Recensioni
ANDY AND THE ROCKETS – Casino
Dopo anni di tour e palchi consumati sotto le scarpe, Andy & The Rockets premono “reset” e tornano con CASINO, un album che più che un disco sembra un salto nel vuoto fatto a occhi aperti. E atterrano in piedi. Con le chitarre ancora fumanti. È un album che non cerca l’effetto speciale, ma l’effetto reale: amplificatori analogici, incisioni vive, presenza più che perfezione. E si sente. Eccome se si sente.
Il nuovo produttore Erik Mårtensson (Eclipse) ha messo il turbo al motore creativo della band, già acceso a mille da una sessione di scrittura intensissima nell’estate/autunno del 2024. Il risultato? Dodici tracce che suonano come se fossero state scritte per essere suonate dal vivo e vissute sulla pelle. Non c’è filtro, non c’è trucco. Solo suono.
Si parte con “I’m Alive“, un vero pugno in faccia (in senso buono). È un brano che non fa prigionieri: riff rocciosi, ritornello che ti prende alla gola, batteria che pesta come se avesse un conto in sospeso con il mondo. È il pezzo che ti fa dire: “Ok, ci sono dentro”.
Poi arriva “Wild Ones” e cambia tutto. Scritta a quattro mani tra Westgärds e Mårtensson, parte piano, quasi sussurrata, ma poi si apre in un’esplosione emotiva che ti lascia spiazzato. È la canzone che non ti aspetti da una band con queste influenze, e invece… è uno dei momenti più intensi dell’album. Cruda, sincera, potente senza alzare troppo la voce.
Altro punto altissimo è “Cyanide”. Questo pezzo è pura adrenalina emotiva, una corsa fuori controllo verso qualcosa che sai che farà male, ma da cui non vuoi staccarti. La voce è graffiata al punto giusto, il testo (di Andreas Nyström) è una bomba emotiva mascherata da canzone rock. E sì, è vero quello che dicono loro stessi: “da urlare in macchina, finestrini abbassati”. Fatto.
E poi c’è “I’ll Die If You’re Done”, ballata da stadio che riesce a essere potente e vulnerabile allo stesso tempo. Nonostante le ispirazioni dichiarate (Nickelback, Daughtry), non scivola mai nel banale. È uno di quei brani che ascolti a ripetizione quando stai lasciando andare qualcosa o qualcuno e ancora non sai se è davvero finita.
Un altro highlight è “Seven Years of Bleeding”, dove la band mostra i muscoli: riff che spingono, cori trascinanti, energia da vendere. È il pezzo che farà saltare tutto dal vivo, ed è anche un bel manifesto sonoro: Foo Fighters, Volbeat, un tocco di Nickelback, ma sempre filtrati attraverso l’identità dei Rockets.
La cosa più riuscita di CASINO è proprio questa: suona moderno ma ha radici profonde. Senti l’eco di Elvis, Johnny Cash, Rolling Stones, Guns N’ Roses, ma non è un copia-incolla nostalgico. È un rock che guarda avanti, che si evolve senza perdere la sua anima.
Il lavoro di squadra qui è evidente: se Filip Westgärds rimane il cuore pulsante della scrittura, gli altri membri (Ekström, Nyström, Myrbäck) hanno aggiunto sfumature, dinamiche, colore. E grazie anche alla produzione ispirata e “senza scorciatoie” di Mårtensson, ogni brano respira. Niente suona troppo lavorato o plastificato. Si sente il sudore, la stanza, gli strumenti, le mani.
CASINO non è un album perfetto, ma è un album vero. Un disco dove ogni traccia è una scommessa e quasi tutte vincono. I Rockets non hanno paura di sporcarsi le mani, di mettere il cuore in gioco, di rischiare. E alla fine, questo disco è esattamente quello che promette: un’esperienza. Un viaggio. Un ritorno alle radici con lo sguardo fisso sul presente.
Il tour in arrivo non sarà solo promozione: sarà celebrazione. Perché CASINO, più che un nuovo capitolo, è una rinascita.
Altamente consigliato: da ascoltare tutto d’un fiato, magari proprio così, a tutto volume, di notte, mentre guidi verso qualcosa che non sai ancora cosa sia.
Country: Sweden
Label: CMG (Crusader Music Group)
Style: Hard Rock / AOR
Top Song: I’m Alive




