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Power Metal

DARK HORIZON – Sinfonie della salvezza oltre l’oscurità

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Nati nel 1996 a Piacenza, gli emiliani Dark Horizon sono non da oggi una autentica colonna italiana ed europea del power metal sinfonico. Con un immaginario che da sempre attinge a fantasy, magia e battaglie, dopo il demo Legend in Opera, hanno esordito con Son of Gods nel 2001, per Stillborn Record. Il successivo Dark Light Shades è stato pubblicato nel 2004 dalla tortonese Northwind. Con il fondamentale passaggio alla Underground Symphony, la band è maturata moltissimo, dando alla luce gli splendidi Angel Secret Masquerade (2010), la riedizione di Dark Light Shades (con un secondo CD, dal vivo, nel 2012), il mini di quattro pezzi Metalhead (2016), Aenigma (2018), ed il recentissimo 9 Ways to Salvation (2025), da poco recensito su questa pagina web, senza contare singoli e partecipazioni a compilation. Proprio sulla scia della stampa dell’ultimo stupendo album, abbiamo potuto incontrare il tastierista Alessandro Battini, per realizzare con lui l’intervista che segue, toccando molti temi di grande interesse.

Alessandro, la vostra è una storia lunga praticamente quasi trent’anni. Ce la volete raccontare?

I Dark Horizon sono nati nel 1997, da un’idea mia e del chitarrista Daniele Mandelli, mio vicino di casa e compagno fin dai tempi dell’asilo, nel bel mezzo del boom del power metal made in Italy. Da lì è partita la nostra avventura, dal primo album Son of Gods, uscito nel 2001, passando per il seguente Dark Light Shades, pubblicato nel 2004, e nostro lavoro più venduto. In quel periodo si è intensificata la nostra attività live, con concerti soprattutto in Germania, ma anche in Grecia e in Finlandia, dove abbiamo registrato il nostro terzo CD, Angel Secret Masquerade, uscito nel 2010 per Underground Symphony. In quegli anni, con una line-up finalmente stabile, abbiamo pubblicato il live Dark Live Shades (2012), l’EP Metalhead (2016) ed il quarto album Aenigma (2018), tutti sotto US di Maurizio Chiarello. L’anno successivo, c’è stato uno stravolgimento di lune-up, con la separazione dal nostro cantante, sostituito da Giulio Garghentini, mentre Marco Polledri è tornato a far parte della squadra, dopo quasi vent’anni dietro alle pelli. Recentemente, Paolo Veluti è stato sostituito al basso da Riccardo Anastasia. Come vedi, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma io e Daniele siamo ancora qua, a portare avanti questa band a cui siamo profondamente legati, con la stessa passione degli esordi.

Orizzonte oscuro… Il nome del vostro gruppo è decisamente evocativo e denso di suggestioni. C’è dietro una scelta particolare?

Il monicker fu scelto dal nostro primo cantante Pietro Gandolfi (oggi sceneggiatore di fumetti horror!) ai tempi del demo Legend In Opera. Non ha un significato legato alle tematiche dei brani o al mood dei pezzi di allora, semplicemente, alle orecchie di ragazzi nemmeno ventenni suonava dannatamente power!

Veniamo al vostro ultimo, splendido lavoro. Che cosa rappresenta all’interno del vostro percorso artistico-musicale?

9 Ways segue la nostra consueta evoluzione. Non siamo una band molto prolifica a livello di uscite, semplicemente perché non amiamo scrivere un disco uguale ad un altro, quindi perdiamo tanto tempo per il songwriting. Nella nostra storia, abbiamo sempre apportato modifiche al nostro sound, pur rimanendo riconoscibili, passando dal power neo-classico degli esordi, al symphonic metal di Dark Light Shades, fino al prog melodico di Angel Secret Masquerade. Se Aenigma ha rappresentato il nostro CD più orchestrale, il nuovo nato è assolutamente agli antipodi, con un mood maggiormente oscuro e le chitarre in primo piano.

Come nasce un vostro brano? Moltissime tracce paiono essere più composizioni che semplici canzoni, specialmente per la struttura sinfonica e più in generale per il lavoro in sede di orchestrazioni…

Le canzoni nascono spesso in sala prove, prendendo spunto da un riff, una melodia di voce, una ritmica. In un secondo momento, vengono sviluppate da ogni membro nei propri home-studio e i progressi vengono condivisi, per poter provare una versione, più o meno definitiva, tutti insieme. Una volta che il pezzo gira, lavoro con Daniele sugli arrangiamenti, cercando di dare un’anima ben definita al pezzo, scegliendo i suoni più adatti ed i passaggi orchestrali, dove necessario. Ma capita che alla fine dei lavori il risultato finale non ci soddisfi e ci costringa a fare alcuni passi indietro e ripartire, finché non siamo pienamente soddisfatti. Buona la prima, per noi, non vale quasi mai. Il testo nasce invece alla fine, cercando di trarre ispirazione dalle atmosfere della musica.

