo splendido disco degli italiani Swarm Chain, molto vario ed evocativo, denso di molteplici suggestioni, musicali e non solo. Ne abbiamo parlato con il bassista e cantante Paolo Veluti.

Ascoltando il vostro disco, sembra che il doom sia per voi un punto tanto di approdo, quanto di partenza…

Non siamo musicisti “nativi” Doom, ma ci siamo approdati grazie alle esperienze fatte negli anni passati, che ci hanno portato a voler sperimentare anche questa parte del metal, che rimane la musica che amiamo e che accompagna regolarmente le nostre giornate. Il tutto è partito anni fa da un concerto in Germania, a cui alcuni di noi partecipavano con un’altra band, e che vedeva come headliner una band Doom che ci aveva letteralmente esaltato! Presi da questa eccitazione, una volta tornati a casa abbiamo iniziato a scrivere i brani che di lì a poco avrebbero composto il primo album Looming Darkness. È stata una sfida, ma è anche venuto talmente naturale che non ci sembrava vero, probabilmente tutto grazie alla carica emotiva che ci aveva dato quel live. Pensa che effetti può avere un concerto sulla creatività di un artista!

Il nostro stile parte dal Doom Metal e si sviluppa lasciandosi contaminare dai nostri gusti e dalle nostre esperienze musicali passate; l’etichetta “Doom/Death” è già un segnale, che fa capire quanto il nostro sound non riesca a viaggiare in modo composto su binari, ma tenda a deragliare, attirato da diverse influenze che lo tirano di qua e di là. Da questo punto di vista, come hai detto correttamente tu, il Doom non è solo un approdo, ma un punto di partenza, una base ideale da cui sviluppiamo le nostre visioni e ci divertiamo a plasmarle e a “macchiarle” continuamente con idee provenienti anche da lidi musicali lontani dal Doom stesso.

I vostri pezzi sono mediamente molto lunghi, elaborati e costruiti. Che cos’è fare musica per voi ed in genere come nasce un vostro brano? 

Suoniamo tutti da tanti anni, non siamo più ahimè dei teenager, e se un occhio esterno analizzasse la musica che ognuno di noi ha suonato e composto negli anni passati si accorgerebbe che i brani articolati degli Swarm Chain sono semplicemente una naturale evoluzione del nostro songwriting, questo perché tutte le nostre esperienze precedenti erano caratterizzate dalla ricerca di soluzioni “belle” esteticamente e il meno scontate possibili, e ciò probabilmente ha portato a sviluppare in noi una tendenza ad inserire tanti elementi diversi nei nostri brani, che rendessero la nostra musica varia e più “colorata”.  Ovviamente anche il genere contribuisce a far sì che la lunghezza dei brani tenda a superare i 6/7 minuti: nel Doom i tempi sono piuttosto lenti e questo ha delle conseguenze… Però diciamo che costruire un brano utilizzando un singolo riff o ripetendo le strofe all’infinito non è decisamente il nostro stile!

Le canzoni nascono solitamente partendo da un riff o da un tema di chitarra; difficilmente partiamo dalla parte vocale, che di solito viene scritta dopo, adattando la musica nel caso in cui le parti di voce suggeriscano delle variazioni. Poi in certi casi l’ispirazione viene da uno stimolo esterno, come ad esempio per “Witch of the Wood” del primo album, che è stata ispirata dalla visione del film The Witch… La scintilla creativa può partire da qualunque cosa: un suono, un’idea, una immagine… sta a noi coglierla e tradurre in musica gli elementi disordinati che si trovano nel nostro cervello.

Si percepisce che un vostro punto di riferimento musicale sono i primi Paradise Lost, anche per la voce growl che rimanda alla tradizione del death…

Ci che dici è corretto! Ci definiamo “Doom/Death” proprio perché è l’etichetta che ci sembrava più adatta a descrivere rapidamente il nostro sound, ma come avrai ormai capito le sfumature della band vanno ben oltre questa classificazione. La presenza di una voce growl/scream e le atmosfere gotiche che trovi nelle nostre canzoni portano inevitabilmente il pensiero ai Paradise Lost, però chi parla di noi ha trovato somiglianze anche con i Candlemass, con i My Dying Bride, con i Katatonia… tutte band che hanno fatto parte del nostro trascorso musicale.

Credo sia inevitabile che qualcosa della musica che ascoltiamo, che abbiamo ascoltato e che amiamo finisca anche nelle nostre composizioni… anche a me capita, quando ascolto una band, che qualche passaggio mi ricordi un’altra canzone, o lo stile di un altro artista, è una cosa normale. Quello che è evidente è ciò che non ci piace… mi viene in mente ad esempio il metal-core, che è uno di quei sottogeneri in cui ancora oggi mi capita di incappare, e che mi sento di dire che nessuno di noi lo apprezza minimamente.

