Interviste
SHADY LANE – Oltre il debutto: tra introspezione, narrazione e visione artistica
Nel panorama del metal moderno, dove tecnica e produzione rischiano spesso di prevalere sull’anima, capita raramente di imbattersi in un debutto che riesca a coniugare maturità compositiva, identità sonora e profondità narrativa. È il caso di There and Back, primo album degli italiani SHADY LANE, un concept ambizioso che attraversa geografie reali ed emotive, muovendosi tra Italia e Stati Uniti come un vero e proprio thriller musicale in otto atti.
Nati dall’incontro tra musicisti già noti nella scena metal nazionale – tra cui Salvo Vecchio e Luca Bernazzi (Ivory), Antony Elia e la voce intensa di Roberto Quassolo (Dark Horizon) – gli SHADY LANE si presentano con una proposta che evita le esibizioni fini a sé stesse per dare spazio all’emozione, alla narrazione, alla coerenza stilistica. Il risultato è un lavoro che si muove tra il melodic metal e il progressive rock, evocando nomi come Vanden Plas, Evergrey e Shadow Gallery, ma senza mai perdere originalità e visione personale.
Abbiamo incontrato Salvo e Luca rispettivamente chitarra e basso della band, per approfondire la genesi di There and Back, i suoi temi, le scelte stilistiche, e naturalmente per sbirciare nel futuro di un progetto che – se il buongiorno si vede dal mattino – ha già molto da raccontare.
Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Metalshock.it
“There and Back” è un debutto che colpisce per maturità e coesione: com’è nato il progetto SHADY LANE e cosa vi ha spinti a creare un concept album fin dal primo lavoro?
Salvo: Ciao a tutti e, innanzitutto, grazie sia per la bella recensione che per questa intervista.
Shady Lane è a tutti gli effetti una band, che nasce dalla mia volontà di scrivere musica in direzione più heavy prog. Parlai all’amico Maurizio Chiarello, della Underground Symphony Records, di questa mia intenzione subito dopo l’uscita di Alien Nation degli Ivory e fu lui a metterci in contatto con Roby quando cercavamo una voce adatta al contesto.
Il progressive, secondo noi, è un genere particolarmente adatto ai concept, perché la maggiore libertà delle strutture ritmico/armoniche delle canzoni aiuta l’aspetto narrativo e grandi prog band come Dream Theater, Queensryche, Fates Warning, Rush, Shadow Gallery e i nostrani Eldritch e Athena XIX hanno di fatto scritto grandi concept album che indubbiamente ci hanno ispirato.
Il disco si muove tra l’Italia e gli Stati Uniti, costruendo una sorta di thriller musicale. Qual è la storia dietro questo concept e come avete sviluppato la narrazione tra i brani?
Salvo: Avevo proposto un’idea della storia a Luca confidando nella sua bravura nello scrivere testi e lui ha “progressivamente” sviluppato tutta la storia, sia del part I che del part II.
Luca: Sì, effettivamente il concept narra le vicende di un uomo ordinario, il quale vive un profondo malessere che, crede, sia legato alla routine ed alla vita di città. Cercando di cambiar vita scoprirà una realtà sconvolgente che lo porterà sin negli Stati Uniti alla ricerca della verità e dell’anelata pace.
I brani, quindi, narrano la vicenda del suo viaggio, quello fisico è di fatto un contraltare al suo viaggio interiore!
Avete scelto di evitare l’ostentazione tecnica tipica di certo progressive, puntando invece sulla coesione emotiva. Quanto è stata consapevole questa direzione e quanto è venuta in modo naturale?
Salvo: La melodia e lo sviluppo narrativo della storia erano per noi prioritari, ma da amante anche dello shredding, in ogni canzone ci concediamo anche ampi spazi strumentali nei momenti solisti sia di chitarra che di tastiera, ma circonstanziati, senza che ciò vada ad inficiare la fluidità della canzone stessa. In particolare amo questo tipo di approccio in band come Elegy, Vanden Plas o Shadow Gallery, che pur arricchendo i loro pezzi con splendidi assoli, non intaccano mai la godibilità melodica delle canzoni e provando, nel nostro piccolo, di rifarci ai loro insegnamenti abbiamo cercato di mettere in primo piano sempre la melodia vocale
Il sound del disco è stato paragonato a band come Vanden Plas, Evergrey e Shadow Gallery. Quali sono state le vostre principali influenze, sia musicali che extra-musicali, nella creazione di “There and Back”?
Salvo: E’ un immenso complimento essere accostati ai nomi che citi, grazie! Aggiungo Fates Warning, Symphony X, vecchi Queensryche e Dream Theater, ma parlo di gusto personale, non so se e quanto queste sfumature possano esserci ed emergere nel nostro sound…
Luca: Nel mio caso, in ambito progressive amo i Queensryche ed i Fates Warning, ed era quella la direzione cui speravo infatti si andasse!
Brani come Seasons, Drag Me Into The Nightmare e Shed Light mostrano una grande attenzione all’equilibrio tra potenza e introspezione. C’è uno di questi brani (o un altro) che sentite particolarmente vicino o rappresentativo della vostra identità?
Salvo: a distanza di qualche mese dalla release, il mio brano preferito continua ad essere Seasons, sebbene non sia tra i più immediati
Luca: In effetti abbiamo cercato di prestare molta attenzione a creare la giusta musica, affinchè fosse veramente espressiva per le liriche!
