Interviste
FRANCO GIAFFREDA E GLI EVIL WINGS – Tra ieri e oggi
La riedizione ampliata con bonus tracks del primo storico disco degli Evil Wings, pubblicata solo pochi giorni fa, è indubbiamente uno degli eventi musicali dell’anno 2025. Ne abbiamo parlato con il cantante e chitarrista della band, Franco Giaffreda, affrontando diversi temi di notevole interesse.
Franco, che effetto fa ripubblicare il vostro primo storico disco? Che cosa provate riascoltandolo oggi e quanto è stato importante per voi?
Siamo davvero felici di aver potuto ripubblicare il nostro primo album, ed il merito va anche al nostro amico e produttore Maurizio Chiarello di Underground Symphony. Per noi è stato un momento magico: all’epoca in Italia non esisteva ancora un vero movimento prog-metal, e ritrovarci tra i primi a spingere in quella direzione è qualcosa che ancora oggi ci riempie d’orgoglio. Riascoltandolo mi accorgo di quante idee avevamo, quanta fame, quanta voglia di spingere al massimo… e pensa che avevamo tutti tra i 22 e i 24 anni!
Siete stati tra i primi gruppi prog metal italiani, ma nel vostro magnifico esordio si percepiva un grande amore anche per il progressive più classico…
Esattamente: infatti, oltre alle nostre influenze metal, che all’epoca potevano essere Mercyful Fate, Dream Theater e Fates Warning, ci rifacevamo molto anche ai primi Genesis, ai Jethro Tull di Bursting Out e ai King Crimson. Il nome stesso della nostra band era un’unione di questi due mondi: l’Evil del Metal e il Wings del sogno Prog.
Dal 1994, nolta acqua è passata sotto i ponti. Come si è sviluppato, da allora, il vostro percorso musicale e quali legami artistici restano vivi con il vostro debutto?
Dopo aver realizzato il primo album, il nostro intento è sempre stato quello di cercare di essere il più originali possibile. Io ho sempre amato i primi Queen proprio per questo motivo: nei loro primi sette album sono riusciti a evolversi di continuo, cambiando pelle, ma restando immediatamente riconoscibili. Ecco, il mio sogno artistico è sempre stato quello: mantenere una propria identità pur spostando ogni volta le coordinate musicali (ovviamente con le dovute proporzioni rispetto ai “mostri sacri”!).
Se guardi il nostro percorso, dopo il nostro primo album abbiamo creato Brightleaf, un lavoro più sognante e progressivo. Tre anni dopo, nel 1999, pur restando ancorati al prog, abbiamo iniziato a inserire elementi più hard rock e più diretti. Colors of the New World è proprio lo specchio di quella fase: un album metà prog e metà hard rock, dove convivono brani come The Secret di diciotto minuti e pezzi più immediati, come Away o la stessa title track.
Poi è arrivato Kite, decisamente più vicino al metal, seguito da Kaleidoscope, che in un certo senso rappresenta la fusione e il coronamento di tutti i capitoli precedenti. Insomma, il desiderio di sperimentare e provare sempre a creare qualcosa di originale e imprevedibile è stato il mantra degli Evil Wings, fin dai primissimi passi. Questa attitudine ce la portiamo dietro ancora oggi: nel nostro brano più recente, Time Has Wings, nella parte centrale abbiamo voluto inserire una citazione diretta a Evil Wings, oltre a richiamare nel testo più di una ventina di nostre canzoni pubblicate in questi trent’anni di carriera (le parole sono sempre state importanti per noi, possono far volare tanto quanto la musica: insieme si sprigionano alchimia e suggestione). Un modo per chiudere un cerchio, ma anche per ricordarci chi siamo e da dove veniamo.
Il prog metal allora, e il prog metal oggi… Quanto è cambiata la scena?
Non saprei darti una risposta definitiva. All’epoca era tutta un’altra storia: era qualcosa di pienamente contemporaneo, anche perché parliamo degli anni ’90, quando band come Dream Theater, Shadow Gallery o Queensrÿche – per citarne qui solo alcune – stavano generando un movimento enorme e molto vivo. Oggi il panorama è completamente cambiato, è un mondo diverso e, per certi versi, molto meno ricettivo rispetto a allora.
È possibile che ci siano band fantastiche in giro, e anzi me lo auguro davvero… ma devo ammettere che non sono più così aggiornato come una volta (anche perchè purtroppo non c’è più un meccanismo selettivo: è impossibile ascoltare tutto quello che offre il mercato!). Anzi, se hai nomi interessanti da consigliarmi, li ascolto molto volentieri!
Più in generale, cosa rappresenta la musica per voi?
Per quanto mi riguarda, la musica mi accompagna da sempre. È una presenza costante, quasi una compagna di viaggio. Mi sono diplomato al Conservatorio e, da lì in avanti, la musica è diventata non solo la mia passione, ma anche il mio lavoro quotidiano, insegnando chitarra. Ascolto musica ogni giorno — davvero, non potrei farne a meno — e ogni volta che riesco a ritagliarmi un momento libero cerco di suonare il più possibile.
Che cosa avete in serbo per il futuro?
Ci piacerebbe davvero tornare a suonare il più possibile, anche se non è affatto semplice di questi tempi. Abbiamo anche il desiderio di registrare un nuovo album nel 2026: è un’idea che ci stimola e che sentiamo molto nostra. In fondo, i nostri sogni non sono mai cambiati: salire sul palco, condividere la nostra musica e continuare a scrivere nuovi brani. La vera meta è sempre stata il viaggio: continuare a muoverci, a creare, a vivere questa avventura con lo stesso entusiasmo degli inizi.
Ti confido che nel 1989 il mio sogno era avere un gruppo di nicchia, ma rispettato e amato da chi ci conosce e forse, almeno in questo, ci sono riuscito.
Ne approfitto per aggiungere, per chi ci segue, l’appuntamento che abbiamo l’11 gennaio 2026 al Legend di Milano: suoneremo alla Prog Winter Night, insieme agli amici dei Limelight (tribute band dei Rush), ai Dream Theory (tributo ai Dream Theater) e a The Giant Baba. Sei invitato e speriamo di vedere tanti appassionati. Ciao a tutti!



