Symphonic Metal
KAMELOT – Dark Asylum
I Kamelot sono un certezza. La band guidata da Thomas Youngblood è ormai da anni in cima agli indici di gradimento per quanto riguarda il metal sinfonico più raffinato, grazie ad album che hanno fatto centro nel cuore di un gruppo di fan sempre più crescente. E chi pensava che dopo l’abbandono del forntman Roy Khan la band non sarebbe più riuscita a ripetersi si sbagliava di grosso. Il nuovo corso con Tommy Karevik dietro al microfono arriva al quinto capitolo (contro i 7 di Khan), che conferma i picchi qualitativi dei giorni migliori, pur senza stravolgere un marchio di fabbrica ormai consolidato.
“Dark Asylum” è un ottimo lavoro di power metal orchestrale, con atmosfere gotiche, arrangiamenti finemente cesellati e linee melodiche sempre vincenti. Il disco perfetto? Non proprio, perchè non ci troviamo di fronte ad un capolavoro, ma ad un cd pieno zeppo di belle canzoni. “Ashen World” è l’opener classica, incalzante, con un cupo mood di fondo, che fa da contraltare ad un’apertura ariosa nel refrain. La title track è Kamelot al 100%, con il suo intro sinfonico, mentre ci convince meno il singolo “Sanctuary“, non tanto per l’impianto sonoro, quanto per le incursioni in growl dell’ospite Ignacia Fernandez, abbastanza fini a sé stesse. Rispetto agli ultimi dischi, risulta più brillante il guitar work di Youngblood, sia in fase di riffing che di assolo, mentre come al solito preziose si rivelano le tastiere di Palotai, utili a bilanciare e a donare al sound un’identità ben definita. Ci fa piacere citare la powereggiante “One Last Masquerade“, se non altro per la presenza di Tobias Sammet a duettare con Karevik, in un episodio sulla scia dei successi di Avantasia. Non sono mai stato un fan delle ballad dei Kamelot ed anche in questo frangente i due momenti più intimi risultano piuttosto freddi (“Ivy, My Dear ” e “Beneath the Moon (Tunglið)”), pur nella loro perfezione orchestrale.
“Dark Asylum” è un disco senza punti deboli ed è probabilmente uno dei migliori con Karevik alla voce. Ormai i Kamelot non sono più una sorpresa a livello di songwriting, mantenendo sempre alta l’asticella e davvero inarrivabili nel panorma internazionale di band del genere. Il rovescio della medaglia è che non c’è nessun tentativo di sorprendere l’ascoltatore, ma, sinceramente, a chi gioverebbe? Finchè i risultati, anche a livello di seguito, sono questi non possiamo lamentarci e comprare ad occhi chiusi anche questo disco, nuovo gioiello da aggiungere alla nostra collezione.
Country: International
Style: Symphonic Metal
Label: Napalm Records
Top Song: Ashen World
Top Album: Karma




