Interviste
CHARIOTS OVERDRIVE – Carri in Corsa tra Mito e Acciaio
Con il loro debutto The End of Antiquity, i Chariots Overdrive hanno dimostrato di possedere una visione chiara e una passione autentica per l’heavy metal classico, arricchita da suggestioni epiche e riferimenti alla storia e alla mitologia orientale. In questa intervista esclusiva per Metalshock.it, la band ci accompagna dietro le quinte del disco, tra influenze, processo creativo e ambizioni future, svelando i dettagli di un esordio che ha già fatto parlare di sé. A rispondere alle nostre domande è G.H.Z – Lead Vocals, Rhythm Guitars, Piano.
Ciao ragazzi e benvenuti su Metalshock.it! È un piacere avervi con noi: come state vivendo questo momento dopo l’uscita di The End of Antiquity?
Ciao, grazie per averci qui! Questo è il nostro “debutto” in Italia, anche se abbiamo firmato con un’etichetta italiana – Gates of Hell Records!
Per quanto riguarda l’album, ci sentiamo davvero alla grande, soprattutto ora che durante i concerti possiamo dire “date un’occhiata al nostro debutto”. Tutto il duro lavoro è stato ripagato. Apprezziamo tutte le persone che hanno contribuito al progetto e hanno reso il disco visivamente e sonoramente eccellente.
Il vostro debutto mostra una forte identità: quando avete capito che il progetto CHARIOTS OVERDRIVE aveva trovato la sua direzione definitiva?
Più o meno quando abbiamo pubblicato “A Taikonautic Alchemist” come singolo nel 2024, circa due anni fa. A quel punto avevamo già pubblicato il nostro primo demo, che ci aveva dato fiducia, e avevamo trovato la giusta chimica come band per creare il tipo di heavy metal che volevamo. Inoltre, abbiamo capito che potevamo usare la storia e la narrativa fantasy cinese come temi principali dei nostri testi, cosa piuttosto rara nel mondo dell’heavy metal.
Le influenze classiche sono evidenti, ma il risultato suona fresco: quali band o album hanno avuto il maggiore impatto sul vostro sound?
È difficile citare una sola band. La maggior parte delle grandi band metal ci ha influenzati: tutta la scena NWOBHM e il genere USPM hanno avuto un impatto significativo, ma anche gruppi che non rientrano in queste categorie. Per citarne alcuni: Black Sabbath, Judas Priest, i primi Helloween, Metalucifer, i primi Slayer, Exciter, Reverend Bizarre e Running Wild.
I testi si ispirano alla storia e alla mitologia cinese: da dove nasce questa scelta e quanto è importante per voi l’aspetto narrativo?
Le canzoni heavy metal classiche parlano spesso di storia e mitologia, ma, per via del loro background culturale, si concentrano quasi sempre su contesti europei. Se seguissimo semplicemente quella strada e cantassimo di Satana, vichinghi e vampiri, non avrebbe molto senso per noi, haha, non rispecchierebbe ciò che siamo. Veniamo dalla Cina e abbiamo la fortuna di avere una storia e una mitologia ricchissime da cui attingere, il che rende i nostri temi davvero unici. In realtà, molte band in Cina fanno lo stesso, ma la maggior parte canta in cinese.
Com’è stato il processo di composizione del disco? Lavorate più individualmente o come una vera e propria unità in sala prove?
Come una band unita. Di solito partiamo da un riff come punto di partenza, scritto da uno qualsiasi di noi. Poi troviamo il punto giusto nella struttura del brano e sviluppiamo la canzone prima e dopo quel riff. La struttura diventa sempre più chiara, poi rifiniamo le transizioni e i dettagli fino a completarla. L’ultimo passo è sempre suonare i brani dal vivo: questo ci dà nuove idee per perfezionarli ulteriormente.
La produzione del disco ha un sapore molto autentico e old school: quanto era importante per voi mantenere questo tipo di approccio sonoro?
Abbiamo una forte convinzione che l’heavy metal non debba essere troppo levigato, almeno per quanto riguarda la nostra musica. Il suono grezzo e non rifinito trasmette il vero spirito dell’heavy metal. Lo percepiamo ogni volta che ascoltiamo vecchi dischi della NWOBHM: la musica è diretta, ma ha qualcosa di estremamente affascinante.
La produzione è fondamentale per una canzone. Musicalmente abbiamo cercato di aggiungere piccoli elementi non troppo “metal”, e anche nei testi abbiamo un approccio relativamente nuovo. Ma dal punto di vista della produzione, pensiamo di essere già arrivati dove volevamo. Se il sound old-school è già ottimo, perché cambiarlo? Non lo facciamo per forza di mantenerlo old-school, semplicemente pensiamo sia il modo migliore per presentare la nostra musica, anche se non è qualcosa di nuovo.
Siamo stati molto fortunati ad avere un produttore facile da gestire a livello comunicativo, Greg, che ci ha aiutato a ottenere il suono che avevamo in mente.
C’è un brano dell’album a cui vi sentite particolarmente legati e perché?
Ogni canzone di questo album rappresenta una tappa del nostro percorso. Forse la title track “The End of Antiquity” (dopo una votazione tra noi quattro, haha): è la prima volta che abbiamo provato a creare una struttura più complessa e non convenzionale.
Il brano finale è una composizione lunga e articolata: è stato difficile costruirlo e mantenerlo così dinamico?
In un certo senso sì. È l’ultima canzone che abbiamo scritto e contiene molte idee che non riuscivamo a inserire negli altri brani (alcune risalgono addirittura al periodo del primo demo). Così abbiamo deciso di farne una sorta di “B-side”, mescolando tutte le idee per vedere cosa ne sarebbe uscito. Abbiamo passato molto tempo a sistemare la struttura e le transizioni.
Il risultato finale ha superato di gran lunga le nostre aspettative. Alcuni potrebbero pensare che sia stata una scelta troppo ambiziosa pubblicare un brano di 12 minuti, ma onestamente la durata non era l’obiettivo. Avevamo semplicemente molto materiale e una storia da raccontare, e ogni parte ci sembrava necessaria. Non è un collage messo insieme a caso: ogni sezione serve la narrazione.
Dopo un debutto così solido, quali sono le vostre aspettative per il futuro della band? Avete già nuove idee in cantiere?
Sì, abbiamo già due nuovi brani quasi completati. Il piano è fare più concerti, sia ad Atlanta che altrove, e vedere come funzionano dal vivo. Il primo album raccoglie tutta la fase di esplorazione iniziale della band, con brani come Parasite e Nomadic Warfare. Ora però abbiamo più esperienza e una migliore intesa su ciò che possiamo fare insieme. Quindi sicuramente continueremo su questa strada e la porteremo a un livello superiore nel secondo lavoro.
Grazie per il vostro tempo! Vi lasciamo lo spazio per salutare i nostri lettori e aggiungere qualsiasi messaggio o ringraziamento vogliate condividere.
Grazie ancora per questa fantastica opportunità, e un enorme grazie a tutti quelli che amano il vero heavy metal e lo tengono in vita!!! Questo album è per voi!




