Interviste
VINTERSORG – La Forza della Natura in un Album Epico
Dopo otto anni di attesa, i leggendari Vintersorg sono tornati con Vattenkrafternas Spel, un’opera mastodontica che incarna l’essenza più pura e primordiale del metal scandinavo. Con una magistrale fusione di folk metal, black metal e sonorità progressive, ascoltando il disco ci ritroviamo in un viaggio epico attraverso le forze della natura, evocando tempeste, correnti impetuose e antiche leggende con una potenza sonora travolgente.
Un’esperienza immersiva che trascina l’ascoltatore in un mondo di miti, emozioni e atmosfere maestose. Abbiamo avuto l’onore di confrontarci con Vintersorg per scoprire il processo creativo dietro a questo nuovo lavoro, i messaggi nascosti tra le sue note e le prospettive future della band. Ecco cosa ci ha rivelato.
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Dopo otto anni di silenzio discografico, cosa vi ha spinto a tornare con Vattenkrafternas Spel proprio ora? C’è stato un momento specifico in cui avete capito che era il momento giusto?
Ah, sono stati otto lunghi anni pieni di attività con altre band, famiglia, lavoro, ecc. Ovviamente volevamo tornare prima di così, ma la vita ci ha occupati con tante cose. Ho comunque continuato a scrivere canzoni per Vintersorg e anche per altri progetti. Ci è voluto del tempo per ritrovare le condizioni giuste, e poi ci siamo resi conto che il nostro contratto discografico con la vecchia etichetta era scaduto… quindi abbiamo dovuto iniziare la ricerca di un nuovo partner, il che ha richiesto almeno altri 1-2 anni. Quindi, ho sempre scritto, ma la vita mi ha tenuto occupato con altre responsabilità. Alla fine però, siamo tornati con Vintersorg, ed è una benedizione personale.
Il titolo dell’album richiama le forze primordiali dell’acqua. Come avete costruito il concept attorno a questo tema e in che modo si riflette nei testi e nella musica?
La traduzione sarebbe qualcosa come “Il Gioco delle Forze dell’Acqua” ed è incentrato sulle potenze e il concetto dell’acqua in tutte le sue forme: ghiaccio, nebbia, nuvole, neve, acqua corrente, pioggia, ecc. La forza dell’acqua nella natura, che può essere sia fonte di vita che forza distruttrice. Ci sono molti contrasti: dal fluido che ci dà la vita alla bufera che distrugge tutto ciò che trova. Provo a osservare tutto questo da vari punti di vista, sempre in relazione tra l’uomo e la natura. È molto importante per me che il testo corrisponda perfettamente alla musica, quindi tutto è abbinato con precisione e grande cura. I testi sono importanti quanto la musica: dedico la stessa quantità di tempo e cuore a entrambi.
Il vostro stile fonde folk, black, prog e molto altro. Quanto è istintivo e quanto invece è calcolato questo equilibrio tra generi così diversi?
Oh, è tutto fatto con il cuore. Niente di calcolato, direi. Certo, pianifico un po’, per esempio per ottenere una varietà tra i brani e anche all’interno di essi, affinché abbiano parti interessanti e diverse, ma è qualcosa che avviene in modo naturale. Di solito scrivo una canzone intera in una singola sessione di scrittura, e una cosa porta all’altra durante quel processo.
Le voci, come sempre nei vostri lavori, giocano un ruolo centrale. Come lavorate sull’interazione tra le voci pulite e quelle harsh, sia in fase di scrittura che di produzione?
Anche in questo caso, tutto avviene in modo naturale. Amo lavorare con elementi diversi (parti acustiche, parti black metal dure, stile folk, ecc.) ed è questo il marchio di fabbrica di Vintersorg da quasi 30 anni. Quando scrivo una canzone so subito quale tipo di voce usare in ogni parte. Alcuni album risultano più melodici, e questo nuovo disco è pieno di melodie ma ha anche molte parti più dure. Credo che alla fine sia uscito un bel bilanciamento.