La voce di Roberto Quassolo e le tastiere di Antony Elia hanno un ruolo centrale nel dare profondità e atmosfera al disco. Come lavorate sugli arrangiamenti e sull’interazione tra i diversi strumenti?
Salvo: Essendomi occupato della scrittura delle musiche ho poi lavorato in parallelo con Antony per gli arrangiamenti e ogni volta che mi mandava le parti di tastiera non c’è mai stata un’occasione in cui si dovesse modificare qualcosa. I suoni di tastiera in particolare dovevano essere diversi da pezzo a pezzo per adattarsi alla parte narrativa. E’ un bel modo di lavorare, perché tutto fluisce alla grande ed ognuno è libero di dare il proprio contributo secondo il proprio gusto personale. Idem per Luca, che ha registrato il basso a casa mia ed in più di un’occasione improvvisando la parte on the spot, cogliendo il momento creativo.
Roby poi ha fatto un lavoro egregio, soprattutto tenendo conto del poco tempo che ha avuto, scrivendo grandi parti vocali e registrando arrangiamenti molto raffinati. Tutte le melodie sono opera sua e così sarà anche per il part II.
Aggiungo che gran parte del merito per il sound dell’album va riconosciuto a Mattia Stancioiu che, pazientemente, ha curato il reamping, il mix, il mastering, la creazione del logo e tutto l’artwork interno ed esterno del digipack e che sarà nuovamente coinvolto in tutto e di più sul prossimo!
La scelta di dividere il concept in due atti è sicuramente ambiziosa. Avete già una visione chiara del secondo capitolo? Ci potete dare qualche anticipazione?
Luca: lo story telling è opera di mia; ognuno ha un ruolo spontaneamente definitosi all’interno della band, e ho già scritto tutto il capitolo due. Roberto poi si occuperà dei testi e delle melodie.
Salvo: Dal punto di vista musicale ho già registrato tutte le chitarre guida del prossimo album; ma non abbiamo fretta, questa volta ci prenderemo un po’ più di tempo per completare tutto!
La copertina di “There and Back” ha ricevuto qualche perplessità rispetto alla forza del contenuto musicale. Come avete affrontato l’aspetto visivo del progetto e che importanza attribuite all’immagine in relazione alla musica? Pensate di seguire una direzione diversa per il prossimo capitolo?
Salvo: Rispettiamo ogni parere. E’ una delle rare volte in cui siamo soddisfatti di ogni aspetto inerente il disco, copertina inclusa. L’artwork contiene molti elementi chiave del concept, ed è stato creato materialmente dall’intelligenza umana, non artificiale!!
Colgo l’occasione, grazie alla tua domanda, di aprire una piccola parentesi. Oggi basta dire ad un’app qualsiasi di AI di generare qualcosa e in un minuto si hanno artwork pazzeschi, ma è una scorciatoia di comodo, sebbene almeno per le copertine comprendiamo l’evidente risparmio economico e di tempo e allora nelle mani di un vero artista potrebbe essere complementare al suo lavoro. Però se un giorno l’AI dovesse sostituire anche i musicisti sarebbe la fine di tutto in un contesto, quello musicale, già molto mortificato dal punto di vista commerciale. A cosa servirebbe passare ore ad esercitarsi su uno strumento tutti i giorni, tutta la vita, perché di imparare non si finisce mai, se poi tanto c’è un’app che può fare tutto senza sforzo?! Sarebbe ovviamente demotivante ed antieconomico per le nuove generazioni, che già hanno metabolizzato l’idea distorta che la fruizione della musica sia gratuita… per non parlare dei live. Sicuramente l’AI troverà più nobili e utili scopi, ma per la futura grafica stavamo già ipotizzando di fare qualcosa di differente, moderna ma accattivante…vedremo!
Venite tutti da esperienze musicali importanti nella scena italiana. Quanto ha influito il vostro background pregresso nella definizione del suono SHADY LANE?
Salvo: penso che possano esserci alcune piccole affinità con le ultime cose degli Ivory, o con i Dark Horizon, ex band di Roby; ma lì dove con gli Ivory è predominante l’aspetto hard rock ed un sound più asciutto, negli Shady Lane il sound è più heavy, denso ed indirizzato verso il prog melodico delle band che citavi nella recensione. L’approccio vocale è poi totalmente differente, dando alle due band una netta ed ulteriore divisione dal punto di vista stilistico.
Il panorama del metal melodico e progressive è oggi molto competitivo ma spesso “freddo”. Cosa pensate serva oggi per distinguersi davvero come band?
Salvo: mi duole dirlo, ma, per quello che noto, la differenza la fa non tanto la musica, quanto la bravura delle band con i social! Noi coi social, al momento, facciamo un po’ cacare ahah!!
In ambito prettamente progressive speriamo nel ritorno discografico di alcune delle band che citavamo e che non pubblicano nuovi dischi da molto tempo. Potrebbe riaccendere l’entusiasmo sul genere, come accadde negli anni 90 con l’uscita di capolavori che avevano ognuno un sound diverso, personale e caratterizzante da gruppo a gruppo.
E per concludere, vi lasciamo carta bianca: un saluto, un pensiero, un messaggio libero a chi vi ascolta o vi scopre oggi per la prima volta.
Luca: grazie ancora Metal Shock per il supporto e, a chiunque fosse incuriosito dalla nostra proposta musicale, suggeriamo di dare un’occhiata al lyrics del nostro primo singolo, The City, sperando possiate apprezzare la nostra musica! link: https://www.youtube.com/watch?v=66kuqJ4LSNY




