Throne Of Thorns riporta gli STRYPER a confrontarsi con la propria storia senza trasformarla in un esercizio di nostalgia. Il diciottesimo album in studio della band californiana, pubblicato il 25 settembre 2026 da Frontiers Music Srl, mostra infatti un gruppo ancora fortemente legato al proprio linguaggio, ma capace di mantenerlo energico e attuale. Heavy metal melodico, hard rock e una spiccata attenzione per le armonie vocali convivono in undici brani nei quali la componente musicale e quella spirituale restano inseparabili.
L’apertura affidata alla title track è già indicativa: riff corposi, batteria incisiva e un ritornello ampio costruito sulle caratteristiche armonizzazioni degli STRYPER. Michael Sweet rimane il principale punto di riferimento, con una voce ancora sorprendentemente potente, capace di passare da passaggi più controllati a note acute che diventano parte integrante dell’identità della band. Al suo fianco Oz Fox offre un lavoro chitarristico ricco di riff e assoli, mentre Robert Sweet mantiene una sezione ritmica precisa e muscolare.
“Here In Your Heart” rallenta leggermente il passo e punta maggiormente sull’impatto melodico, con l’inserimento degli archi a rendere il ritornello ancora più solenne. “Falling” insiste sulle armonizzazioni vocali, mentre “I’m Alright (I’m Okay)” introduce maggiore velocità e una componente più aggressiva. È proprio nei momenti più movimentati che Throne Of Thorns riesce, a mio avviso, a esprimere il lato più convincente degli STRYPER contemporanei: la band non ha bisogno di complicare le strutture, perché sa costruire riff riconoscibili e chorus immediati.
Tra i brani più interessanti emerge “Carry The Flame”, sostenuto da un riff deciso, una batteria particolarmente dinamica e un ritornello che valorizza al massimo le armonie vocali. “Hollywood” aggiunge invece una sfumatura più ruvida, mentre “Ashes To Roses” introduce un contrasto interessante attraverso l’alternanza di chitarre elettriche e acustiche. “Waiting For You” occupa lo spazio della ballata senza risultare fuori contesto, mentre “Alone Again” prova a movimentare la parte finale del disco con una soluzione vocale più particolare.
Il finale con “Shadowbreaker” è probabilmente la scelta più efficace per chiudere l’album: il pezzo accelera, mette in primo piano le chitarre e permette a Michael Sweet di spingere ulteriormente la propria voce. È anche uno dei momenti in cui emerge con maggiore chiarezza il lato più pesante degli STRYPER, quello che negli ultimi anni ha progressivamente guadagnato spazio.
Il limite principale di Throne Of Thorns sta forse proprio nella sua fedeltà alla formula consolidata. Chi cerca una svolta radicale non la troverà qui: alcuni brani condividono strutture e soluzioni melodiche abbastanza vicine e, nella parte centrale, il disco tende occasionalmente a perdere un po’ di mordente. Personalmente, però, considero questa continuità più un elemento caratterizzante che un problema quando la scrittura rimane solida come in questo caso. Dopo oltre quattro decenni di carriera, gli STRYPER scelgono di puntare su ciò che conoscono meglio: riff heavy, grandi melodie, assoli e armonizzazioni vocali, mantenendo intatto il messaggio cristiano che accompagna la loro musica fin dagli esordi. Throne Of Thorns non cerca quindi di reinventare gli STRYPER, ma li presenta ancora una volta nella loro dimensione più riconoscibile e metallica.
Country: USA
Label: Frontiers Music Srl
Style: Christian Heavy Metal / Hard Rock
Top Song: Carry The Flame