Power Metal
INVINCIA – echi dal passato e nuove prospettive per il metal finlandese
Dopo aver attirato l’attenzione internazionale con l’EP The Enemy Within, gli INVINCIA fanno il loro debutto sulla lunga distanza con Echoes From The Past, pubblicato il 25 settembre 2026 da Escape Music. Abbiamo incontrato la band per parlare della nascita dell’album, delle sue influenze e del percorso che ha portato il gruppo a sviluppare il proprio sound. Tra melodic heavy metal, power metal e atmosfere più oscure, il disco dimostra una notevole preparazione tecnica, lasciando intravedere una band con ampi margini di crescita e una propria identità ancora in evoluzione. A rispondere alle nostre domande è Joel, che ci racconta qualcosa in più sul presente degli INVINCIA, sulla realizzazione del nuovo album e sui progetti futuri della band.
1. Prima di tutto, benvenuti su Metalshock.it! È un piacere avervi con noi. Avete appena pubblicato il vostro album di debutto, Echoes From The Past. Cosa significa questo momento per gli INVINCIA dopo il percorso iniziato con The Enemy Within?
Grazie Carlo! È un piacere essere presenti su Metalshock. Sì, l’album è finalmente uscito e siamo davvero entusiasti. È stato un processo lungo e interessante: scrivere, provare, registrare e mettere insieme tutto in un unico lavoro che rappresenta l’album di debutto degli Invincia. È una sensazione fantastica tenere il CD tra le mani e sapere quanto lavoro c’è dietro ogni singola canzone. Significa molto per tutti noi.
2. The Enemy Within è stato pubblicato in maniera indipendente e ha ricevuto attenzione da parte di diversi media e stazioni radio internazionali. In che modo la risposta all’EP ha influenzato la scrittura e la registrazione di Echoes From The Past?
Creare il nostro EP è stato un ottimo punto di partenza che ci ha indicato la giusta direzione. Abbiamo ricevuto dei feedback molto positivi, che ci hanno incoraggiato a fare il passo successivo. Naturalmente, l’album completo ha richiesto molto più lavoro. Abbiamo alzato parecchio l’asticella per quanto riguarda produzione, songwriting e registrazione. Ognuno di noi ha lavorato duramente individualmente per dare il massimo e il fatto di non accontentarci mai di qualcosa di semplicemente “abbastanza buono” ha dato i suoi frutti. Alla fine, abbiamo preso 12 ottime tracce e le abbiamo modellate per adattarle al nostro sound e alla nostra espressione musicale.
3. L’album presenta forti richiami al melodic heavy metal classico, con influenze che spaziano da Savatage e Queensrÿche fino a Helloween, Judas Priest e Dio. Come siete riusciti a trarre ispirazione da queste band cercando allo stesso tempo di sviluppare una vostra identità musicale?
A dire il vero, non abbiamo riflettuto molto su questa domanda. Semplicemente ci piace ciò che ci piace e scriviamo le canzoni che vogliamo suonare e ascoltare. Non siamo mai partiti con l’obiettivo di essere unici, ma sicuramente non siamo una band nostalgica. Forse stiamo mettendo alla prova gli algoritmi su ciò che una band di melodic heavy metal dovrebbe suonare nel 2026. In definitiva, voglio che la musica sia interessante e che riesca comunque a raggiungere i fan del metal. Con il tempo, la nostra identità musicale probabilmente diventerà più definita, ma non stiamo cercando di forzarla.
4. Alcuni brani, come “Unite” e “Tonight We Ride”, hanno un carattere fortemente power metal, mentre tracce come “Darkness In Us All” e “Awakening” esplorano territori più oscuri e sofisticati. Questa varietà era qualcosa che avevate pianificato fin dall’inizio?
Sì, come si può sentire, le canzoni dell’album coprono uno spettro molto ampio, passando da brani lenti e pesanti a pezzi più veloci e melodici. Volevo che l’ascoltatore fosse accompagnato in un viaggio. Quindi sì, la varietà era pianificata: volevo che le tracce avessero sapori diversi, per così dire.
5. Kenneth, durante l’album la tua voce copre un’estensione considerevole, passando da parti più basse e oscure a potenti note acute. Come affronti i diversi stili vocali richiesti da brani come “Darkness In Us All”, “Awakening” e “After The Final War”?
Kenneth: Mi lascio sempre guidare da ciò che sento che la canzone richiede e provo un paio di soluzioni diverse, scegliendo alla fine quella che mi sembra funzionare meglio. Anche il compositore può avere un’idea precisa di ciò che vuole, quindi in quel caso cerco di lavorare per realizzare anche la sua visione.
6. Joel e Alexander creano molti dei momenti più memorabili dell’album attraverso riff, linee di chitarra armonizzate e assoli. Come lavorate insieme come duo di chitarristi quando sviluppate gli arrangiamenti e decidete come devono interagire le due chitarre?
