Power Metal
Riot – Unleash the Fire: il fuoco di Mark Reale continua a bruciare
Nel 2014 i Riot si trovavano davanti a una delle prove più difficili della loro lunga carriera: dimostrare di poter esistere ancora senza Mark Reale. Fondatore, chitarrista e principale artefice dell’identità della band, Reale era scomparso nel gennaio 2012, lasciando dietro di sé una storia fondamentale per l’heavy metal americano. Unleash the Fire, pubblicato nell’ottobre 2014 da Steamhammer/SPV, è il primo album della formazione denominata Riot V e rappresenta il tentativo di trasformare una perdita enorme in nuova energia musicale. Non cerca di sostituire Reale, impresa impossibile, ma di dimostrare che il marchio Riot possiede ancora abbastanza forza per guardare avanti.
La decisione di proseguire non era scontata. Per una band così identificata con il proprio fondatore, continuare senza di lui poteva sembrare un azzardo. Mike Flyntz, chitarrista già nei Riot dagli anni Novanta, Don Van Stavern, storico bassista dell’epoca Thundersteel, Frank Gilchriest alla batteria e il nuovo chitarrista Nick Lee decisero però di raccogliere quella pesante eredità. A completare la formazione arriva Todd Michael Hall, cantante dotato di un registro acuto e potente, chiamato a dare una nuova voce al gruppo. L’album uscì il 22 ottobre 2014 in Scandinavia, il 24 in Germania, il 27 nel resto d’Europa e il 28 ottobre negli Stati Uniti e in Canada. Una curiosità riguarda proprio il nome: Unleash the Fire fu il primo lavoro della nuova fase pubblicato come Riot V in diversi mercati, mentre alcune edizioni asiatiche conservarono il nome Riot.
Musicalmente, la band non perde tempo a spiegare le proprie intenzioni. Ride Hard Live Free irrompe con un riff veloce e una batteria aggressiva, mettendo subito in evidenza la combinazione di heavy, speed e power metal che costituisce il DNA della formazione. Le chitarre di Flyntz e Lee alternano riff taglienti, armonizzazioni e assoli, mentre Hall affronta il materiale con una voce squillante e muscolare. Il brano possiede quella miscela di immediatezza e spettacolarità che ha sempre permesso ai Riot di distinguersi.
Metal Warrior spinge ulteriormente sull’acceleratore e mostra il lato più veloce del disco, mentre Fall From the Sky amplia la componente melodica. Hall si rivela uno dei punti di forza dell’album: i suoi acuti sono evidenti, ma non diventano mai un esercizio fine a se stesso. La sua interpretazione dà slancio ai ritornelli e una dimensione epica alle composizioni. Con Bring the Hammer Down la band sceglie invece un approccio più muscolare, costruito attorno a un riff pesante e a un ritornello immediato, mentre la title track Unleash the Fire riassume perfettamente la filosofia dell’intero lavoro, mescolando velocità, melodia e aggressività.
Uno degli elementi più interessanti è il ruolo di Don Van Stavern. Il bassista non è soltanto un musicista tornato nella famiglia Riot: è uno dei protagonisti della fase Thundersteel e contribuisce in maniera importante alla scrittura dell’album. Mike Flyntz è altrettanto centrale sul piano creativo. Insieme costruiscono un ponte tra la storia della band e il futuro, evitando che i Riot V sembrino semplicemente una formazione impegnata a riproporre il passato. Land of the Rising Sun introduce un’atmosfera più solenne, mentre Kill to Survive e Return of the Outlaw riportano il disco verso territori più aggressivi e tradizionali.
Il cuore emotivo arriva nella parte finale. Immortal è inevitabilmente associata alla figura di Mark Reale e porta nell’album una componente malinconica che fino a quel momento era rimasta in secondo piano. Ancora più esplicito è Until We Meet Again, scelto come chiusura e dedicato al fondatore. La scelta è particolarmente efficace: dopo aver trascorso gran parte della scaletta a dimostrare che i Riot possono ancora correre, la band conclude con un saluto al musicista che ne ha costruito l’identità.
La produzione di Bruno Ravel mantiene il suono robusto e moderno senza snaturare l’anima tradizionale del gruppo. Le chitarre sono protagoniste, come è naturale, ma basso e batteria conservano il peso necessario per rendere il disco efficace anche sul piano ritmico. Non tutto raggiunge lo stesso livello d’ispirazione e alcuni brani sembrano più interessati a ribadire la formula Riot che a svilupparla, ma nel complesso la scaletta rimane compatta e coerente.
Unleash the Fire non è Thundersteel, e sarebbe sbagliato giudicarlo esclusivamente attraverso il confronto con i classici della band. È invece un album di transizione riuscito, nel quale musicisti profondamente legati alla storia dei Riot raccolgono un’eredità difficile e scelgono di trasformarla in qualcosa di vivo. Personalmente, il suo merito maggiore è proprio questo: non prova a convincere nessuno che Mark Reale sia sostituibile, ma dimostra che il linguaggio da lui contribuito a creare può continuare a vivere. Il fuoco del titolo, alla fine, non è soltanto quello della musica: è la volontà di una band che, dopo aver rischiato di scomparire, ha scelto ancora una volta di salire sul palco e suonare.
Country: USA
Label: Steamhammer / SPV
Style: Heavy Metal / Speed Metal / Power Metal
Top Song: Ride Hard Live Free




