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Andy And The Rockets: CASINO tra energia pura e rock autentico

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Dopo anni di tour e palchi consumati, gli Andy & The Rockets hanno deciso di premere il tasto “reset” e tornare con CASINO, un album che suona come un salto nel vuoto fatto a occhi aperti, un disco vivo, autentico, carico di energia vera e amplificatori analogici al massimo. Questa nuova uscita segna per la band una rinascita, un ritorno alle radici con lo sguardo ben saldo sul presente, grazie anche alla spinta creativa del produttore Erik Mårtensson.

Per approfondire questo importante capitolo, abbiamo parlato con Filip Westgärds, cuore pulsante della band e co-autore dei brani, che ci ha raccontato il dietro le quinte del processo creativo, le scelte sonore e le emozioni dietro CASINO.

 

Ciao Filip, benvenuto e grazie per essere qui con noi! “CASINO” sembra rappresentare un nuovo audace capitolo per la band. Quando avete capito che era il momento di premere il tasto reset e ripartire con nuova energia?

Quando abbiamo iniziato a parlare del nostro prossimo album, ci siamo trovati subito d’accordo sul fatto che volevamo realizzare un disco ancora più carico di energia rispetto alle nostre uscite precedenti. Volevamo che le chitarre avessero un ruolo ancora più centrale, e lasciare che Max potesse esprimersi davvero alla batteria.

L’album ha un sound grezzo, non levigato, molto “vivo”. Cosa vi ha portato a scegliere questa direzione invece di una produzione più radiofonica e raffinata?

Voglio dire, quando alzi al massimo quegli amplificatori a valvole, non ti viene proprio voglia di “ripulire” il suono! Il bello di usare gli ampli al massimo è che puoi davvero sentire le chitarre, non solo ascoltarle. Abbiamo iniziato registrando la base con batteria e basso, poi Robin ha suonato le chitarre sopra quella traccia, senza metronomo. Questo contribuisce tantissimo alla sensazione di vitalità che trasmette l’album.

Avete lavorato con Erik Mårtensson alla produzione. Cosa ha portato nel processo creativo che non avevate mai sperimentato prima?

Dal momento che volevamo realizzare un album incentrato sulle chitarre, è stato naturale per noi chiamare Erik. Un grande vantaggio è che il suo studio si trova a solo un’ora di macchina da dove viviamo. Abbiamo fatto le registrazioni finali nel febbraio 2025, in una Svezia invernale, nella nostra bellissima (ma freddissima) campagna. Su 20 demo, ne abbiamo selezionate 12 da inviare a Erik, che ha fatto un lavoro fantastico nel trasformare le nostre visioni in realtà. Ha co-scritto tutti i brani, portandoli davvero a un livello superiore. È anche la prima volta che lavoriamo con un produttore che è anche un ottimo cantante, e questo ha influenzato parecchio la produzione vocale. Grazie Erik!

Il disco ha un’ampia gamma di emozioni, da brani esplosivi come “I’m Alive” a ballate da stadio come “I’ll Die If You’re Done”. Come riuscite a bilanciare potenza e vulnerabilità nella vostra musica?

Così come uno show dal vivo perfetto ha bisogno di una scaletta ben pensata con dinamiche varie, lo stesso vale per un album. Almeno secondo noi. Quando ascolti un album dalla prima all’ultima traccia, dev’essere interessante. Ma non è sempre facile ottenere questa varietà tra le canzoni, ed è una sfida per noi come band. Alla fine, tutto si basa sulla nostra visione di come dovrebbe suonare il disco e sul fatto che amiamo profondamente quello che facciamo.

“Cyanide” colpisce per la sua carica emotiva e i testi intensi. Come è nata questa canzone e cosa significa per te personalmente?

Ho scritto questa canzone insieme ad Andreas Nyström. Credo che lui avesse già una bozza dei testi e io ho creato la melodia. Mi è piaciuta subito l’idea di usare la parola “Cyanide” e ho avuto rapidamente una visione di come trasformarla in una canzone dei Rockets. I testi sono una vera bomba emotiva mascherata da brano rock! Questo tipo di produzione cupa e misteriosa nella strofa, con un ritornello potente e travolgente, che culmina in un assolo di chitarra capace di toccare chiunque, si sposa perfettamente con i testi di Andreas. Erik ha fatto un lavoro fantastico anche su questo pezzo: senza di lui non sarebbe stato neanche la metà di quello che è. Secondo me, è una delle migliori canzoni dell’album! È pura adrenalina emotiva dall’inizio alla fine.

Avete detto che il processo di scrittura è stato più collaborativo questa volta. Come ha influenzato questo aspetto la dinamica interna della band: più libertà o più tensione creativa?

Sicuramente più libertà! Abbiamo sempre scritto insieme ad altri autori, ma questa volta Erik, in quanto produttore, ha avuto un ruolo ancora più centrale co-scrivendo tutti i brani. La cosa più importante per noi è sempre stata mettere la canzone al primo posto. Ecco perché è fondamentale avere un produttore con grande esperienza, capace anche di guardare alle canzoni da un punto di vista esterno e indipendente.

Il titolo CASINO è molto evocativo. Qual è la storia dietro questa scelta e come rappresenta l’album nel suo insieme?

Sì, è un titolo che suscita curiosità! Sei mai stato in un casinò? L’eccitazione e il mistero che riempiono quelle sale quando si avvicina la mezzanotte riflettono in un certo senso la sensazione che abbiamo provato noi della band quando abbiamo ascoltato l’intero album per la prima volta. Ti siedi, ti rilassi e ti lanci nell’ignoto, senza sapere come andrà a finire la serata. Questo è CASINO.

Siete conosciuti per i vostri concerti ad alta energia. Quanto è importante il palco per il vostro processo creativo? Pensate già al live quando scrivete?

Il palco è importante tanto quanto l’album, direi! È lì che possiamo incontrare davvero i nostri fan faccia a faccia. Quando scrivo per i Rockets, immagino sempre la band su un palco che suona quella canzone. Se non riesco a vederla, allora non sarà mai una buona canzone per i Rockets. Quindi sì, il palco ha un ruolo molto importante nel processo creativo.

Il rock oggi sembra diviso tra revival e innovazione. Dove pensate che si inserisca il vostro sound in questo panorama?

Hmm… Direi un po’ nel mezzo, forse? Secondo noi, suoniamo un rock molto moderno, con una produzione attuale. Ma è anche importante conoscere le radici del rock e portare avanti quella tradizione. Per noi, che si tratti di revival o di innovazione, la cosa più importante è suonare un rock che abbia ampio respiro, che funzioni tanto a tutto volume in macchina quanto dal vivo su un palco.

Infine — grazie mille per il tempo che ci avete dedicato. Congratulazioni per l’uscita di CASINO, un album che segna chiaramente una pietra miliare per la band. Vi lasciamo l’ultima parola: cosa volete dire ai vostri fan, sia storici che nuovi, che stanno per scoprire questo nuovo capitolo con voi?

Grazie a voi! È stato un piacere parlare con voi. Il nostro quarto album CASINO è finalmente fuori, quindi ascoltatelo, sentitevelo addosso, amatelo. Ma, assicuratevi di alzare il volume degli speaker ad almeno 11. Speriamo davvero di poter venire presto in Italia a suonare per voi! Noi svedesi abbiamo bisogno di un po’ di sole, buone pizze e Peroni gelate!

 

 

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