Cosa ci potete raccontare della scelta di cantare esclusivamente in svedese? È una decisione stilistica, culturale o emotiva?
Tutte e tre le cose. Amo scrivere e cantare nella mia lingua madre. Mi piace anche farlo in inglese, e infatti lo faccio in altri gruppi in cui suono, e l’ho fatto anche in Vintersorg in passato. Ma mentre lo facevo, sentivo la mancanza di lavorare in svedese, quindi è stata una decisione molto consapevole quella di tornare alla mia lingua con l’album Solens Rötter. Scrivo i testi come poesie in rima, e poterlo fare nella mia lingua è davvero fantastico.
Alcuni brani come “Störtsjö” e “Efter Dis Kommer Dimma” sono stati particolarmente apprezzati. Ci sono tracce che per voi hanno un significato speciale o che ritenete rappresentino al meglio l’album?
Sono brani perfetti per rappresentare le diverse sfumature dell’album, ed è per questo che sono stati scelti, insieme al terzo singolo, “Malströmsbrus”.
L’atmosfera del disco è molto evocativa, tra malinconia nordica e potenza naturale. Quali sono state le vostre principali fonti di ispirazione, musicali o non musicali, durante la scrittura?
Sono un grande amante della natura, passo del tempo all’aperto ogni giorno, e questa è una fonte d’ispirazione enorme. La mia famiglia mi dà molta energia, cerco di essere un buon padre e quella è una missione per la vita. Ma vedere i propri figli crescere e sviluppare una personalità così ricca… già solo quello è un’enorme ispirazione.
La produzione è densa e stratificata, ma mette in grande evidenza la voce. Era una scelta consapevole? E com’è stato lavorare sul mix finale?
Sì, ogni scelta nel mix è stata voluta. Le voci devono avere un ruolo centrale, e gli strati sonori sono come un “muro di suono”, perché la mia mente compone così. Certo, avremmo potuto togliere qualcosa per renderlo più “arioso”, ma questa volta volevamo che suonasse proprio così. Mi piace anche che ci sia un tocco “ruvido” che contrasti con le parti melodiche.
Come si è evoluta la vostra visione musicale rispetto agli esordi? Sentite di essere tornati alle radici o di aver aggiunto qualcosa di nuovo al vostro percorso?
Credo che con ogni nuovo album aggiungiamo qualcosa di nuovo e fresco. Questo disco ha molti tratti distintivi del “vecchio” Vintersorg, ma porta anche nuove prospettive: nel lavoro tonale, nella struttura, negli arrangiamenti e negli strumenti. È comunque un album molto “alla Vintersorg”, con tanta ispirazione folk. Ma ogni nuovo disco è un nuovo capitolo, e voglio sempre mettermi alla prova ed esplorare nuovi lati del mio cervello musicale.
Cosa riserva il futuro per Vintersorg? Dobbiamo aspettarci altri progetti, collaborazioni o magari qualche esibizione dal vivo?
Sì, abbiamo alcuni festival in programma. In realtà stiamo già registrando il prossimo album ma senza fretta, comunque non ci vorranno altri otto anni! C’è anche un nuovo album dei Dimbild in lavorazione, un nuovo album degli Harmdaud, e molto altro ancora. Inoltre, uscirà un cofanetto con la mia vecchia band folk-rock/metal Otyg, con i demo e gli album rimasterizzati. E i demo non erano mai stati pubblicati prima.
E per concludere, a te la parola: c’è qualcosa che vuoi dire direttamente ai tuoi fan o a chi si sta avvicinando ora al mondo di Vintersorg?
Date un’occhiata a questo nuovo album. È una vera avventura, con molte prospettive e angolazioni da esplorare e scoprire. Credo sia un album che durerà nel tempo, perché ha molti strati e sfumature da scoprire.



