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Power Metal

GARGANT: “Dead Night Defiance” tra epica oscura, fantasy e potenza metal

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Con Dead Night Defiance, i brasiliani GARGANT hanno dato forma a un debutto che unisce la potenza dell’Heavy Metal classico alle melodie epiche del Power Metal, senza rinunciare a sfumature più cupe e aggressive. Pubblicato inizialmente in digitale nel novembre 2025 e rilanciato a livello internazionale grazie all’accordo con Fireflash Records, l’album mette in evidenza l’esperienza dei musicisti coinvolti e una scrittura capace di alternare riff serrati, assoli incisivi e passaggi più atmosferici. Come abbiamo sottolineato nella nostra recensione, brani come “Stormfall”, “Fallen King” e “Sons Of Chaos” mostrano le diverse sfaccettature di una proposta che guarda alla tradizione senza limitarsi a riproporla.

Per approfondire la genesi del disco, le influenze musicali e l’universo visivo che accompagna il progetto, abbiamo parlato con Guilherme Sevens, voce dei GARGANT. Nell’intervista si affrontano anche il lavoro in studio con Caio Mendonça, l’importanza delle atmosfere dark fantasy e il significato di Dead Night Defiance nella storia della band, fino ad arrivare a “Burning Crusader”, brano aggiunto alla nuova edizione dell’album. Ne emerge il ritratto di una formazione che affianca l’impatto del metal tradizionale a un immaginario narrativo personale, con lo sguardo rivolto anche alla possibilità di portare la propria musica dal vivo in Europa e in Italia.

 

Per cominciare, benvenuti su Metalshock.it! Dead Night Defiance è il vostro album di debutto, ma tutti voi avete già una notevole esperienza nella scena metal brasiliana. Quando avete capito che i GARGANT potevano diventare qualcosa di più di un semplice progetto musicale?

Grazie mille per averci ospitato!

Credo che abbiamo iniziato a capire il potenziale dei GARGANT quando ci siamo resi conto di quanto naturalmente le nostre diverse esperienze e idee riuscissero a integrarsi. Ognuno di noi ha un proprio bagaglio musicale, ma fin dall’inizio c’è stata una forte sintonia, sia sul piano musicale sia su quello creativo.

Phill e io abbiamo fondato la band nel 2022 e il progetto ha preso gradualmente forma con l’ingresso di Caio, Leandro e Doc. Fin dall’inizio avevo un’idea molto chiara del tipo di band che volevo costruire, non soltanto dal punto di vista musicale, ma anche per quanto riguarda l’atmosfera, l’identità visiva e la direzione artistica complessiva. Quando abbiamo iniziato a scrivere e registrare, è diventato evidente che i GARGANT avevano una personalità propria.

Non cercavamo di reinventare l’Heavy Metal, ma volevamo unire gli elementi che amiamo e farli nostri. Vedere questa visione prendere forma in Dead Night Defiance e pubblicare ora l’album a livello internazionale attraverso Fireflash Records rappresenta un passo molto importante per noi.

L’album combina Heavy Metal tradizionale e Power Metal degli anni Novanta con influenze più oscure ed estreme. Quali sono stati i principali riferimenti musicali che avevate in mente quando avete iniziato a sviluppare il sound dei GARGANT?

Siamo cresciuti ascoltando molti generi diversi di Metal e credo che questa varietà sia una componente fondamentale del nostro sound. L’Heavy Metal tradizionale è sicuramente alla base della nostra musica. Band come Iron Maiden, Judas Priest e Saxon fanno parte delle nostre fondamenta, insieme al lato più pesante e aggressivo del Metal della fine degli anni Ottanta e degli anni Novanta.

Ho sempre amato l’approccio più oscuro e drammatico di gruppi come Iced Earth, Sanctuary e Fight, così come l’intensità melodica della scena di Göteborg e di alcune delle realtà più estreme del Metal europeo. Mi ha sempre affascinato anche l’atmosfera e la capacità narrativa di determinati dischi.

Quando componiamo, però, non cerchiamo di assomigliare a una band specifica. Queste influenze fanno parte del nostro vocabolario musicale e ogni componente porta qualcosa di diverso. Il nostro obiettivo era creare un sound potente, melodico, oscuro ed epico, senza perdere la schiettezza e l’energia che rendono l’Heavy Metal così entusiasmante.

