Neoclassical Heavy Metal
JOE STUMP – Lords of the Strings
Dodici tracce, nessuna voce e un uomo deciso a dimostrare che sei corde possono bastare per costruire un intero universo musicale. In Lord of the Strings, Joe Stump non cerca di rendere la chitarra più accessibile: la spinge al limite, la fa correre, ruggire e talvolta respirare, trasformandola nell’unica vera protagonista di un viaggio tra metal classico, suggestioni neoclassiche e virtuosismi estremi. Pubblicato il 16 ottobre 2026 da Silver Lining Music, l’album mette subito in chiaro le proprie ambizioni, ma solleva anche una questione inevitabile: quanta tecnica serve davvero per lasciare il segno, quando ogni nota sembra voler dimostrare qualcosa?
“Full Throttle” apre le danze senza concedere tregua. Riff aggressivi, melodie di derivazione classica e assoli lanciati a velocità impressionante definiscono subito il carattere del lavoro. È un brano che mette in mostra la personalità più esplosiva del chitarrista, con un’attitudine heavy metal che guarda alla tradizione senza rinunciare a una produzione moderna. Anche “Hyperbolic” e “Highly Combustible” insistono su questa combinazione di precisione e potenza, dimostrando quanto Stump sappia controllare ogni passaggio. Il rischio, tuttavia, è dietro l’angolo: quando le note si accumulano senza lasciare abbastanza spazio alla melodia, l’ascolto può trasformarsi in una prova di resistenza anche per chi apprezza il genere.
Per fortuna, Lord of the Strings non vive soltanto di velocità. “Playing with Fire” recupera il linguaggio del metal classico con riff incisivi e una struttura più riconoscibile, mentre “In the Hall of the King” mette in evidenza il lato più espressivo del musicista. È proprio in questi momenti che, personalmente, trovo Stump più convincente: la tecnica acquista valore quando sostiene un’idea musicale, anziché diventare il fine ultimo della composizione. Le influenze neoclassiche sono evidenti, così come il legame con la scuola di Yngwie Malmsteen, ma Stump aggiunge un approccio più ruvido e legato al rock pesante, che contribuisce a distinguere il disco da una semplice imitazione.
Interessante anche la parentesi acustica, introdotta da “Den of Vipers Intro” e sviluppata in “Den of Vipers”, mentre “Leipzig 1722” offre un’atmosfera più raccolta, nella quale il fraseggio lascia emergere sfumature che la continua aggressività delle tracce elettriche tende a nascondere. “Eternity of Darkness” torna invece su territori più cupi, con passaggi serrati che ampliano la tavolozza sonora dell’album. La conclusiva “Storming the Castle” chiude il percorso mantenendo alta la tensione e rispettando la natura spettacolare dell’intero progetto.
La produzione, curata da Stump insieme a Francisco Palomo, valorizza l’attacco delle chitarre e la nitidezza delle esecuzioni. Il limite più evidente riguarda però la programmazione della batteria: pur svolgendo il proprio compito, non sempre restituisce la dinamica e l’interazione di una sezione ritmica suonata dal vivo. Inoltre, alcuni brani finiscono per assomigliarsi, rendendo la tracklist meno varia di quanto la qualità tecnica lascerebbe sperare.
Lord of the Strings è dunque un album solido, destinato soprattutto agli appassionati di chitarra elettrica e metal neoclassico. Joe Stump dimostra di possedere ancora una notevole padronanza dello strumento, ma sono i momenti in cui rallenta e lascia parlare la melodia a rivelare il suo lato più interessante. Pur puntando tutto sulla tecnica e sulla velocità, Lord of the Strings finisce per riproporre soluzioni già note, lasciando un po’ di spazio in meno alla varietà e a quelle sorprese che avrebbero potuto rendere il disco più incisivo
Country: USA
Label: Silver Lining Music
Style: Neoclassical Heavy Metal / Shred / Instrumental Metal
Top Song: In the Hall of the King



