Power Metal
Hammer King – Kingdemonium: quando il Power Metal torna a brandire il martello
Il power metal non ha sempre bisogno di inseguire innovazione e complessità per risultare efficace: a volte sono la semplicità del riff, un ritornello trascinante e una buona dose di epicità a fare la differenza. Gli Hammer King appartengono senza esitazioni a questa scuola di pensiero e con Kingdemonium, quinto capitolo della loro discografia, pubblicato il 19 agosto 2022 da Napalm Records, consolidano una formula costruita intorno all’heavy metal classico, al power europeo e a un immaginario volutamente magniloquente. Al centro della loro musica continua a esserci l’enigmatico Hammer King, figura mitologica che la band ha trasformato nel filo conduttore della propria produzione, album dopo album.
La formazione tedesca non cerca dunque di reinventare il genere, ma di renderlo il più efficace possibile attraverso riff robusti, melodie immediate e ritornelli pensati per la dimensione live. Rispetto al precedente Hammer King del 2021, Kingdemonium appare più consapevole dei propri punti di forza e presenta una scrittura leggermente più varia, alternando cavalcate veloci, episodi solenni e momenti dalla maggiore impronta atmosferica. La componente epica rimane comunque dominante, così come quella teatralità che permette agli Hammer King di distinguersi all’interno della scena power metal contemporanea.
L’apertura con “Invisible King” chiarisce immediatamente la direzione intrapresa: chitarre aggressive, batteria compatta e la voce potente di Titan Fox V, capace di muoversi tra registri imperiosi e melodie facilmente memorizzabili. Con “Pariah Is My Name” arrivano invece uno dei riff più diretti dell’intero album e un ritornello che sembra costruito appositamente per essere restituito dal pubblico durante un concerto. È uno dei brani in cui la band riesce meglio a trasformare il proprio immaginario in energia pura.
“We Shall Rise” prosegue sulla strada dell’heavy metal anthemico, mentre “Live Long, Die Nasty” introduce un’attitudine più scanzonata e battagliera. È proprio questa alternanza tra serietà epica e spirito goliardico a rendere riconoscibile il gruppo: gli Hammer King non hanno paura di esagerare, né di utilizzare tutti gli stereotipi più amati del genere. “The 7th of the 7 Kings” sposta invece l’attenzione verso atmosfere più solenni, prima che la title track “Kingdemonium” riassuma in pochi minuti la filosofia dell’album con riff potenti, cori e un refrain immediato.
Tra gli episodi più interessanti troviamo anche “Other Kingdoms Fall”, caratterizzato da un’impronta maggiormente epica, e “The Four Horsemen”, che sviluppa progressivamente la propria intensità. Il finale è affidato alla lunga “Age Of Urizen”, brano di oltre sette minuti che rappresenta uno dei momenti più ambiziosi del disco e permette alla band di uscire, almeno parzialmente, dagli schemi più immediati del power metal.
Un elemento particolarmente significativo è la presenza di Ross “The Boss” Friedman in “Guardians of the Realm”. Lo storico chitarrista dei Manowar non è un semplice ospite di prestigio: il suo coinvolgimento assume un valore quasi simbolico considerando il passato di Titan Fox V come cantante dei Ross the Boss. Il collegamento con la tradizione del true metal diventa così ancora più evidente e contribuisce a rafforzare il carattere old-school dell’album.
Sul piano produttivo, Kingdemonium è stato realizzato dagli Hammer King insieme a Titan Fox V, registrato da Charles Greywolf presso lo Studio Greywolf e affidato per mix e mastering a Jacob Hansen degli Hansen Studios. L’artwork è stato invece curato da Péter Sallai, artista già noto nell’ambiente metal per il suo lavoro con numerose formazioni internazionali. In formazione troviamo Titan Fox V alla voce e chitarra, Gino Wilde alla chitarra, Günt von Schratenau al basso e Dolph Aidan Macallan alla batteria e ai cori, con Ross The Boss come ospite.
Un aspetto interessante è anche la rapidità con cui arrivò questo quinto capitolo: Kingdemonium fu pubblicato poco più di un anno dopo Hammer King, segnale di una band evidentemente intenzionata a sfruttare il momento favorevole e a mantenere alta la propria presenza sulla scena. Il risultato è un disco che non pretende di cambiare le regole del power metal, ma che le conosce molto bene e le utilizza con convinzione.
Alla fine, Kingdemonium funziona proprio perché non nasconde le proprie intenzioni. È un album muscolare, melodico, epico e apertamente legato alla tradizione, pensato più per far battere il pugno sul tavolo che per sorprendere l’ascoltatore con soluzioni imprevedibili. Qualche passaggio indulge inevitabilmente nei cliché del genere, ma gli Hammer King possiedono sufficiente personalità per trasformare questi elementi in parte integrante del proprio marchio. Tra tutti i brani, la title track rimane a mio avviso la sintesi più riuscita della loro proposta: “Kingdemonium” concentra riff, melodia, cori e teatralità in una formula tanto semplice quanto efficace. Un disco destinato soprattutto a chi nel power metal cerca ancora quella dimensione celebrativa e genuinamente metallica fatta di grandi ritornelli, chitarre e mitologia.
Country: Germania
Label: Napalm Records
Style: Heavy / Power Metal / True Metal
Top Song: Kingdemonium