Dead Night Defiance possiede un’atmosfera molto particolare, con passaggi oscuri, epici e talvolta cinematografici. Quanto era importante per voi creare un’atmosfera capace di andare oltre l’approccio tradizionale dell’Heavy Metal?

Era fondamentale. Per me la musica è sempre stata qualcosa di più di riff e melodie. Amo i dischi che ti fanno sentire come se stessi entrando in un altro mondo, nel quale ogni canzone possiede la propria atmosfera e le proprie immagini.

Gran parte della mia ispirazione proviene dal fantasy oscuro, dal cinema horror, dai fumetti e dalla letteratura. Amo i mondi creati da autori come Michael Moorcock e Robert E. Howard, l’atmosfera de Il Signore degli Anelli e l’immaginario visivo più oscuro di artisti come Guillermo del Toro e Tim Burton. Questi riferimenti finiscono naturalmente per influenzare il modo in cui scrivo i testi, sviluppo le melodie e immagino la componente visiva della band.

Volevo che Dead Night Defiance trasmettesse un senso di grandezza e mistero, senza sacrificare la forza delle canzoni. Gli elementi cinematografici devono essere al servizio della musica, non sopraffarla. Alla fine siamo una band Heavy Metal e riff, voce, batteria e melodie devono reggersi sulle proprie gambe.

Per me il risultato migliore si ottiene quando ascolti l’album e percepisci l’esistenza di un intero mondo dietro la musica, anche senza conoscere le storie o le immagini che lo hanno ispirato.

L’album sembra svilupparsi attorno a un’idea centrale di resistenza, oscurità e confronto, pur non essendo un concept album tradizionale. In che modo questi temi hanno influenzato la composizione e i testi?

Anche se Dead Night Defiance non è propriamente un concept album, le canzoni condividono lo stesso universo e un determinato spirito. Mi piace pensarlo come un nuovo capitolo dello stesso libro, piuttosto che come una storia continua da seguire dall’inizio alla fine.

I temi centrali riguardano soprattutto la resistenza e la lotta per riconquistare qualcosa che è andato perduto. Nei testi è presente una forte componente fantasy oscura, con regni caduti, forze antiche e personaggi che si trovano ad affrontare situazioni spesso più grandi di loro. Dietro queste immagini, però, si nascondono anche idee profondamente umane.

Mi interessa particolarmente l’ambiguità dell’oscurità. Non rappresenta sempre e necessariamente il male, così come la luce non simboleggia per forza il bene assoluto. A volte l’oscurità riguarda il mistero, la paura, l’introspezione o ciò che non riusciamo a comprendere completamente. Trovo tutto questo molto più interessante rispetto a una netta separazione tra eroi e cattivi.

Le canzoni non devono raccontare un’unica storia, ma appartengono tutte allo stesso mondo. Questo conferisce all’album una certa coesione, lasciando al tempo stesso a ogni brano la propria identità.

Brani come “Stormfall”, “Sons Of Chaos” e “Fallen King” mostrano diversi lati della band, dall’Heavy Metal aggressivo ai momenti più epici e atmosferici. Come decidete quando una canzone necessita di velocità, oscurità oppure di un approccio più melodico?

Dipende principalmente da ciò di cui la canzone ha bisogno. Non seguiamo una formula secondo cui ogni brano deve essere veloce, ogni ritornello epico o ogni composizione necessariamente oscura. Sono le idee stesse a indicarci la direzione giusta.

“Stormfall”, per esempio, possiede un forte senso di urgenza e impatto, quindi energia e slancio sono elementi essenziali. “Sons Of Chaos” ha un carattere diverso ed è una power ballad. “Fallen King”, invece, ci offre maggiore spazio per esplorare il lato epico dei GARGANT.

L’aspetto interessante è che questi elementi non si escludono necessariamente a vicenda. Un riff pesante può condurre a un passaggio melodico, mentre una sezione atmosferica può rendere ancora più incisiva la successiva parte aggressiva. Il contrasto è uno strumento compositivo molto importante. Gli arrangiamenti si sviluppano attraverso questo scambio di idee e cerchiamo di preservare ciò che rende speciale ogni canzone, anziché costringerla in una struttura prestabilita.

