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HEARTS ON FIRE – Signs & Wonders è un ritorno che lascia il segno

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A sette anni di distanza dal loro debutto Call of Destiny, gli Hearts On Fire tornano con un nuovo album che non passa inosservato: Signs & Wonders. Un lavoro intenso, raffinato, e ricco di melodie memorabili, che segna una nuova fase nella carriera della band grazie anche all’ingresso di una voce d’eccezione: Mark Boals, noto per le sue collaborazioni con Yngwie Malmsteen e molti altri giganti del rock.

Al fianco di Boals troviamo una formazione solida composta da Jean Funes, Joel Mejía, Eric Ragno e, in veste di ospite al basso, Dennis Ward, che firma anche mix e mastering del disco. Il risultato? Undici brani che spaziano tra hard rock melodico, atmosfere emotive e ritornelli da cantare a squarciagola.

Abbiamo intervistato Jean Funes chitarrista fondatore della band per scoprire come è nato Signs & Wonders, come hanno vissuto il cambiamento nella lineup e cosa riserva il futuro per questo progetto che non ha certo intenzione di fermarsi qui.

 

Sette anni dopo il debutto, tornate con Signs & Wonders e una nuova voce, Mark Boals. Come è nata questa collaborazione e come ha influenzato il sound della band?

Dopo l’album di debutto Call Of Destiny avevamo in programma un secondo disco, ma il cantante Richard Andermyr non poteva più continuare con la band perché aveva firmato un nuovo contratto con un’altra etichetta per il suo gruppo, i Rian, e non avrebbe più potuto partecipare a progetti esterni.

Abbiamo capito perfettamente. Amiamo Richard e siamo molto fortunati ad aver potuto fare musica insieme.

Ma quella situazione ha messo i piani in pausa e ci siamo concentrati su Silent Tiger, con cui abbiamo pubblicato due album.

Nel 2024 ho sentito un progetto melodic rock cantato da Mark Boals e sono rimasto colpito dalla sua voce versatile. È uno dei miei cantanti preferiti di sempre, anche se lo conoscevo solo per i suoi lavori più heavy. Così ho deciso di contattarlo e chiedergli se fosse disponibile a cantare per Hearts on Fire. Ha accettato, ed è stata un’esperienza fantastica.

Ha influenzato il sound della band perché ho iniziato a scrivere i brani pensando alla sua voce, e questo ha cambiato molto l’approccio. Penso che la sua voce si adatti perfettamente ai pezzi.

L’album è stato descritto come un mix potente di hard rock melodico con atmosfere orecchiabili e riflessive. Come siete riusciti a bilanciare queste diverse anime nel vostro songwriting?

Sono elementi che amo nella musica, e ho cercato intenzionalmente di inserire quelle parti atmosferiche e quegli arrangiamenti nei brani. Penso sempre alle tastiere quando scrivo una canzone, perché aggiungono una dimensione in più al suono complessivo. Cerco sempre spazi dove le tastiere possano emergere, e per questo motivo evito di caricare troppo con le chitarre.

Mark Boals è noto per la sua incredibile estensione vocale e presenza scenica. Come avete lavorato insieme per sfruttare al meglio il suo talento?

Sì, assolutamente. È un cantante straordinario e una persona umile. Lavorare insieme è stato facile. Gli ho mandato i brani e le melodie vocali registrate con la chitarra, e lui le ha interpretate con quel tono espressivo e quell’attitudine che portano le canzoni a un altro livello. Per alcune canzoni ho registrato io le melodie vocali e gliele ho inviate, perché era più semplice così.

Ho scritto i brani pensando alla sua voce, e alcune melodie sono volutamente più alte per sfruttare tutto il suo range e creare un album vario.

Ho un profondo rispetto e ammirazione per Mark Boals, e mi sento fortunato ad avere un disco con lui alla voce.

Dennis Ward, che ha curato mixaggio e mastering e ha suonato il basso, è una figura importante nel melodic rock. Che ruolo ha avuto nella definizione finale del suono dell’album?

Dennis Ward è uno dei migliori produttori e musicisti del genere. Il suo sound è molto riconoscibile, sia nel modo di suonare il basso che nel lavoro di mixaggio. Il suo modo di suonare aggiunge moltissimo all’album. I brani hanno una base molto solida e il suo stile si sente in ogni pezzo.

Brani come “Stay In This Moment” e “Collective Mind” sono stati molto apprezzati per le melodie e l’energia. Come nascono le vostre canzoni? Avete un processo creativo particolare?

Grazie! Di solito inizio con una melodia o un ritornello in testa, e da lì costruisco tutto. A volte sto semplicemente suonando in camera e nasce un riff, e da lì parte una nuova canzone. Succede in entrambi i modi.

