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Heavy Metal

CLOVEN HOOF – il nuovo capitolo tra NWOBHM e US Metal

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Dopo l’uscita di Never A Prophet In Your Own Land, il decimo album in studio dei CLOVEN HOOF, abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere alcune domande alla band per approfondire la genesi del nuovo disco, la stabilità dell’attuale formazione e il particolare equilibrio tra NWOBHM, classic heavy metal e influenze US metal. A rispondere alle nostre domande è Lee Payne, bassista e membro fondatore della band, che ci ha accompagnato attraverso la realizzazione del nuovo album e l’attuale percorso dei CLOVEN HOOF. Grande attenzione è inevitabilmente dedicata anche a Harry “The Tyrant” Conklin, la cui presenza si conferma ormai parte integrante dell’attuale identità della band. Abbiamo inoltre parlato delle diverse anime musicali dell’album, dalla velocità di “Terror From The Skies” alle atmosfere più settantiane di “Gypsy Roller”, fino alle suggestioni epiche di “Flying Dutchman”.

 

1. Innanzitutto, benvenuto su Metalshock.it! È un piacere averti con noi. Il vostro nuovo album, Never A Prophet In Your Own Land, è il vostro decimo lavoro in studio. Cosa significa questo traguardo per i CLOVEN HOOF e come descriveresti lo stato attuale della band?

Grazie mille per avermi invitato, amico mio, è un onore e un piacere.

Arrivare a dieci album in studio è immensamente gratificante, perché dimostra che la band non è mai stata una semplice meteora. Abbiamo costruito un catalogo considerevole in quasi cinque decenni e ogni album possiede una propria personalità e identità. Spero che le future generazioni di fan del metal possano scoprire la nostra discografia e trovare qualcosa che apprezzino.

Per quanto riguarda lo stato attuale della band, credo sinceramente che siamo in un periodo d’oro. Tutti remano nella stessa direzione, la chimica è fantastica e non ci sono assolutamente egoismi. Siamo tutti spinti dal desiderio di realizzare i migliori album heavy metal possibili. Sento davvero che questa formazione sia capace di ottenere qualsiasi risultato dal punto di vista musicale.

2. Heathen Cross ha introdotto Harry “The Tyrant” Conklin come nuova voce dei CLOVEN HOOF, e la sua performance ha ricevuto un’accoglienza estremamente positiva. Come si è sviluppata la chimica all’interno della band da allora e il fatto di aver mantenuto la stessa formazione ha influenzato la scrittura del nuovo album?

Assolutamente sì.

La stabilità della formazione ha fatto una grandissima differenza. I chitarristi Chris Coss e Luke Hatton sono con me da ben più di dieci anni e tutti conoscono perfettamente il proprio ruolo all’interno della band. Siamo diventati una famiglia musicale molto affiatata.

Anche Harry è stato una grandissima fonte d’ispirazione. È uno dei migliori vocalist dell’heavy metal, punto. Avere qualcuno del suo calibro che canta il tuo materiale apre porte creative che altrimenti forse non attraverseresti. Ora conosco perfettamente i suoi punti di forza, quindi ho scritto gran parte dell’album pensando di mettere in risalto l’incredibile dinamica, l’emozione e la potenza della sua voce.

Quando i musicisti si conoscono così bene, le idee fluiscono molto più naturalmente. Ci fidiamo completamente gli uni degli altri.

3. Avete descritto Never A Prophet In Your Own Land come un album diverso da Heathen Cross, con un legame più forte con lo spirito di A Sultan’s Ransom. Questo cambio di direzione era qualcosa che volevate perseguire consapevolmente o sono state le canzoni a portarvi naturalmente in quella direzione?

È successo tutto in modo completamente naturale.

Non mi siedo mai pensando: “Facciamo un altro Sultan’s Ransom” oppure “Facciamo un altro Heathen Cross”. Ogni album dovrebbe avere una propria identità.

Quando ho riascoltato le canzoni completate, ho notato delle somiglianze con Sultan per via della diversità e dell’ampiezza del materiale. Ci sono brani veloci, brani epici, pezzi insoliti, canzoni anthemiche e tracce caratterizzate da una forte componente atmosferica.

