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UNLEASH THE ARCHERS – Abyss: tra stelle, acciaio e power metal
Nel 2020 gli Unleash the Archers avevano già dimostrato con Apex di poter andare oltre i confini più prevedibili del power metal. Con Abyss, pubblicato il 21 agosto 2020 da Napalm Records, la band canadese non si limita però a replicare la formula vincente del predecessore: prende quella stessa storia e la trasporta in un universo ancora più ampio, trasformando il proprio metal in una sorta di colonna sonora per una saga fantascientifica. Il quinto album del gruppo di Vancouver è infatti il seguito diretto di Apex e prosegue la vicenda dell’Immortale, questa volta proiettandola tra astronavi, vendetta, libertà e conflitti tra bene e male. La curiosità più interessante è che i due album erano stati inizialmente concepiti come un unico grande progetto, ma la band preferì separare la pubblicazione, facendo uscire Apex nel 2017 e completando la storia tre anni più tardi.
Musicalmente, Abyss rappresenta una delle migliori sintesi della proposta degli Unleash the Archers: power metal melodico e tradizionale, heavy metal di scuola classica, qualche incursione nel melodic death e una maggiore presenza di sintetizzatori. Rispetto a Apex, il gruppo appare meno interessato a impressionare attraverso la complessità e più concentrato sulla costruzione di melodie immediate. È un cambiamento che personalmente considero azzeccato, perché permette ai brani di mantenere una notevole profondità senza perdere il carattere diretto che dovrebbe avere ogni buon disco metal.
Il centro di gravità rimane Brittney Slayes. La cantante possiede un’estensione vocale impressionante e su Abyss dimostra di saperla utilizzare con intelligenza: può passare dagli acuti limpidi e poderosi ai registri più morbidi, fino a inserire momenti aggressivi che aumentano il contrasto con le parti melodiche. Al suo fianco i chitarristi Grant Truesdell e Andrew Kingsley costruiscono una fitta rete di riff, armonizzazioni e assoli, mentre Scott Buchanan fornisce una batteria precisa e potente. Un particolare da non trascurare riguarda il basso: Nikko Whitworth aveva lasciato la band prima delle registrazioni e la parte dello strumento fu affidata in studio a Benjamin Arscott.
L’album prende lentamente forma con Waking Dream, introduzione atmosferica che prepara l’ingresso della title track. Abyss è immediatamente uno dei vertici del disco: riff veloci, tastiere dal sapore cinematografico e una Slayes assolutamente dominante. È un brano che riesce a fondere l’epicità del power metal con una sensibilità più moderna, senza scadere nell’eccesso di orchestrazioni che spesso affligge il genere. Through Stars cambia prospettiva e introduce una componente quasi synthwave, altro elemento che dimostra la volontà della band di sperimentare senza perdere la propria identità.
Legacy porta invece la musica verso atmosfere più oscure e dinamiche, mentre Return To Me inserisce con maggiore evidenza le influenze melodic death attraverso le parti vocali più aggressive. Poi arriva Soulbound, uno dei pezzi più energici della scaletta e, a mio giudizio, uno dei migliori esempi di come gli Unleash the Archers sappiano essere moderni senza diventare artificiosi. Il brano accelera, rallenta, alterna melodie e aggressività e lascia alle chitarre lo spazio necessario per colpire.
Con Faster Than Light il gruppo torna a spingere sull’acceleratore, mentre The Wind That Shapes The Land rappresenta il grande affresco dell’album. Oltre otto minuti nei quali power metal, momenti atmosferici, cambi di dinamica e passaggi più epici convivono senza perdere coesione. È probabilmente il brano che meglio rappresenta l’ambizione compositiva del disco e uno dei momenti nei quali la band riesce a trasformare la propria tecnica in vera narrazione musicale. La successiva Carry The Flame introduce una componente più morbida, mentre Afterlife chiude il viaggio con un tono solenne e cinematografico, completando il percorso iniziato con Waking Dream. La tracklist ufficiale comprende dieci brani e supera complessivamente i cinquanta minuti.
Anche la produzione contribuisce alla riuscita dell’operazione. Come già accaduto per Apex, gli Unleash the Archers hanno lavorato con Jacob Hansen negli Hansen Studios in Danimarca. Il suono è potente, pulito e moderno, ma le chitarre non vengono sacrificate in favore della voce o degli elementi elettronici. Sintetizzatori e arrangiamenti servono soprattutto a creare profondità e atmosfera, mentre la sezione ritmica mantiene il necessario impatto metallico.
Un altro aspetto interessante è l’utilizzo, per la prima volta nella storia della band, di chitarre a sette corde per l’intero album. La scelta contribuisce ad ampliare la dimensione sonora del disco, soprattutto nelle sezioni più pesanti, mentre l’inserimento di elementi elettronici permette ai canadesi di differenziare Abyss dal predecessore. La band aveva inoltre cercato nuove influenze durante la fase iniziale della composizione, evitando di limitarsi a ripetere ciò che aveva funzionato su Apex.
A distanza di anni, Abyss continua a funzionare perché non è semplicemente un buon disco di power metal. È un album capace di costruire un proprio immaginario e di far convivere tecnica, melodia, aggressività e atmosfera senza che nessuno di questi elementi sembri fuori posto. Personalmente considero Abyss uno dei lavori più riusciti degli Unleash the Archers proprio per il suo equilibrio: non rinuncia alle radici heavy e power, ma le proietta verso una dimensione più moderna e personale. La voce di Brittney Slayes rimane il marchio più riconoscibile, ma è l’intero gruppo a dimostrare una maturità notevole. Apex aveva raggiunto una vetta; Abyss, coerentemente con il suo titolo, sceglie di guardare dall’altra parte. E scopre che anche nelle profondità c’è spazio per un grande disco metal.
Country: Canada
Label: Napalm Records
Style: Power Metal / Heavy Metal / Melodic Death Metal
Top Song: Abyss




