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Symphonic Metal

SEVEN SPIRES: oltre la fortezza, tra oscurità, emozioni e nuove dimensioni sonore

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Con A Fortress Called Home, i SEVEN SPIRES hanno portato avanti il loro personale viaggio attraverso le emozioni più profonde dell’animo umano, trasformando paura, insicurezza, dolore e desiderio di protezione in un universo musicale ricco di sfumature. Un lavoro nel quale symphonic e power metal convivono con elementi progressive, death e black metal, dando vita a un sound capace di passare con naturalezza dalla delicatezza alla più intensa oscurità.

Ora la band torna su questo capitolo con A Fortress Called Home (Master Key Edition), un’edizione speciale che amplia la prospettiva sull’album attraverso versioni strumentali, nuovi arrangiamenti orchestrali e registrazioni dal vivo. Un progetto che permette di ascoltare le composizioni dei Seven Spires da angolazioni differenti, mettendone in risalto tanto la complessità musicale quanto la componente emotiva.

In questa intervista abbiamo parlato con la band del significato delle “fortezze” che costruiamo dentro di noi, dell’equilibrio tra luce e oscurità, dell’importanza di non lasciarsi ingabbiare dai generi musicali e della dimensione live. Abbiamo inoltre cercato di guardare al futuro, con qualche anticipazione sul prossimo capitolo della storia dei Seven Spires e sul desiderio di tornare a raccontare concept più lineari, senza rinunciare a quella componente oscura che ha caratterizzato A Fortress Called Home.

Buona lettura!

 

INTERVISTA:

Prima di tutto, benvenuti sulle pagine di Metalshock.it! È un piacere avervi con noi. Come state e come state vivendo questo nuovo capitolo della vostra storia con l’uscita di A Fortress Called Home (Master Key Edition)?

Grazie mille per averci ospitato! È un momento entusiasmante per pubblicare questa Master Key Edition. È qualcosa che volevamo fare da molto tempo, con queste versioni aggiuntive, le tracce live speciali e tutto il resto. Speriamo che tutti coloro che la ascolteranno possano apprezzarla tanto quanto noi ci siamo divertiti a realizzarla.

A Fortress Called Home esplora l’idea delle “fortezze” che costruiamo dentro di noi per proteggerci dal dolore, dalla paura e dall’insicurezza. Qual è stato il punto di partenza emotivo e concettuale dell’album?

I temi di questo album sono nati in realtà dai nostri primi tre dischi e dalle storie e dai percorsi emotivi che li caratterizzavano. Sebbene quelli fossero racconti più lineari e, per così dire, “abbelliti”, Fortress rappresenta un’esplorazione più profonda, diretta e autentica di questi sentimenti.

Musicalmente, il disco attraversa il symphonic metal, il power metal, elementi progressive e influenze death e black metal. Quanto è importante per i Seven Spires abbattere i confini tra generi diversi?

Per noi è importante fare la musica che vorremmo ascoltare, e siamo appassionati di moltissimi generi, metal e non! Spesso scopriamo che determinate sonorità o stili musicali si prestano particolarmente bene a trasmettere specifiche atmosfere, e ci piace utilizzarli come strumenti nella nostra cassetta degli attrezzi per ottenere il risultato finale che desideriamo.

“Impossible Tower” e “Where Sorrows Bear My Name” mostrano un lato particolarmente oscuro e atmosferico della band, mentre “Emerald Necklace” adotta un approccio più delicato e quasi fiabesco. Quanto è importante il contrasto tra luce e oscurità nella vostra musica?

È un modo interessante di vedere le cose e credo che noi non facciamo una distinzione così netta tra le due dimensioni. Molte delle nostre canzoni più “felici” o “luminose”, in realtà, sono profondamente agrodolci o piene di nostalgia quando si va oltre la superficie. Allo stesso modo, alcuni dei brani più oscuri e pesanti nascondono temi molto positivi e capaci di trasmettere forza, celati dietro questo suono estremamente oscuro e immediato. Per noi è importante rappresentare l’intero spettro delle emozioni umane.

La Master Key Edition include un secondo disco con le versioni strumentali e un terzo disco contenente arrangiamenti orchestrali e registrazioni dal vivo. Cosa vi ha spinto a voler presentare queste diverse prospettive dello stesso album?

È qualcosa che abbiamo sempre voluto fare e, naturalmente, siamo stati ispirati da band come Nightwish o Fleshgod Apocalypse, che hanno pubblicato versioni esclusivamente orchestrali o alternative dei loro brani. Speriamo di poterlo fare ancora in futuro, se l’accoglienza sarà positiva.

È la prima volta che pubblicate ufficialmente degli arrangiamenti orchestrali delle vostre canzoni. Quali sono state le maggiori difficoltà nel trasformare brani già fortemente orchestrati in versioni capaci di reggersi autonomamente attraverso un nuovo approccio sinfonico?

In realtà non è stato affatto difficile, perché i brani sono spesso già orchestrati in modo tale da poter funzionare autonomamente anche senza la band. Qua e là abbiamo aggiunto qualche elemento, soprattutto quando c’è una parte di chitarra o di basso importante per una determinata sezione ma assente nell’arrangiamento orchestrale finale, ma non è poi così diverso!

Il terzo disco contiene anche diverse registrazioni live provenienti da Tilburg e Montréal. Quanto è diverso l’impatto dei Seven Spires sul palco rispetto alle versioni in studio e quali elementi volete trasmettere soprattutto durante uno show dal vivo?

Cerchiamo davvero di riprodurre in modo autentico negli album in studio ciò che siamo dal vivo, quindi idealmente lo spettacolo live è molto simile per atmosfera e beneficia semplicemente dell’energia aggiuntiva del pubblico e di quell’esperienza condivisa. È qualcosa a cui pensiamo anche durante le registrazioni: “Come funzionerà dal vivo?”. Cerchiamo di non esagerare con elementi che non potremmo riprodurre su un palco (a parte, ovviamente, la grande orchestra al completo, che non possiamo portare a ogni concerto, ahah).

Dopo Emerald Seas, Gods Of Debauchery e A Fortress Called Home, quale direzione vorreste esplorare nel prossimo capitolo dei Seven Spires? Ci sono ancora territori musicali che non avete avuto l’opportunità di esplorare?

Stiamo lavorando da un po’ di tempo a nuovo materiale, quindi, senza svelare troppi dettagli, speriamo che il prossimo disco rappresenti una continuazione di ciò che abbiamo costruito negli ultimi album! Ci è mancato un po’ anche realizzare delle storie concettuali più lineari, quindi penso che il prossimo lavoro andrà maggiormente in quella direzione, con una parte di quella brutta oscurità di “AFCH” al suo interno.

Infine, vorremmo lasciarvi completamente la parola: cosa vorreste dire ai lettori di Metalshock.it, ai vostri fan e a tutti coloro che stanno scoprendo i Seven Spires proprio adesso? Utilizzate liberamente questo spazio per saluti, ringraziamenti o qualsiasi messaggio vogliate condividere.

Ciao e grazie per aver letto/ascoltato! Per noi significa moltissimo poter entrare in contatto con voi e siamo entusiasti di poter condividere con voi nuova musica e nuove esperienze dal vivo il prima possibile. Un saluto da parte di tutti noi della band e ci vediamo là fuori! \m/

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