Al contrario, Heathen Cross era più oscuro, diretto e demoniaco. Il nuovo album contiene anche questi elementi, ma esplora orizzonti più ampi. Unisce heavy metal old school, power metal, idee progressive e influenze hard rock, mantenendo comunque un sound inconfondibilmente CLOVEN HOOF.

4. L’album passa dal fast heavy metal a brani mid-tempo, composizioni epiche e pezzi rock più diretti. Quanto era importante per te creare un disco così vario e avete volutamente evitato di limitarvi a uno stile particolare?

La varietà è incredibilmente importante per me.

Non voglio ascoltare album che sembrano venti versioni della stessa canzone. I grandi dischi dovrebbero sorprenderti. Dovrebbero contenere luce e ombra, tensione e rilascio, atmosfere e ritmi differenti.

La maggior parte delle canzoni dei CLOVEN HOOF sono come piccoli film. Ogni storia richiede la propria colonna sonora. Alcuni argomenti necessitano di aggressività e velocità, mentre altri hanno bisogno di grandiosità, atmosfera o emozione.

Quindi, invece di limitarci a una singola formula, lasciamo che siano i temi trattati a dettare la direzione musicale. Questo approccio ci ha servito molto bene nel corso degli anni.

5. La voce di Harry è estremamente versatile lungo tutto l’album. In brani come “Terror From The Skies” propone un potente attacco US metal, mentre “Gypsy Roller” mostra un lato più caldo e bluesy. Avete scritto alcune canzoni pensando specificamente alle sue capacità vocali?

Senza dubbio.

Harry possiede una delle tavolozze musicali più ampie che abbia mai incontrato in un cantante. Sa interpretare con la stessa convinzione materiale heavy e aggressivo, composizioni epiche, ballad emozionali e hard rock bluesy.

La cosa meravigliosa di Harry è che non si limita semplicemente a cantare le note. Interpreta i testi. Vive le canzoni come un grande attore vive un ruolo.

Ho sicuramente scritto alcuni elementi di questo album pensando alla sua voce, perché sapevo che avrebbe elevato il materiale e dato vita ai personaggi e alle storie. Ha alzato enormemente l’asticella per tutti i futuri album dei CLOVEN HOOF.

6. “Gypsy Roller” è una delle più grandi sorprese dell’album, con la sua atmosfera dominata dall’Hammond e una forte impronta hard rock anni ’70, mentre “Flying Dutchman” introduce una dimensione misteriosa e quasi esotica. Cosa ha ispirato questi elementi musicali più insoliti?

L’ispirazione per “Gypsy Roller” è arrivata soprattutto da Chris Dando. Durante le prove ha impostato questo magnifico sound di tastiera alla Jon Lord, che mi ha riportato immediatamente all’età d’oro dei DEEP PURPLE.

Mi sono ricordato di una vecchia composizione che avevo scritto decenni fa e improvvisamente tutto è andato al suo posto.

“Flying Dutchman” è nata invece da una fonte completamente diversa. Ero seduto vicino al porto di Watchet, nel Somerset, guardando la nebbia sul mare e immaginando una nave fantasma che emergeva dalla foschia. L’intera canzone è praticamente arrivata già completa nella mia immaginazione.

Credo fermamente nel seguire l’ispirazione ovunque essa conduca. Se qualcosa sembra magico, bisogna seguirla.

7. Il lavoro delle due chitarre di Luke Hatton e Chris Coss è un altro elemento distintivo del disco, mentre le tastiere di Chris Dando aggiungono diverse sfumature inaspettate. Come riuscite a bilanciare il classico sound dei CLOVEN HOOF con questi elementi aggiuntivi senza perdere l’identità della band?

Questo equilibrio è fondamentale.

So sempre dove si trovano i confini. L’innovazione è importante, ma se ci si allontana troppo dal sound consolidato, non sembra più di ascoltare i CLOVEN HOOF.