Poi lavoro sulle melodie delle strofe e delle altre parti (pre-ritornello, bridge ecc.), ma l’aspetto più importante è cercare ispirazione profonda. Le esperienze di vita sono quelle che portano l’ispirazione. Non mi piace scrivere canzoni mettendo semplicemente insieme note e accordi. Ho bisogno di essere ispirato.

Una volta che ho la struttura base di una canzone, la proviamo con Joel (il batterista), decidiamo il tempo e cambiamo alcune parti nella struttura. È lì che nascono gli arrangiamenti.

Joel ed io facciamo insieme gli arrangiamenti di base e “incastriamo” tutto. Abbiamo una grande chimica nel creare musica insieme, ed è fondamentale per far funzionare tutto. Il suo modo di suonare la batteria è solido e ragionato.

Poi mandiamo le idee registrate a Eric (tastiere), e le linee vocali e i testi a Mark Boals.

Alcuni commenti online hanno criticato la produzione e gli assoli dell’album. Come rispondete a queste critiche e qual è la vostra visione della produzione di Signs & Wonders?

Per quanto riguarda la produzione, Dennis Ward ha uno stile ben preciso nel mixaggio: un mix tra moderno e classico, con una potente gamma bassa e un ottimo bilanciamento tra gli strumenti. Siamo molto soddisfatti del suono dell’album. Alcune persone forse hanno aspettative diverse, a seconda di quello che ascoltano. La maggior parte ha elogiato la produzione, ma è impossibile accontentare tutti.

Per quanto riguarda gli assoli, il mio approccio è sempre al servizio della canzone. Sono un chitarrista melodico, non uno “virtuoso” da spettacolo. Cerco di suonare ciò che serve alla canzone e che suona bene in quel contesto specifico. Per me l’assolo è un altro arrangiamento all’interno della canzone, non solo un riempitivo.

In alcuni assoli ho usato uno stile alternative rock, pieno di delay e linee semplici per creare un’atmosfera diversa. Forse questo non rientra nei canoni dell’hard rock per alcuni, ma per me è semplicemente un modo di esprimermi in maniera diversa.

Rispetto totalmente chi non apprezza il mio stile. Ma cerco solo di esprimermi nel miglior modo possibile con la chitarra, e di dire qualcosa, non solo riempire uno spazio con tante note.

Eric Ragno, alle tastiere, aggiunge un’atmosfera molto particolare all’album. Quanto sono importanti le tastiere nel vostro sound e come lavorate sugli arrangiamenti?

Le tastiere sono una parte fondamentale del nostro sound. Non sono solo un’aggiunta. Creo le canzoni pensando sia alla chitarra che alle tastiere, e questo significa lasciare spazio perché possano emergere.

Eric ha fatto un lavoro fenomenale in questo album, così come nel debutto. È molto professionale e riesce sempre a connettersi con lo spirito del brano, creando parti che lo portano a un altro livello. È quella “colla” speciale che tiene tutto insieme.

Il testo di “Blood Moon” e “World Torn In Two” affronta temi intensi e riflessivi. Quanto conta per voi il contenuto lirico nel vostro lavoro?

I testi sono molto importanti per noi e nascono direttamente dall’ispirazione del momento. I nostri pensieri, preoccupazioni, punti di vista sulla situazione attuale del mondo si uniscono per esprimere ciò che sentiamo. Abbiamo qualcosa da dire, e ogni canzone deve avere uno scopo.

Prima di scrivere una canzone, stabilisco un titolo e un tema come guida. Questo aiuta anche a ispirare la musica. Il tema del brano aiuta a esprimere qualcosa anche musicalmente. È un mistero come tutto questo emerga da dentro. È un dono di Dio.

Con un album così ricco di melodie e cori, come riuscite a mantenere freschezza e originalità nel panorama del melodic rock?

È importante lasciare che la canzone prenda forma durante la composizione, senza forzare i tempi. In questo modo le idee maturano e si sviluppano al meglio. Credo che melodie e canzoni debbano nascere dal cuore e da una vera ispirazione. Cerco sempre di esprimere qualcosa di autentico, e penso che questo si senta nell’ascolto.

Quali sono i vostri prossimi passi come band? Avete in programma nuovi progetti o tournée per portare Signs & Wonders al pubblico?

Ci piacerebbe molto portare questa musica dal vivo, e stiamo facendo dei passi in quella direzione, ma non è garantito.

Un altro album? Probabilmente. Lasciamo sempre la porta aperta alle possibilità. Fare musica oggi è sempre più difficile. Ma lo facciamo per passione e per amore. È una gioia creare musica e condividerla con le persone. Speriamo di continuare a farlo in futuro.

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