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Symphonic Metal

MOONLIGHT HAZE – Tra Universo e Anima: il viaggio sonoro dei Moonlight Haze

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Con “Interstellar Madness”, i Moonlight Haze proseguono il loro percorso di crescita artistica, spingendosi oltre i confini del symphonic power metal con una proposta sempre più personale e ambiziosa. Tra suggestioni cosmiche, grande impatto sonoro e una marcata componente introspettiva, l’EP si configura come un viaggio che unisce dimensione emotiva e visione musicale. Abbiamo avuto modo di approfondire con la band la nascita del disco, i suoi significati e le prospettive future: a rispondere alle nostre domande è la vocalist Chiara Tricarico.

 

“Interstellar Madness” è un titolo molto evocativo: cosa rappresenta per voi questa “follia interstellare” a livello personale e artistico?

La follia interstellare rappresenta un modo di percepire e farsi trascinare dall’Arte e dall’ispirazione in modo assolutamente travolgente, sfumando i confini di quello che è reale è quello che invece sono solo pensieri e sensazioni che ci attraversano con grande intensità quasi fino a sembrare tangibili. Di per sé il titolo è praticamente una parafrasi del nome stesso della band dove, analogamente al titolo dell’EP, c’è lo sguardo rivolto al cielo al chiaro di Luna e in cui questa “haze” di riferisce proprio ad uno stato mentale di quasi annebbiamento, dovuto appunto al flusso di pensieri che ci pervadono quando scriviamo nuovo materiale, e questo avviene principalmente di notte. Diciamo che per entrambi ho preso spunto da quello che succede realmente a me e Giulio quando scriviamo nuove canzoni per la band: di solito entriamo entrambi in uno stato mentale molto particolare e iniziamo a scambiarci un vortice di messaggi completamente a ruota libera da cui poi derivano le idee più assurde. Ed è esattamente quello che è successo anche questa volta mentre componevamo il nostro nuovo lavoro, e soprattutto la title track.

L’EP sembra avere un forte concept legato al viaggio interiore oltre che cosmico: quanto è stato importante sviluppare questa dimensione tematica durante la scrittura?

I nostri testi hanno da sempre una componente fortemente introspettiva e anche quelli di “Interstellar Madness”, come giustamente osservavi, non fanno eccezione. Per quanto mi riguarda, tutto ciò ha una rilevanza enorme, perchè attraverso le canzoni riesco ad esprimere e a scoprire parti di me che altrimenti non verrebbero mai fuori in altro modo. Quindi ovviamente per me è una enorme realizzazione quando chi ci segue mi racconta di come siano stati percepiti da loro i testi delle canzoni e di come in alcuni casi li abbiano aiutati a superare determinate situazioni. Devo dire che con questo lavoro credo in alcuni casi di aver osato scavare ancora più in profondità e questo mi ha dato davvero tantissimo anche a livello personale.

Rispetto al precedente lavoro, quali sono secondo voi le principali evoluzioni nel sound e nell’approccio compositivo?

Diciamo che più andiamo avanti e più impariamo cose gli uni degli altri e il nostro modo di lavorare diventa sempre più organico e coordinato, quindi sentiamo che possiamo osare sempre di più. Quindi sicuramente il fatto di aver mantenuto la stessa lineup fin dal primo disco ci ha permesso di evolverci insieme e di andare nella stessa direzione artistica. Dallo scorso disco poi abbiamo iniziato la collaborazione con Sascha Paeth come produttore, e anche lui sta avendo una forte influenza su di noi: Sascha ha davvero una capacità incredibile di farci mettere in evidenza componenti del nostro sound che ci caratterizzano e inoltre ci ha sempre incoraggiati anche a esplorare nuovi lati di noi. Quindi ti direi che più andiamo avanti, più ci sembra che le nostre canzoni ci rappresentino e abbiamo sempre più sicurezza nello sperimentare cose nuove.

La title track è uno dei momenti più ambiziosi del disco: come è nata e quanto tempo avete impiegato per costruirne la struttura così articolata?