Le tastiere sono state utilizzate come un ulteriore livello, piuttosto che come elemento dominante. Chris capisce esattamente cosa voglio dallo strumento. Aggiunge atmosfera, colore e profondità senza mai indebolire la pesantezza del sound.

Le due chitarre rimangono la spina dorsale della band. Quei lead armonizzati, i grandi riff e le melodie di chitarra doppia sono una parte enorme della nostra identità e lo saranno sempre.

8. Il titolo Never A Prophet In Your Own Land porta con sé un messaggio particolarmente significativo, soprattutto considerando la storia dell’heavy metal britannico e il modo in cui le band del Regno Unito sono state talvolta trascurate a favore delle mode provenienti dall’estero. Cosa significa oggi per te questo titolo e come si collega alla storia e all’eredità dei CLOVEN HOOF?

Il titolo funziona su diversi livelli.

In superficie riguarda Gesù Cristo e la sua persecuzione. Nonostante la sua saggezza e le sue convinzioni, fu rifiutato da molti del suo stesso popolo. Ho pensato che fosse un punto di partenza affascinante, sia dal punto di vista dei testi che da quello visivo.

Al di là di questo, è una metafora per chiunque si senta non riconosciuto, trascurato o sottovalutato nonostante i propri sforzi.

C’è sicuramente anche un legame con i CLOVEN HOOF. Nel corso degli anni abbiamo spesso ricevuto un enorme sostegno da Paesi come Germania e Grecia, mentre a volte ci siamo sentiti trascurati in patria. È semplicemente la realtà di una band metal britannica.

La frase ha inoltre un legame molto personale per me, dovuto alle conversazioni che ho avuto con il nostro compianto ex vocalist Russ North. Per molti versi il titolo è diventato un tributo a lui e alle sue esperienze.

9. Dopo quasi cinque decenni di storia dei CLOVEN HOOF, continuate ancora oggi a pubblicare nuova musica con grande energia. Guardando all’evoluzione della band, dagli inizi nella NWOBHM fino alla formazione attuale, cosa pensi sia cambiato maggiormente e quali elementi dei CLOVEN HOOF sono invece rimasti completamente invariati?

Il cambiamento più grande è senza dubbio il livello di preparazione musicale che ho a disposizione.

L’attuale formazione è in grado di suonare assolutamente qualsiasi cosa io scriva. Questo mi dà una libertà enorme come compositore. Ormai non ci sono più limitazioni.

Anche la tecnologia di registrazione è cambiata enormemente. Ai vecchi tempi, molte cose che oggi sono semplici erano estremamente difficili e costose.

Ciò che non è mai cambiato è la nostra filosofia. Continuiamo a fare musica per lo stesso motivo per cui lo facevamo nel 1979. Amiamo l’heavy metal. Non abbiamo mai seguito mode, tendenze o trucchi commerciali. Abbiamo sempre scritto seguendo l’immaginazione e il cuore.

Quello spirito è esattamente lo stesso ancora oggi.

10. Infine, questo spazio è completamente tuo: c’è qualcosa che vorresti dire ai lettori di Metalshock.it, ai vostri sostenitori di lunga data e a tutti coloro che stanno scoprendo i CLOVEN HOOF attraverso Never A Prophet In Your Own Land?

Vorrei semplicemente ringraziare ogni singola persona che ha sostenuto i CLOVEN HOOF nel corso degli anni.

I fan sono il motivo per cui continuiamo a fare musica. La loro lealtà, passione e il loro incoraggiamento significano più di quanto le parole possano esprimere. Non diamo mai per scontato questo sostegno.

A tutti coloro che stanno scoprendo la band per la prima volta attraverso Never A Prophet In Your Own Land, spero che apprezziate il viaggio e che andiate a esplorare il resto della nostra discografia.

Grazie a Metalshock.it per questa splendida intervista, grazie ai fan italiani del metal per il loro magnifico supporto nel corso degli anni e grazie ai metalhead di tutto il mondo per mantenere vivo il vero heavy metal.

I CLOVEN HOOF vi salutano tutti.

 

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