Caio Mendonça si è occupato di produzione, mixaggio e mastering presso il Tellus Studio insieme alla band. In che modo avere un membro dei GARGANT dietro al banco di produzione ha influenzato il sound finale dell’album?

Avere Caio responsabile di produzione, mixaggio e mastering è stato un enorme vantaggio, perché conosce la band dall’interno. Non è semplicemente una persona che lavora su materiale realizzato da altri musicisti: fa parte del processo creativo e comprende ciò che vogliamo ottenere con i GARGANT.

Caio è anche molto talentuoso e rappresenta una componente importante della nostra scrittura. La sua esperienza musicale gli permette di affrontare la produzione sia da una prospettiva tecnica sia con una chiara comprensione della musica. Insieme a Leandro, che è un eccellente tecnico per le chitarre, oltre che un musicista con grande sensibilità nella definizione dei suoni, lavoriamo tutti insieme finché le canzoni non ci convincono.

Volevamo che l’album suonasse potente e pesante, ma anche organico e dinamico. Le chitarre dovevano avere una presenza forte, la sezione ritmica doveva risultare solida e i passaggi melodici necessitavano dello spazio per respirare. Raggiungere questo equilibrio era fondamentale.

Lavorare insieme rende anche la comunicazione molto più semplice. Possiamo discutere nel dettaglio un arrangiamento o una particolare sonorità, perché siamo tutti coinvolti nella stessa visione. Caio ha avuto un ruolo fondamentale nel tradurre questa visione nel disco finale e il Tellus Studio è diventato una parte importante dell’identità dell’album.

Le chitarre sono uno degli elementi più forti di Dead Night Defiance, grazie a riff potenti e assoli in evidenza. Come lavorate tu e Leandro Carvalho agli arrangiamenti delle chitarre e alla scelta delle rispettive parti?

Caio e Leandro hanno personalità musicali diverse, ma sono entrambi delle vere macchine da riff e melodie. È una delle cose che apprezzo maggiormente nel lavoro delle chitarre dei GARGANT. Caio propone spesso un approccio più pesante e aggressivo ai riff, mentre Leandro possiede un grande istinto per le melodie, le armonizzazioni e gli assoli. Naturalmente, questi ruoli non sono rigidi ed entrambi contribuiscono agli arrangiamenti complessivi.

La cosa più importante è trovare la parte giusta per ogni canzone. A volte un riff necessita che entrambe le chitarre rafforzino la stessa idea, creando un muro sonoro imponente. In altri momenti funziona meglio che gli strumenti si completino a vicenda, attraverso armonizzazioni, melodie contrapposte o differenti schemi ritmici.

Leandro ha una sensibilità melodica particolarmente spiccata e i suoi assoli rappresentano una parte importante dell’identità della band. Amo il lavoro chitarristico che non sembra inserito soltanto per dimostrare abilità tecnica, ma che aggiunge qualcosa alla canzone e ne sviluppa l’atmosfera. Caio ha una mano destra incredibile ed è capace di eseguire pattern ritmici precisi, una qualità che considero piuttosto rara nel mondo del Metal.

In definitiva, gli arrangiamenti devono essere al servizio della musica. Vogliamo chitarre potenti e memorabili, ma anche dotate di un carattere specifico in ogni brano. La combinazione tra la pesantezza di Caio e l’approccio melodico di Leandro ci offre moltissime possibilità.

La vostra musica è accompagnata da una forte identità visiva, ispirata al fantasy oscuro, al cinema, ai fumetti e ad altre forme d’arte. Quanto è importante questo universo visivo per l’identità dei GARGANT? Lo considerate un’estensione della musica stessa?

Assolutamente sì. Sono un grafico oltre che un musicista e ho sempre considerato la musica e l’arte visiva come due facce dello stesso processo creativo. Con i GARGANT ho la possibilità di unire direttamente questi due mondi.

La nostra identità visiva trae ispirazione dal fantasy oscuro, dall’horror, dai fumetti, dal cinema e dal lavoro di artisti che hanno influenzato il mio modo di concepire questo tipo di immagini. Amo il lavoro di persone come Travis Smith e Andreas Marschall, oltre agli universi visivi di artisti e registi capaci di creare qualcosa di oscuro e inquietante senza rinunciare alla bellezza e al senso di grandezza.