Joel: Grazie! Alex scrive degli assoli fantastici e anche un po’ folli, che danno un tocco speciale alle mie composizioni: basta ascoltare “Call of the Wild” o “Act of Insurrection”. Abbiamo stili esecutivi piuttosto diversi, che si completano molto bene. A volte entrambi vogliamo realizzare i nostri assoli sulla stessa parte, ma alla fine generalmente funziona tutto bene. Siamo entrambi fan del metal degli anni ’80, quindi spesso riusciamo a capirci facilmente e senza bisogno di parole, trovando idee per ciò di cui le canzoni hanno bisogno, anche se solitamente sono io ad avere già pronte le melodie e gli arrangiamenti.
Alex: A dire il vero, di solito litighiamo per questo, ahah! Ma scherzi a parte, spesso le idee sono già piuttosto sviluppate nelle demo, quindi generalmente si tratta di decidere chi suonerà quale armonia, riff o assolo. Spesso finisco per occuparmi dell’armonia più bassa, che si adatta molto bene ai nostri stili esecutivi e ai nostri timbri.
Per quanto riguarda gli assoli, la storia è simile: o il compositore sa già quale assolo vuole eseguire, oppure potrebbe averne addirittura registrato uno fantastico nella demo.
Per esempio, volevo davvero suonare il secondo assolo di “Call of the Wild”, ma alla fine è toccato a Joel, ahah. All’inizio, in realtà, non avevo idea di cosa suonare nel primo assolo, poi ho semplicemente deciso di esagerare un po’ con il wah-wah e alcune idee di tapping che avevo già in mente, e alla fine è diventato uno dei miei momenti preferiti dell’intero album.
7. “Edge Of The Universe” introduce il pianoforte e una dimensione più atmosferica, mentre “Time Flies” e “A Wayfarer’s Toast” rallentano il ritmo con un approccio più riflessivo. Quanto era importante per voi inserire questi diversi stati d’animo nell’album?
Queste canzoni creano un bel contrasto rispetto ai brani più incentrati sui riff. Inoltre, in una canzone più lenta i testi hanno maggiore spazio e si può raccontare una storia diversa. “Edge Of The Universe” è stata difficile da scrivere: aveva bisogno del tempo esatto per risultare pesante senza essere troppo lenta, come una ballad.
“Time Flies” e “Wayfarer’s Toast” sono entrambe canzoni melodiche con una sorta di tematica fantasy. Credo che siano entrambe le mie canzoni preferite da suonare dal vivo.
8. L’album è stato mixato e masterizzato da Erik Mårtensson degli Eclipse presso Mass Destruction Production. Cosa ha apportato Erik al sound degli INVINCIA e quali erano le caratteristiche principali che volevate per la produzione finale?
Erik ha dato alle canzoni un sound moderno. Volevamo che l’album avesse una produzione potente e moderna, mantenendo però il classico sound dell’heavy metal. Le tastiere sono state utilizzate per sostenere e ampliare il suono, anziché essere in primo piano, come accade con molte band più recenti. Penso che abbia fatto un lavoro straordinario nel mantenere un buon equilibrio tra gli strumenti e nel rendere il mix compatto e potente.
9. Echoes From The Past è il vostro primo album completo, ma i musicisti della band hanno esperienze e background musicali differenti. Come si è sviluppata la chimica tra voi cinque durante il processo di scrittura e registrazione e cosa avete imparato dalla realizzazione di questo disco?
Sì, abbiamo tutti background ed esperienze musicali differenti. Avevo una visione abbastanza chiara di come dovesse suonare la musica, ma ognuno ha contribuito con il proprio stile a determinare il risultato finale dell’album.
Abbiamo registrato prima la batteria e successivamente, separatamente, basso, chitarre, voce e tastiere. Questo ci ha dato il tempo di registrare seguendo il nostro ritmo, ma è stato anche impegnativo. Abbiamo parlato apertamente per capire se determinate cose funzionassero oppure no.
Jonas ha fatto un lavoro straordinario nel mettere insieme tutto. Abbiamo imparato molto da questo processo, come ascoltare criticamente le varie take e scegliere quelle che contribuiscono meglio alla registrazione vera e propria, arrivando a volte anche a semplificare riff e melodie.
Ora abbiamo davvero tantissime idee su come realizzare il prossimo disco.
10. Infine, quest’ultima domanda è completamente vostra: c’è qualcosa che vorreste dire ai lettori di Metalshock.it sugli INVINCIA, Echoes From The Past, i vostri progetti futuri o qualsiasi altra cosa vogliate condividere con i nostri lettori?
Sì! A tutti i lettori di Metalshock.it là fuori: sappiamo che conoscete bene il vostro metal. La scena è piena di band, ma Invincia si distingue dalla massa. Ascoltate Echoes From The Past, lasciatelo sedimentare e diteci cosa ne pensate: promettiamo di rispondere.
Restiamo in contatto, facciamo un po’ di casino e speriamo di vedervi tutti molto presto!