Come dicevo nella precedente risposta, come sempre abbiamo voluto spingerci un pochino oltre a quello che avevamo fatto in precedenza. In generale, la nostra regola numero uno è stata fin dall’inizio di scrivere musica che piacesse in primis a noi stessi, quindi quando Giulio (sempre nel cuore della notte, come sua usanza) mi ha mandato la demo di questo pezzo io sono andata completamente in estasi e ho passato la notte sveglia a pensare a come sviluppare il concept del pezzo e tradurlo in un testo che facesse giustizia al fantastico lavoro di composizione che aveva fatto lui. Quindi in realtà, come quasi sempre, il grosso del pezzo è nato in una notte, anche se devo dire che questa volta ho deciso volutamente, data la grande complessità della canzone e delle tematiche, di lasciar sedimentare quello che avevo scritto di getto per poi riprenderlo alcuni mesi dopo: questo mi ha permesso di fare una sorta di “zoom out” rispetto a quello che avevo creato all’inizio e che poi si è semplicemente evoluto e arricchito di nuove sfumature. Però appunto le tematiche principali c’erano già tutte e anche le parti cantate in italiano e in latino sono state scritte abbastanza di getto non appena ho sentito la canzone, non è qualcosa che ho voluto aggiungere in seguito.

La voce di Chiara Tricarico è sempre più versatile e centrale: avete lavorato in modo diverso sulle linee vocali rispetto al passato?

Ti ringrazio, sono contenta che tu abbia apprezzato il lavoro svolto a livello vocale su questo EP. Devo dire che questa volta ho mantenuto molte delle idee di linee vocali così come le aveva scritte Giulio, cambiando davvero poco o niente in alcuni casi: direi che anche questo è un sintomo di quanto ormai anche lui conosce così bene la mia voce da sapere già in anticipo più o meno dove voglio andare a parare. Inoltre, il lavoro di Sascha alla produzione mi ha portata ha cercare soluzioni interpretative più audaci e intense rispetto al passato e devo dire che sono estremamente contenta del risultato.

In alcuni brani si percepiscono influenze più moderne e accessibili: è una scelta consapevole per ampliare il vostro pubblico o un’evoluzione naturale?

Come sempre, noi non ci facciamo troppe domande su quello che potrebbe essere la cosa più “giusta” da fare a livello di risposta, ma seguiamo quello che la nostra “follia” ci suggerisce. Quindi anche pezzi come “We Are Fire”, che per certi versi è davvero molto diverso da quello che facciamo di solito, dal momento che ci convinceva molto, abbiamo deciso di includerlo nel nuovo lavoro. Questo è il motivo principale per cui in “Interstellar Madness” sono comprese canzoni molto dirette e di breve durata, come “Shine” e “Moonlight Legion”, ma anche canzoni molto più particolari e complesse.

L’EP è più breve rispetto a un album completo: lo vedete come un ponte verso un futuro full-length o come un progetto a sé stante?

Diciamo che ultimamente abbiamo davvero tantissime idee in testa e quindi non possiamo negare che alcuni elementi presenti in questo EP siano già un proiettarsi a ciò che verrà dopo…

Le tastiere e gli arrangiamenti orchestrali hanno un ruolo molto importante: come bilanciate questi elementi con la componente più metal delle chitarre?

Abbiamo la fortuna di avere nella band due chitarristi molto solidi, ma allo stesso tempo le tastiere sono sempre state un elemento caratteristico del nostro sound, con tutti quei riferimenti anche a strumenti orientali che tanto amiamo. Quindi semplicemente crediamo che possano coesistere in modo molto organico e che vadano a creare quello che è uno dei nostri trademark.

I testi sono più introspettivi rispetto al classico immaginario fantasy del genere: quanto conta per voi raccontare esperienze personali nella vostra musica?

Come accennavo in una delle precedenti risposte, l’introspezione è proprio il centro dei testi dei Moonlight Haze. Tutto ciò che scrivo viene da un lavoro introspettivo importante e io lo considero proprio come un viaggio spaziale nei meandri della mia mente.

Dopo “Interstellar Madness”, che direzione immaginate per il futuro dei Moonlight Haze? Continuerete su questa linea più sperimentale o tornerete a sonorità più classiche?

Come accennavo, abbiamo già qualche idea in testa, ma come sempre seguiremo ciò che ci suggerirà la nostra ispirazione: quando scriviamo sappiamo sempre da che punto partiamo ma mai dove arriveremo, quindi lo scopriremo anche noi in futuro.

Vogliamo lasciarvi lo spazio per un ultimo messaggio: volete salutare e ringraziare i vostri fan e chi vi supporta?

Certamente vogliamo salutare tutti coloro che ci seguono e che ci hanno seguito fin dall’inizio: credo che il modo più spontaneo in cui ci siamo sentiti di ringraziarli per tutto il supporto che ci dimostrano sia ciò che abbiamo messo nella canzone “Moonlight Legion”, che è dedicata a loro. Non vediamo l’ora di sapere cosa ne pensate del nostro nuovo lavoro “Interstellar Madness”!

Grazie mille anche allo staff di Metal Shock per l’intervista.

 

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