NWOBHM
CLOVEN HOOF – Never A Prophet In Your Own Land
Never A Prophet In Your Own Land sembra quasi il titolo di una vecchia profezia dell’heavy metal: essere ignorati in casa propria, attraversare decenni di cambi di formazione e poi ritrovarsi, nel 2026, con una squadra finalmente stabile e un cantante americano capace di spalancare nuove porte. I CLOVEN HOOF raccolgono questa sfida nel loro decimo album in studio, pubblicato il 25 settembre 2026 da High Roller Records, e lo fanno senza alcuna intenzione di vivere di rendita.
La prima cosa che colpisce è proprio la varietà. Se Heathen Cross aveva puntato maggiormente su atmosfere oscure, pesanti e quasi opprimenti, qui Lee Payne e soci sembrano aver aperto tutte le finestre dello studio per far entrare aria nuova. Il risultato è un disco che passa con naturalezza dal classic heavy metal più diretto alle accelerazioni di stampo US metal, dalle cavalcate NWOBHM alle parentesi più teatrali e settantiane. E, sorprendentemente, tutto questo non dà mai l’impressione di essere un esercizio di stile.
Al centro del meccanismo c’è ancora una volta Harry “The Tyrant” Conklin, ormai perfettamente integrato nell’universo CLOVEN HOOF. La sua voce è una specie di coltellino svizzero del metal: graffia, urla, si fa epica, melodica, minacciosa e persino sorprendentemente calda quando il brano lo richiede. In Terror From The Skies tira fuori immediatamente gli artigli, mentre Conquistador e soprattutto Never A Prophet mostrano il suo lato più solenne e melodico. Ed è proprio qui che si trova una delle chiavi del disco: Conklin mette da parte i riferimenti ai Jag Panzer e si cala completamente nella dimensione dei CLOVEN HOOF, dimostrando di saper valorizzare l’identità della band con una personalità vocale sempre riconoscibile.
E poi arriva Gypsy Roller, che apre una porta nascosta dietro l’amplificatore e ci catapulta negli anni Settanta. Tastiere Hammond, atmosfera da hard rock fumoso, qualche ombra di Rainbow e Deep Purple e un Conklin insolitamente bluesy: una vera sorpresa. Flying Dutchman segue un’altra strada ancora, più misteriosa e teatrale, con le tastiere di Chris Dando che costruiscono un paesaggio quasi esotico sul quale le chitarre possono muoversi liberamente.
Quando invece i CLOVEN HOOF decidono di mettere il piede sull’acceleratore, non c’è bisogno di troppe spiegazioni. Iron Mask è una dichiarazione d’intenti fatta di riff gemelli, ritmica incalzante e un ritornello che sembra nato per essere urlato a un festival. Prodigal Son aggiunge una componente melodica irresistibile, mentre Seven Sacred Wonders riconsegna alla band il passaporto NWOBHM con tanto di timbro ufficiale. Anche Phantom Chaser e The Bigger They Are svolgono egregiamente il proprio lavoro, pur risultando meno sorprendenti rispetto ai momenti più eccentrici del disco.
Il vero lusso di Never A Prophet In Your Own Land è però la stabilità. Lee Payne, Luke Hatton, Chris Coss, Ash Baker, Chris Dando e Conklin formano una macchina ormai ben oliata, e si sente. Le due chitarre lavorano con precisione, il basso di Payne resta una presenza importante e la batteria di Baker mantiene tutto in movimento senza inutili esibizionismi. La produzione è sufficientemente moderna da rendere ogni elemento leggibile, ma non sterilizza quella ruvida personalità britannica che appartiene al DNA della band.
Forse qualche brano avrebbe potuto osare ancora di più e alcuni passaggi restano ancorati a formule familiari. Ma sarebbe ingeneroso chiedere a una band con quasi mezzo secolo di storia di comportarsi come se avesse appena scoperto l’heavy metal. Qui conta soprattutto l’energia con cui i CLOVEN HOOF reinterpretano il proprio passato senza rimanerne prigionieri. Never A Prophet In Your Own Land è un album che mette sul tavolo NWOBHM, US metal, classic rock, epicità e melodia, mescola tutto con una certa dose di sana follia e, soprattutto, dimostra che la vecchia scuola può ancora avere qualcosa da dire. E quando parte Flying Dutchman, personalmente, la profezia sembra tutt’altro che sbagliata.
Country: UK
Label: High Roller Records
Style: Heavy Metal / NWOBHM / US Metal
Top Song: Never A Prophet