Quali sono i vostri ascolti preferiti, in ambito doom e non solo?

Abbiamo gusti piuttosto variegati…  Non posso elencarti le band preferite di ognuno di noi perché non sarei in grado, ma ti posso dire che Emanuele è un amante del Black Metal, Riccardo dei Paradise Lost e del Death Metal di stampo scandinavo, Daniele V. (batteria) adora band come i Wardruna, Daniele M. il metal anni ’90 come ad esempio Helloween o Ayreon ed alcuni gruppi grunge, mentre io sono abbastanza trasversale e ascolto veramente un po’ di tutto: Deftones, Messa, Rival Sons, Alice in Chains, Carcass, Obituary, Shining…. L’ultimo disco che ho comprato, giusto per farti un esempio, è un album dei Turnstile….

Credo che questa diversità sia uno dei punti di forza degli Swarm Chain, che ci permette di proporre un sound più “contaminato” da influenze che esulano anche dal metal estremo e dal Doom stesso. Tutto ciò talvolta risulta difficile da gestire soprattutto in fase di composizione, però conferisce alla nostra musica quella complessità e quella varietà che sarebbe altrimenti impossibile se tutti noi ascoltassimo solamente doom o stoner.  Noi lo abbiamo sempre considerato un plus, sicuramente i nostri brani richiederanno qualche ascolto in più per essere apprezzati fino in fondo, ma quando riuscirete ad entrarci non ne uscirete più!

A livello invece lirico, Cernunnos è un suggestivo concept, a tema antropologico: ce lo volete raccontare?

Cernunnos è il nostro primo concept album, e parla delle reazioni di un uomo primitivo di fronte alle forze della natura. Oggi certi fenomeni per noi sono normali, scontati, ma come possono essere interpretati da un uomo senza conoscenze scientifiche e agli albori della sua evoluzione? Cosa può pensare un uomo la prima volta che vede il fuoco? Oppure la prima volta che si trova in balia della forza dell’acqua, magari durante un violento temporale? Abbiamo pensato che la reazione più ovvia fosse quella che l’uomo attribuisse a questi fenomeni un’origine divina o magica. L’album parla di questo: è un percorso che porta l’ascoltatore attraverso questa scoperta, brano dopo brano; ogni canzone tratta un elemento diverso: gli animali (terra), le stelle (aria), l’acqua e il fuoco. Il brano The Shaman invece parla dell’incontro dell’uomo con uno sciamano, figura terrena che tramite la natura riesce a mettere in contatto il mondo degli uomini con quello degli spiriti e dell’aldilà.

Due parole sulla splendida grafica…

Fin dal primo album abbiamo cercato di curare molto l’aspetto grafico delle nostre creazioni, così per l’artwork di quest’album abbiamo voluto ingaggiare Costin Chioreanu, un artista e disegnatore visionario che negli ultimi vent’anni ha dato vita ad illustrazioni davvero iconiche che sono entrate nella storia del metal tanto quanto la musica stessa delle band con cui ha lavorato. Le sue collaborazioni sono innumerevoli e i nomi sono di primissimo ordine: Paradise Lost, Arch Enemy, Candlemass, At The Gates, Soulfly, Wardruna sono solo alcuni esempi.

Il disegno per Cernunnos, che anche noi riteniamo davvero bellissimo, raffigura l’uomo primitivo al cospetto del Cernunnos che si erge tra gli alberi del bosco, lasciando il nostro protagonista attonito e inerme di fronte a questa figura imponente e divina. Il resto delle illustrazioni è contenuto nel digipack… Abbiamo cercato di offrire qualcosa di piacevole da vedere, da toccare e da collezionare: un digipack a quattro ante in cartone, con i testi completi e le illustrazioni di Costin. Credo che per un pubblico come quello metal che ancora predilige il formato fisico, Cernunnos sia un oggetto davvero interessante.

Un grazie va anche alla nostra etichetta Underground Symphony, che ci ha offerto questa opzione che ci ha convinto da subito.

Quali sono i progetti futuri degli Swarm Chain?

Il nuovo album è appena uscito, e il futuro per noi in questo preciso periodo storico significa innanzitutto suonare tanto dal vivo, per promuovere il nuovo lavoro e farci conoscere il più possibile; stiamo lavorando tantissimo, per cercare più opportunità live possibili e abbiamo firmato per una nuova agenzia che si sta occupando di organizzare i nostri shows futuri.  Non riusciamo ad anticipare nulla per ora, ma il 2026 sarà denso di appuntamenti, per chi ci vuole sentire e vuole conoscere il nostro nuovo album; probabilmente organizzeremo anche qualcosa all’estero… Seguite i nostri social e avrete tutte le informazioni in tempo reale!

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