Power Metal
AVANTASIA – The Metal Opera Pt. II: 24 anni di un epica senza tempo
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2 mesi fa-
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Carlo Arcana
The Metal Opera Pt. II non è semplicemente il secondo capitolo di un progetto riuscito: è il momento in cui Tobias Sammet dimostra che l’idea di trasformare il power metal in una vera opera a più voci poteva andare ben oltre l’esperimento iniziale. Uscito il 26 agosto 2002 per AFM Records, esattamente 24 anni fa, il disco riprende la storia lasciata in sospeso dal primo The Metal Opera e la porta verso la sua conclusione con dieci brani per quasi un’ora di musica. La data del 26 agosto 2002 è confermata da diverse discografie e cataloghi dell’epoca.
La cosa che ancora oggi colpisce è quanto fosse ambizioso il progetto. Sammet, all’epoca soprattutto conosciuto come cantante degli Edguy, non si limita a scrivere un altro disco di power metal: costruisce un vero cast, assegna un personaggio a ogni cantante e fa dialogare voci completamente diverse all’interno della stessa storia. Accanto a lui troviamo Michael Kiske, Kai Hansen, André Matos, David DeFeis, Rob Rock, Bob Catley, Sharon den Adel, Oliver Hartmann e Ralf Zdiarstek. Sul versante strumentale ci sono Henjo Richter alle chitarre, Markus Grosskopf al basso e Alex Holzwarth alla batteria, con interventi di Jens Ludwig, Timo Tolkki, Frank Tischer ed Eric Singer.
E già qui si capisce perché The Metal Opera Pt. II sia diventato un disco così particolare. Nonostante il numero impressionante di ospiti, non dà la sensazione di una semplice raccolta di nomi famosi messi insieme per attirare attenzione. Le diverse voci diventano veri strumenti narrativi. Michael Kiske porta la sua inconfondibile pulizia melodica, André Matos aggiunge una componente più drammatica, Kai Hansen ha quel timbro immediatamente riconoscibile che sembra fatto apposta per il power metal, mentre David DeFeis e Rob Rock danno ai momenti più solenni un peso quasi teatrale.
Poi arriva “The Seven Angels” e tutto diventa enorme. Oltre quattordici minuti che, ancora oggi, rappresentano il cuore del disco. Non è un brano pensato per essere ascoltato distrattamente: parte, cresce, cambia atmosfera, alterna diverse voci e arriva a un finale monumentale. È praticamente la dimostrazione in musica di quello che Sammet aveva in testa quando ha iniziato Avantasia. Per me è ancora il Top Song indiscutibile dell’album, anche perché riesce a essere epico senza diventare semplicemente lungo.
Dopo un’apertura così impegnativa, “No Return” riporta immediatamente il disco verso un power metal più diretto, mentre “The Looking Glass”, con Bob Catley e Sammet, introduce un lato più melodico e quasi fiabesco. “In Quest For” e soprattutto “The Final Sacrifice” mantengono alta la componente teatrale, mentre “Neverland” offre uno dei momenti più immediati dell’album. Non tutto deve per forza essere gigantesco: è proprio questa alternanza tra accelerazioni, melodie e parti più narrative a evitare che il disco diventi un unico blocco di power metal pomposo.
Tra gli episodi che personalmente continuo a trovare molto riusciti c’è “Chalice of Agony”, dove il confronto vocale tra Matos e Hansen crea una bella tensione, mentre “Memory” prepara il terreno per il finale. E poi c’è “Into the Unknown”, che chiude la storia con un tono più aperto e malinconico, quasi come se dopo tutta quella battaglia restasse finalmente spazio per guardare avanti.
Un aneddoto interessante riguarda proprio la natura del progetto: inizialmente Avantasia era stato concepito da Sammet come una metal opera destinata a svilupparsi in due album, senza l’idea di trasformarla necessariamente in una band stabile o in una realtà da portare regolarmente dal vivo. Il successo dei primi due capitoli avrebbe però cambiato completamente il destino del progetto.
Riascoltato oggi, The Metal Opera Pt. II può naturalmente mostrare qualche ingenuità produttiva rispetto agli standard moderni, e certe orchestrazioni appartengono chiaramente alla loro epoca. Ma sarebbe quasi sbagliato giudicarlo soltanto con le orecchie del 2026. Nel 2002 mettere insieme così tanti protagonisti della scena metal, costruire una storia fantasy e farla funzionare attraverso il power metal era un’idea tutt’altro che scontata. E soprattutto Sammet riuscì a non perdere di vista le canzoni.
A 24 anni dalla sua uscita, The Metal Opera Pt. II rimane quindi un disco importante non solo per quello che contiene, ma per ciò che ha rappresentato. È il punto in cui Avantasia smette di sembrare una curiosa parentesi nella carriera di Tobias Sammet e comincia a diventare qualcosa di molto più grande. Un album teatrale, melodico, ambizioso e pieno di nomi leggendari, ma soprattutto capace di conservare quella spontaneità che spesso manca ai progetti troppo costruiti. Non sarà perfetto, ma quando parte “The Seven Angels” è ancora difficile non lasciarsi trascinare dentro Avantasia.
Country: Germany
Label: AFM Records
Style: Power Metal / Symphonic Power Metal
Top Song: The Seven Angels