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HELLOWEEN – The Dark Ride: il viaggio nel buio di una band che ha guardato dentro se stessa

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C’è un momento, nella vita di ogni band longeva, in cui la necessità di evolversi si trasforma in un salto nel vuoto. Per gli Helloween, quel momento arrivò il 30 ottobre 2000, con l’uscita di The Dark Ride, un disco che non solo riscrisse il linguaggio del power metal, ma mise in discussione la stessa identità della band che lo aveva fondato. Fino a quel momento, i “pumpkins” tedeschi erano stati sinonimo di ottimismo melodico, di energia positiva e corale; ma all’alba del nuovo millennio, qualcosa nel loro universo cominciò a incrinarsi. Dietro le quinte si respirava tensione, i rapporti fra Michael Weikath, Roland Grapow e Uli Kusch si facevano sempre più tesi, e il desiderio di esplorare un suono più duro, più introspettivo, prese lentamente il sopravvento.

Prodotto da Roy Z (celebre per il suo lavoro con Bruce Dickinson e Rob Halford) insieme a Charlie Bauerfeind, The Dark Ride nacque in un clima di contraddizioni: un album cupo creato da una band che non aveva mai smesso di sorridere. Weikath, da sempre il custode dello spirito “classico” di Helloween, non era pienamente convinto della direzione intrapresa, mentre Deris, Grapow e Kusch volevano spingersi oltre, contaminando il power metal con atmosfere moderne, quasi industriali in alcuni passaggi. L’ironia beffarda del gruppo si tingeva così di nero, e la zucca, simbolo di leggerezza e divertimento, si trasformava in una lanterna che rischiarava il buio dell’anima.

L’apertura con Mr. Torture è un perfetto inganno: un brano veloce e travolgente, ma dal testo sadico e grottesco, che nasconde sotto la superficie la follia e la sofferenza del personaggio che descrive. Subito dopo, All Over the Nations riporta momentaneamente alla luce lo spirito epico di Better Than Raw, ma già con Escalation 666 si entra in territori inquieti, tra chitarre taglienti e un ritornello quasi apocalittico. Mirror Mirror gioca con la dualità, mentre If I Could Fly, pubblicata come singolo, mostra il volto più vulnerabile di Andi Deris: una ballata sincera, quasi catartica, che parla del desiderio di liberarsi dalle proprie gabbie interiori. The Departed (Sun Is Going Down) e la monumentale title track finale sono invece il manifesto dell’oscurità: un viaggio psicologico che si avvolge su sé stesso, culminando in un finale sospeso tra disperazione e speranza.

Gli aneddoti attorno alla lavorazione dell’album raccontano di una band divisa. Weikath avrebbe dichiarato in seguito di aver “odiato” parte del materiale e di aver avuto poco controllo sul processo creativo, mentre Kusch e Grapow spingevano per un suono più contemporaneo, ispirato dai lavori di Nevermore e Savatage. Durante le sessioni, pare che Roy Z abbia incoraggiato Deris a scavare più a fondo nella propria interpretazione vocale, portandolo a registrare take più grezze e emotive del solito, una scelta che conferisce al disco quel senso di sincerità tormentata che lo distingue da tutto ciò che gli Helloween avevano fatto prima.

Il tour che seguì fu trionfale ma segnato da attriti insanabili. Alla fine del 2001, Grapow e Kusch vennero allontanati dal gruppo, ufficialmente per divergenze creative. Pochi mesi dopo, i due fondarono i Masterplan, portando con sé proprio quella visione sonora più moderna che The Dark Ride aveva solo accennato. Per gli Helloween, invece, fu l’inizio di una nuova fase, culminata nel più spensierato Rabbit Don’t Come Easy (2003), quasi come se la band avesse avuto bisogno di riemergere alla luce dopo aver affrontato i propri demoni.

Col senno di poi, The Dark Ride è un’opera unica nel catalogo degli Helloween: né completamente fedele al power metal classico né del tutto sperimentale, ma un equilibrio fragile e affascinante tra rabbia e malinconia, tecnica e introspezione. È il disco in cui le zucche hanno smesso di ridere per guardarsi allo specchio, scoprendo che anche la leggenda del metal europeo poteva sanguinare, dubitare, e provare paura. Venticinque anni dopo, quelle note risuonano ancora come una confessione sincera, un atto di coraggio e vulnerabilità che continua a illuminare, proprio come una lanterna accesa in una notte senza fine.

 

Data di uscita: 30 ottobre 2000

Genere: Power metal

Etichetta: Nuclear Blast

Origine della band: Germania

 

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