Mi occupo delle copertine della band, dirigo e monto i nostri video, quindi posso sviluppare il linguaggio visivo parallelamente alla musica. Questo ci aiuta a mantenere un’identità coerente tra la copertina dell’album, il materiale promozionale, i videoclip e tutti gli altri elementi che accompagnano le nostre pubblicazioni.

Non considero le immagini semplici decorazioni o materiale promozionale da aggiungere una volta terminata la musica. Sono un’estensione della stessa visione creativa. Le canzoni ti fanno percepire questo mondo attraverso il suono, mentre le copertine e i video offrono un altro modo per esplorarlo.

Vogliamo che le persone riconoscano i GARGANT non soltanto dalla musica, ma anche dall’atmosfera e dall’immaginario che li circondano. Questo non significa che tutto debba essere spiegato. A volte lasciare spazio all’immaginazione dell’ascoltatore è la parte più interessante.

Dead Night Defiance è uscito originariamente nel 2025 e ha ora ricevuto una pubblicazione mondiale attraverso Fireflash Records. Che cosa rappresenta questo nuovo capitolo per i GARGANT e quali sono le vostre aspettative rispetto al raggiungimento di un pubblico internazionale più ampio?

Lavorare con Fireflash Records ha offerto all’album una nuova opportunità per raggiungere un maggior numero di ascoltatori in tutto il mondo. Le persone dell’etichetta conoscono la scena Metal e comprendono l’importanza di dare a un disco la presentazione giusta. Siamo anche molto soddisfatti della cura dedicata alle edizioni fisiche. I formati CD e vinile sono una parte importante dell’esperienza per noi ed è bello vedere la stessa attenzione ai dettagli riflessa in questa pubblicazione.

L’edizione fisica include anche Burning Crusader, un brano che abbiamo scritto appositamente per questa uscita. Volevamo che fosse qualcosa di più di una semplice bonus track aggiunta per completare il pacchetto. Un po’ come i contenuti scaricabili aggiuntivi di un videogioco, amplia l’universo di Dead Night Defiance, offrendo agli ascoltatori qualcosa di nuovo da scoprire e aggiungendo un altro capitolo al mondo che abbiamo creato attorno all’album.

Il nostro obiettivo è far conoscere i GARGANT a più persone e costruire un legame autentico con il pubblico. Sappiamo che ci vogliono tempo, costanza e duro lavoro, ma crediamo che questo disco abbia le qualità necessarie per portarci più lontano.

Per concludere, lasciamo a voi l’ultima parola: che cosa vorreste dire ai lettori di Metalshock.it sui GARGANT, Dead Night Defiance e sul futuro della band?

Innanzitutto, grazie a Metalshock.it per averci dato l’opportunità di parlare dei GARGANT e di Dead Night Defiance.

A tutti coloro che hanno già ascoltato l’album, acquistato un CD o un vinile, condiviso la nostra musica o dedicato del tempo a scrivere di noi, grazie per essere parte di questo viaggio.

Se non avete ancora ascoltato il disco, dategli una possibilità e ascoltatelo dall’inizio alla fine. Abbiamo lavorato molto per fare in modo che fosse qualcosa di più di una raccolta di singole canzoni. È un album con la propria atmosfera, la propria identità e un mondo che vogliamo far esplorare alle persone.

Per quanto riguarda il futuro, siamo concentrati sul portare i GARGANT al livello successivo, raggiungere nuovi ascoltatori e portare questa musica sul palco il più possibile. Abbiamo un’idea molto chiara di chi siamo e di ciò che vogliamo fare, e siamo pronti a continuare ad andare avanti.

Mi piacerebbe anche suonare in Italia un giorno. È un Paese con un patrimonio artistico straordinario e condividere il palco con band che mi hanno ispirato fin da quando ero giovane renderebbe quell’esperienza ancora più speciale.

E ai nostri ascoltatori abbiamo dato un nome: Battlechasers!

Avanti, Battlechasers!

Grazie e continuate a mantenere vivo il Metal! Ciao!

 

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