Interviste
ARDITYON – Assalto metallico
Gli Ardityon sono freschi di secondo disco, il bellissimo Trenchslayer. Ne abbiamo parlato con il batterista Denis Novello, toccando temi vari e molto interessanti.
Denis, ci raccontate un po’ della vostra storia e di come è nata la band?
La nascita degli Ardityon risale al 2018. Dopo diverse esperienze musicali e collaborazioni, sentivo una voglia irrefrenabile di tornare a comporre e suonare heavy metal, puro, quel genere che è sempre stato il mio primo amore e principale vena creativa. Necessitavo di un mio sound, questa è stata la motivazione fondamentale! Ma l’idea non era solo replicare lo stampo classico, bensì fonderlo con un mood più attuale, forgiando riff potenti e melodie accattivanti, che mi emozionassero. Poi la vera sfida è stata appunto trovare altri musicisti che condividessero questa visione e, soprattutto, avessero la stessa dedizione. Da subito ho coinvolto Albert Marshall, caro amico e grande axeman, che ha portato immediatamente il giusto taglio chitarristico e successivamente l’arrivo di Valeriano alla voce è stato semplicemente cruciale: timbro unico e capacità vocali da vendere! Assieme a Diego Bordin al basso e Andy Colusso (in questa occasione in veste di arrangiatore orchestrale), abbiamo composto e prodotto Ardityon, omonimo album di debutto. Subito dopo ci sono stati dei cambi di line up. Allo stato attuale, più forti che mai, Andy Colusso ha le piene redini chitarristiche nella band e nell’ultimo album la mano al basso é del guest Simone Giovinazzo.
Trenchslayer è un classico ed eccellente lavoro di heavy / power. Immagino sia il suono con il quale siete cresciuti…
Assolutamente sì, confermo! Sebbene ognuno di noi abbia le sue sfaccettature e gusti personali (inevitabile in una band!), il fulcro è questo: cresciuti a pane e metal! Dai Gamma Ray agli Helloween, dai Manowar ai Judas Priest, Megadeth, Pantera e avanti così. Insomma, la musica giusta per sfornare un album come Trenchslayer! E, da buoni metallari, i Gods of Metal sono stati le nostre vacanze estive per molti anni, heheh!!!
Il vostro debutto, così come il nome stesso del vostro gruppo, rimanda agli Arditi, le truppe d’assalto italiane, durante la Grande Guerra. Questo secondo lavoro parla della tecnologia e del suo peso oggi. Ci volete parlare dell’aspetto lirico delle vostre canzoni?
Ottima domanda Davide, felice che tu l’abbia fatta. Grazie! Allora, sebbene gli Arditi e la tecnologia sembrino mondi lontani, il messaggio è un po’ lo stesso: l’assalto. Il nostro nome è un richiamo al coraggio e alla risoluzione di chi andava all’attacco. Oggigiorno, quella “arditezza” va usata per combattere la passività e l’inerzia che stiamo subendo nei confronti della tecnologia. Ecco, le lyrics del nuovo album combattono contro la rassegnazione digitale. Dobbiamo risvegliare il valore per non essere inghiottiti: questo è l’Assalto del TRENCHSLAYER!
Concordo pienamente. Il vostro nuovo lavoro è compatto, ma molto vario. Si colgono elementi prog in Spirit of Fire e thrash in The Livestock. E’ corretto?
Correttissimo! Allora, ti dirò, cerchiamo sempre di spaziare e sperimentare, la sala prove è per me ancora luogo sacrosanto. Sebbene la tecnica sia sempre un po’ la priorità, il nostro obiettivo è non perdere mai la nostra identità. Amo il fatto che talvolta si osi: penso che, se coscienzioso e con la giusta dose, possa indicare anche una certa maturità e crescita.
Cosa pensate della scena metal odierna e quali sono ultimamente i vostri ascolti preferiti?
Debbo dir che la scena metal attuale gode di ottima salute. Ce n’è per tutti i gusti, dal purista classico ai più estremi! Peccato si soffra di scarse occasioni per esibirsi dal vivo, perché credo fermamente che il live sia ancora il momento in cui apprezzare al meglio questa musica e dove i musicisti esprimono al massimo la loro passione e potenza! Parlando di ultimi ascolti, a parte aver letteralmente consumato l’ultimo disco dei Judas e subito prima quello dei Saxon, sto ascoltando Domination dei Primal Fear e Para Bellum dei Testament. Tanta roba!!!
Denis, tu hai suonato la batteria anche su Montecristo dei Great Master. Quanto è stata per te importante quell’esperienza?
L’esperienza su Montecristo è stata importantissima per quanto mi riguarda! Anche se ho registrato solo quattro pezzi nel disco, fatto qualche live e videoclip, per me era come stare dentro il romanzo. Lavorare con una band così navigata e di quel livello ti dà sempre una carica in più, c’è sempre da imparare e crescere. Colgo l’occasione per salutare e ringraziare ancora una volta i Great Master e soprattutto il mitico Gian Carlini, che ci ha seguito e supportato per tutta la pubblicazione di Trenchslayer.
I vostri progetti futuri? Avete già idee su come sarà il prossimo disco?
Siamo nel pieno dei lavori! Al momento, ci stiamo preparando per delle esibizioni dal vivo, ma comunque procediamo intensamente con le registrazioni. Per quanto riguarda il prossimo album, le idee non mancano, anzi, ne abbiamo anche troppe! Basti pensare che per Trenchslayer avevamo già pronte quasi una decina di bozze di brani, che poi abbiamo temporaneamente accantonato. Questo significa tanta carne al fuoco. Sempre lì in prima linea, da veri Arditi. Preparatevi: ci saranno presto grosse sorprese! E grazie ancora Davide per l’ottima chiacchierata, è stato un piacere!