In genere, quali temi ed argomenti preferite trattare nei vostri testi?

I testi fantasy degli esordi sono solo un lontano ricordo. Da qualche album a questa parte, prediligiamo temi più introspettivi, con testi ricchi di metafore ed a più livelli di interpretazione, che possano essere letti in chiave diversa dall’ascoltatore. I pezzi di 9 Ways sono opera di Giulio, che ha provato a dare uno spaccato dello stato d’animo dell’uomo odierno. Il succo è che il mondo sarà sempre controverso ed è inutile pretendere che non lo sia, ma forse possiamo trovare la nostra oasi: l’apparenza è il male, mentre il bene si muove nella sostanza. Dentro di noi, abbiamo già tutte le risposte, ma non ci ascoltiamo abbastanza e nel buio più totale non dobbiamo mai disperare: forse una luce è già pronta a risplendere e mostrarci la via verso la salvezza ed in ognuna delle 9 canzoni presenti sul disco proviamo a dare una nostra interpretazione di ciò.

Da sempre, siete molto legati all’etichetta discografica piemontese Underground Symphony. Come è nato e come si è sviluppato il vostro rapporto con la label di Maurizio Chiarello e quanto è importante per voi?

Inutile girarci intorno, se Maurizio non avesse dato fiducia alla band nel 1998, dopo la pubblicazione del primo demo, oggi non saremmo qua a scrivere dei Dark Horizon. Ai tempi non c’erano i cellulari e ricordo ancora la sua telefonata a casa, un sabato pomeriggio, ed i dettagli di una chiacchierata che mi ha cambiato la vita. Siamo entrati nel music business grazie a lui, invitati ai tanti power fest che si organizzavano in Italia, ed il nostro nome è comparso sulle riviste che uscivano in edicola, grazie al contratto firmato con US. Dà quel momento, si è creata una grande amicizia tra noi, fatta di confronti, suggerimenti a livello artistico, analisi di tutti quei cambiamenti del mercato discografico a cui stavamo assistendo. Ed ancora oggi, se l’etichetta resiste e va a braccetto con le uscite della band, significa che si è creato un binomio, che va al di là del solo rapporto professionale.

A proposito di produzioni Underground Symphony… Alessandro, ci vuoi parlare delle altre tue band, Ghost City e Dreamgate? 

Con i Dreamgate stiamo per entrare in studio per la registrazione del secondo disco, dopo l’inaspettato successo dell’esordio. Abbiamo composto undici nuove canzoni di power ultra-sinfonico, sempre legate al mondo fantasy, dei fumetti, dei videogame, delle serie TV e dei cartoni animati, che speriamo di farvi ascoltare la prossima estate. Il disco Movies dei Ghost City, con testi ispirati a film misteriosi famosi (Il silenzio degli innocenti, I soliti sospetti, Shutter Island, tra gli altri) è pronto da diversi anni, ma i tanti impegni con Dark Horizon e Dreamgate hanno bloccato i lavori prima dell’entrata in studio. Mi sono ripromesso, però, prima o poi, di finalizzare tutto con una bella uscita. Chi vivrà, vedrà.

Quali sono i vostri ascolti preferiti, di ieri e di oggi?

I gusti musicali sono molto differenti, per ognuno di noi. Io sono ancora legato al power metal e al sinfonico in generale e non dimentico mai i classici, come i Savatage, i Rage del periodo Smolski, i Blind Guardian e i Rhapsody. Ma non disdegno qualche puntatina verso le ondate di band del nuovo millennio, come i Twilight Force, i Powerwolf e i Majestica.

I vostri progetti futuri?

L’uscita di 9 Ways ha permesso ai DH di tornare nuovamente attivi sul fronte live, con la possibilità di suonare su palchi importanti, come il Wondergate la scorsa estate, con Stratovarius, Sonata Arctica e Rhapsody of ire. La prossima tappa sarà sabato 8 Novembre, al Music Factory di Cremona, a supporto di Michael Angelo Batio, ma l’obiettivo è di non fermarci, cercando di sfruttare le occasioni che ci possono dare visibilità. Per il 2027, per celebrare i 30 anni di attività della band, abbiamo in serbo un’uscita speciale, con tanto materiale vecchio e nuovo.

 

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