Recensioni
RISEN ATLANTIS – Power to the Past
Frank Beck, voce ben nota ai fan dei Gamma Ray, ha finalmente deciso di mettersi in proprio e mostrare cosa sa fare quando le redini del progetto sono tutte nelle sue mani. Nasce così Risen Atlantis, una nuova band (o forse meglio dire un’alleanza strategica) in cui spiccano anche i nomi di Alessandro Del Vecchio, produttore e tastierista onnipresente della scena melodic rock, e Brett Jones, chitarrista e co-autore di buona parte dei brani.
Il concept dell’album è chiaro sin dal titolo: Power to the Past. Non si tratta però di un’operazione nostalgia fine a sé stessa. L’obiettivo è quello di riprendere lo spirito del power metal classico, quello glorioso degli anni ’80 e ’90, ma con una produzione moderna e qualche apertura al symphonic.
L’inizio è di quelli che non fanno prigionieri. Brani come “Forever Spoken” e “Glory To The Brave” partono con riff affilati, doppia cassa e ritornelli scolpiti nel marmo del power tedesco. Se avete amato Helloween, Gamma Ray, o i primi Edguy, qui troverete pane per i vostri denti. Beck mostra subito una voce energica, versatile, più libera rispetto a quanto fatto nei Gamma Ray. I cori sono ben dosati e la produzione mette in evidenza ogni dettaglio.
“Legacy Divine” è forse il pezzo più “Gamma Ray” del disco, ma non si tratta di semplice imitazione: il groove è solido, i cambi di atmosfera tengono alta la tensione e il ritornello è uno di quelli che ti restano in testa.
Nel mezzo dell’album il focus si sposta leggermente: tastiere e orchestrazioni prendono il sopravvento. Pezzi come “Sea of Tranquility” e “Trapped In Heaven” flirtano apertamente con il symphonic metal, con risultati altalenanti. Personalmente ho apprezzato di più Sea of Tranquility, dove l’epicità orchestrale si sposa bene con l’impostazione vocale di Beck. Trapped in Heaven, invece, pur avendo un bel crescendo, si muove su territori già battuti e non lascia molto dietro di sé. Ballata di mestiere, ma niente di più.
Anche “Mystic Maze” e “No Hell For The Good” fanno parte di quella che definirei la “zona grigia” del disco: arrangiamenti troppo morbidi e meno ispirati, che spezzano il ritmo dopo un inizio fulminante. Capisco il desiderio di variare, ma qui il risultato mi è sembrato meno coinvolgente.
Per fortuna, il finale rialza il tiro. “Lost in Time” riporta grinta e velocità, “A Million Miles Away” pur con un cantato meno memorabile, gioca bene la carta dell’impatto diretto. Ma è con “Power to the Past” e soprattutto “Wrong Destiny” che si torna davvero a sorridere: riff granitici, linee vocali incisive e una produzione che finalmente restituisce tutta la potenza del gruppo.
“Wrong Destiny”, in particolare, è la traccia che più mi ha colpito: una cavalcata in perfetto stile heavy-power, con una melodia trascinante e un Frank Beck in stato di grazia. Il tipo di pezzo che ti fa pensare: “Sì, questo è il motivo per cui ascolto power metal”.
Power to the Past non reinventa la ruota, e nemmeno ci prova. È un disco che omaggia il power metal classico con convinzione, evitando di perdersi in sperimentazioni inutili, ma anche senza nascondere qualche passaggio a vuoto. È evidente che Beck si sia divertito a uscire dai binari dei Gamma Ray, mostrando una versatilità che forse in molti non gli riconoscevano. Del Vecchio e Jones, da parte loro, completano il quadro con arrangiamenti solidi e un sound che funziona.
Non sarà un capolavoro assoluto, ma è un debutto onesto, potente e, a tratti, esaltante. Se siete fan del genere, dateci un ascolto: potreste ritrovarvi a cantare i ritornelli già dopo il primo giro.
Country: Germany
Label: Frontiers Music Srl
Style: Power Metal / Symphonic Metal
Top Song: Wrong Destiny




