Recensioni
STRYPER – The Greatest Gift of All
Ci sono album che nascono per scuotere, altri per sorprendere, altri ancora per dividere. The Greatest Gift of All, il disco natalizio degli Stryper, appartiene a tutte e tre le categorie allo stesso tempo. Pubblicato il 21 novembre da Frontiers Music, è un progetto che la band si trascinava dietro da anni, richiesto a gran voce dai fan più devoti e temuto dagli ascoltatori più scettici. E ora che finalmente esiste, non si può ignorarlo.
La storica formazione capitanata da Michael Sweet, con Robert Sweet, Oz Fox e Perry Richardson, decide di affrontare il Natale con un equilibrio curioso: metà brani originali, metà classici reinterpretati. Il risultato è un disco costruito con metodo quasi matematico, inedito, classico, inedito, classico, come se gli Stryper volessero dirci: “Sì, siamo consci del rischio, e proprio per questo lo facciamo con ordine”.
Le canzoni originali sono la parte più riuscita e coerente dell’album. La title-track The Greatest Gift of All e la luminosa Still the Light funzionano perché trasportano la formula tipica degli Stryper in un contesto natalizio senza snaturarla. Le melodie ampie, i cori stratificati e i riff squadrati ricordano certe atmosfere alla Trans-Siberian Orchestra, ma senza esagerazioni sinfoniche. La band fa ciò che sa fare meglio: hard rock melodico e diretto, solo filtrato da un velo di spiritualità festiva. Interessante anche la presenza di Reason for the Season, brano del 1985 che qui torna come un tassello perfetto nel mosaico natalizio del gruppo.
Il vero campo minato, inevitabilmente, sta nelle cover. E infatti il disco entra subito nel territorio dove i giudizi si polarizzano: c’è chi trova Silent Night troppo zuccherosa, chi percepisce Little Drummer Boy come un esercizio di stile, chi invece apprezza la trasformazione metallica di Joy to the World e Winter Wonderland. Personalmente, entro in questa categoria: non tutte le reinterpretazioni funzionano allo stesso modo, ma quando gli Stryper trovano la giusta chiave, l’effetto è sorprendentemente piacevole. Winter Wonderland, ad esempio, vive una seconda vita grazie ai riff compatti e a un piglio quasi glam, mentre Go Tell It on the Mountain diventa un inno energico, più energico di quanto chiunque si aspetterebbe da un brano di tradizione religiosa.
Ciò che rende questo album particolare è l’onestà dell’intento. Gli Stryper non cercano ironia, né vogliono trasformare il Natale in un circo metal. Puntano dritti all’essenza del loro percorso: la fusione tra fede e musica pesante, qualcosa che portano avanti da quarant’anni, come dimostrato anche dal recente tour mondiale per When We Were Kings. È un disco che non ha paura di essere ciò che è: dichiaratamente natalizio, dichiaratamente cristiano, dichiaratamente Stryper.
Dal mio punto di vista, The Greatest Gift of All funziona quando lo si ascolta per ciò che vuole essere, non per ciò che ci si aspetta da un album metal tradizionale. Non è un lavoro pensato per convertire i “Grinch” del genere, né per stupire chi assocerà per sempre gli Stryper a To Hell with the Devil. È un disco a tema, con i suoi limiti e le sue intuizioni, ma affrontato con sincerità, competenza e un pizzico di coraggio, perché sì, ci vuole coraggio per metallizzare Winter Wonderland senza scadere nel ridicolo.
The Greatest Gift of All è un album festoso, inconsueto e perfettamente adatto a chi vuole decorare l’albero senza rinunciare ai riff. Un progetto che mostra una band che, anche dopo 10 milioni di album venduti e una carriera da pionieri del Christian metal, trova ancora modi nuovi per divertirsi e sorprendere. E forse è proprio questo il più grande dono di tutti.
Country: USA
Label: Frontiers Music
Style: Christian Metal / Hard Rock
Top Song: The Greatest Gift of All




