Hard Rock
EUROPE – Come This Madness
Mettiamola così: se qualcuno avesse detto agli EUROPE, quarant’anni fa, che nel 2026 avrebbero avuto ancora qualcosa da dimostrare, probabilmente sarebbe stato preso per matto. Eppure Come This Madness nasce proprio da questa sensazione: quella di una band che, pur avendo già scritto pagine indelebili della storia del rock, decide di rimettersi in gioco senza guardare continuamente nello specchietto retrovisore. Il risultato è un disco che non chiede permesso, entra in scena con sicurezza e, soprattutto, suona tremendamente vivo.
Fin dalle prime note di “One On One”, le tastiere di Mic Michaeli costruiscono un’atmosfera quasi cinematografica prima che basso, chitarra e batteria entrino a dare peso alla composizione. Il grande pregio degli EUROPE è quello di non aver mai perso il senso della melodia, e qui lo dimostrano con un ritornello immediato e una produzione enorme, curata da Tom Dalgety e mixata da Mike Fraser. Il suono è moderno, ma non snatura la band.
“The Cult Of Ignorance” è probabilmente uno dei biglietti da visita migliori del disco: riff incisivo, tastiere onnipresenti e un chorus che sembra già pensato per essere urlato dal pubblico. La title track “Come This Madness” cambia invece prospettiva, alternando tensione e aperture melodiche, mentre Joey Tempest affronta le inquietudini della contemporaneità con un’interpretazione intensa. Qui John Norum fa quello che gli riesce meglio: costruisce assoli spettacolari senza mai perdere di vista la canzone.
E poi arriva “This Time Of Year”, che personalmente considero una delle sorprese più riuscite. Una ballad malinconica, elegante, lontana dal semplice esercizio nostalgico, dove il pianoforte e la voce di Tempest diventano protagonisti. È uno di quei brani che crescono lentamente e che, proprio per questo, finiscono per lasciare il segno.
La parte centrale torna a spingere con “In A Different World” e con la più muscolare “Scandinavian Eyes”, dove gli EUROPE mostrano il loro lato più hard e classic rock. Quest’ultima è anche una delle tracce in cui la chitarra di Norum assume maggiore peso, mentre Michaeli riempie gli spazi con tastiere e synth che rendono il sound particolarmente ricco. “Takin’ It Back” è invece il momento in cui la band sembra premere definitivamente sull’acceleratore: riff trascinante, voce aggressiva e un ritornello che resta in testa. Se dovessi scegliere il brano da mettere in cima alla scaletta live, partirei proprio da qui.
La breve “In The Absence Of Grace” introduce una parentesi più atmosferica prima dell’impatto di “The Angels Must Have Flown”, mentre “The Devil’s Back” guarda con maggiore decisione alla tradizione del rock duro, lasciando ancora una volta a Norum spazio per un assolo di grande personalità. In chiusura, “Nothing Can Follow This” riassume bene lo spirito dell’album, alternando momenti raccolti e aperture corali.
Come This Madness, atteso il 25 settembre 2026 per Silver Lining Music, fotografa gli EUROPE in un momento in cui l’esperienza non ha spento la voglia di sperimentare. La band mantiene intatto il proprio DNA, ma lo veste con arrangiamenti più ricchi, tastiere in primo piano, chitarre incisive e una produzione moderna che lascia respirare ogni dettaglio. A rendere ancora più interessante il quadro ci pensano le partecipazioni di Tobias Forge dei GHOST e Mikael Åkerfeldt degli OPETH, presenze che aggiungono due sfumature inattese a un album tutt’altro che prevedibile.
La cosa che mi convince maggiormente è proprio questa: gli EUROPE non sembrano interessati a dimostrare di essere ancora quelli di The Final Countdown. Sembrano molto più interessati a dimostrare di essere ancora gli EUROPE. E, ascoltando Come This Madness, direi che è una differenza tutt’altro che sottile.
Country: Svezia
Label: Silver Lining Music
Style: Hard Rock / Classic Rock
Top Song: Takin’ It Back




