Interviste
TERRA ATLANTICA – Solcando i mari del Power Metal
Con “Oceans”, i Terra Atlantica arrivano al loro quarto album in studio e lo fanno alzando le vele verso un sound ancora più ambizioso, cinematografico e immersivo. La band tedesca, da anni impegnata a unire power metal classico, orchestrazioni epiche e narrazione avventurosa, ci porta stavolta in un viaggio sonoro attraverso i sette mari, tra leggende perdute, città sommerse e battaglie epiche.
Abbiamo avuto il piacere di parlare con Tristan, voce e mente creativa della band, che ci ha raccontato la nascita del nuovo disco, l’evoluzione del gruppo e il loro amore per il mare, il fantasy e, naturalmente, il power metal più autentico.
“Oceans” è un viaggio sonoro nei sette mari, tra leggende, misteri e battaglie epiche. Da dove nasce l’idea di costruire un concept così marcatamente piratesco e avventuroso?
Quando abbiamo formato la band nel 2014, sapevamo già che il tema nautico sarebbe stato il nostro concept. Viviamo tutti vicino al mare e ciascuno di noi ha un proprio legame con esso. Inoltre, amiamo tutti film e libri a tema fantasy, quindi è stato naturale combinare questi elementi. Vogliamo anche trasportare questo mondo nella nostra musica, in modo che gli ascoltatori possano davvero sentire ciò che accade in ogni canzone.
Questo è il vostro quarto album in studio. Come vedete l’evoluzione della band rispetto agli esordi, sia a livello musicale che lirico?
Penso che l’evoluzione musicale sia stata molto naturale. Dopo ogni album sapevamo già cosa volevamo migliorare la volta successiva. Ad esempio, nel nostro primo album A City Once Divine non abbiamo registrato cori reali: ognuno cantava la propria parte e alla fine combinavamo tutto. Oggi sappiamo che è molto meglio registrare più cantanti insieme per ottenere un vero effetto corale.
A livello di testi, cerchiamo sempre di trovare le parole giuste per raccontare la storia nel miglior modo possibile. Inoltre, ci assicuriamo di usare anche qualche tipica parola da power metal, perché ci piace troppo, hahaha.
Rispetto ai dischi precedenti, “Oceans” abbraccia con decisione l’immaginario piratesco, ricordando in più momenti band come Alestorm. È stata una scelta istintiva o pianificata a tavolino?
Non possiamo negare che ci piacciano gli Alestorm, haha. Ma, a dire il vero, volevamo continuare la storia di Beyond the Borders. Cerchiamo sempre di fare in modo che l’ascoltatore si senta parte della storia, quindi per Oceans dovevamo usare più elementi musicali “pirateschi”.
Magari la storia successiva si svolgerà su un’isola di draghi… allora tutto potrà cambiare.
La collaborazione con Piet Sielck degli Iron Savior in “Through The Water And The Waves” ha attirato molta attenzione. Com’è nata questa collaborazione e com’è stato lavorare con lui?
Quando è stata scritta quella canzone, era chiaro che volevamo un cantante ospite per la seconda strofa. Ci è venuto subito in mente Piet, e poiché il nostro chitarrista Dawid lo conosceva già grazie alle sue precedenti band Stormwarrior e Paragon, è stato facile mettersi in contatto. Piet ha apprezzato l’idea ed è entrato a far parte del progetto.
Il disco alterna momenti leggeri e “taverneschi” a passaggi più sinfonici e intensi. Come bilanciate queste due anime, senza perdere coerenza nel sound?
La differenza tra i Terra Atlantica e altre band di symphonic power metal è che noi scriviamo prima le canzoni senza orchestrazioni, solo con un po’ di tastiere qua e là. Quando una canzone è finita, la affidiamo a qualcuno che sa come fare gli arrangiamenti orchestrali.
Quindi lavoriamo con un compositore separato per le orchestrazioni, in modo da portare i brani a un livello superiore e dare loro un tocco personale. Questa volta abbiamo collaborato con Daniele Mazza degli Ancient Bards, e siamo davvero orgogliosi del risultato. È per questo che le canzoni si collegano così bene tra loro.
Tra le tracce, “Back to the Sea” spicca per epicità e atmosfera corale. Potete raccontarci qualcosa sul processo di scrittura e arrangiamento di questo brano?
Volevamo realizzare un vero brano veloce in stile Terra Atlantica con doppia cassa come apertura, una perfetta transizione dall’intro. E poiché tutti amiamo i vecchi Rhapsody e Luca Turilli, eravamo sicuri di voler creare una canzone in quello stile come opener. È una sorta di omaggio a quei tempi. Inoltre, quel suono epico si adatta perfettamente alla storia.
L’album ha una produzione curata e una copertina spettacolare firmata da Dusan Marcovic. Quanto è importante per voi l’aspetto visivo e il “mondo” che ruota intorno alla musica?
Avevamo già lavorato con Dusan nel nostro secondo album Age of Steam.
Volevamo collaborare di nuovo con lui perché, secondo noi, è uno dei migliori artisti di copertine in circolazione, e adoriamo il suo stile fantasy.
Quando vedi la copertina, capisci subito che tipo di musica suoniamo — volevamo fosse chiaro. Le persone che amano il power metal, vedendo quella copertina fantastica, devono per forza ascoltarci. E, ovviamente, la maggior parte di loro ci apprezza.
La scena power metal è molto viva ma anche affollata. Cosa pensate vi distingua oggi, e quale credete sia il posto dei Terra Atlantica nel panorama attuale?
Bella domanda!
Il concept dei Terra Atlantica, fin dall’inizio, è stato “rendere di nuovo grande il power metal”.
Significa che molte band moderne di power metal hanno strutture più semplici, batteria con beat da disco e brani mid-tempo. Noi invece vogliamo mantenere vivo lo spirito dell’era d’oro del power metal dei primi anni 2000: doppia cassa veloce, assoli di chitarra folli, grandi cori e storie epiche. Ma cerchiamo sempre di combinarlo con elementi nuovi. Speriamo di conquistarci un vero posto nella scena metal e di riportare quello spirito — magari sui palchi dei grandi festival.
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