Power Metal
DRAGONLAND – Prophecies
7 dischi in 25 anni di carriera sono un po’ pochini, ma a tutto c’è una spiegazione. I Dragonland, infatti, dopo un inizio di carriera piuttosto prolifico, sono andati hold-on per oltre 10 anni, facendo perdere le proprie tracce. Poi, all’improvviso, nel 2022 ecco il ritorno sulle scene, con l’ottimo “The Power of Nightstar” a ridare lustro ad una band che nei primi anni 2000 era stata tra le portabandiera del power metal made in Scandinavia. La musica proposta da Jonas Heidghert e soci non è mai stata sempre uguale a sé stessa, partendo da un epic power per un paio di cd, passando ad un symphonic metal più strutturato nelle uscite successive (il capolavoro “Astronomy”), fino a chiudere la prima parte di carriera con l’interlocutorio “Under The Grey Banner”. C’era quindi grande curiosità per il nuovo “Prophecies“.
Le 11 song che vanno a comporre l’album, rispetto al predecessore, sono maggiormente dirette, orecchiabili nelle linee vocali e più asciutte negli arrangiamenti. Si parte con “The Prophecy Unfolds“, che con i suoi synth elettronici, non mi ha colpito particolarmente, tra Dragonforce e lo stile delle band del tastierista svedese Richard Andersson (chi si ricorda gli Space Odyssey e i Time Requiem?). “Rolling Waves” è vicina al pomp rock, con le sue atmosfere zuccherose, mentre “Survival of Mankind” è la copia carbone dell’opener. Non ho apprezzato la formula compositiva adottata in più di una occasione, dove il pezzo parte a 1000 e poi c’è una discesa di dinamica nella strofa, per poi crescere di nuovo nel refrain. Davvero troppo abusata nel corso di “Prophecies”. I Dragonland dimostrano comunque nel corso del disco di saper ancora scrivere buona musica, come in “The Perfumed Jungles of Chrysantion“, più particolare nella struttura e nelle orchestrazioni sopraffine. La seconda parte dell’album è più centrata e ci regala almeno 2 o 3 gemme preziose, in cui i nostri fanno centro pigiando il piede sull’acceleratore (“Glory and Gold” e “The Call of the Wild“).
“Prophecies” non è sicuramente il capolavoro dei Dragonland, ma resta ugualmente un disco da avere per i fan della band. All’interno del platter, come detto più immediato e destinato ad acchiappare al primo ascolto, sono presenti alcuni brani dove emerge la classe cristallina degli svedesi, che ha permesso di restare sulla cresta dell’onda fino ad oggi. Il lavoro è destinato maggiornemente al pubblico medio dei giorni nostri e, presumibilmente anche in sede live, i Dragonland avranno la possibilità di ampliare la propria fan base.
Country: Sweden
Label: Scarlet Records
Style: Power metal
Top Song: The Call of The Wild
Top Album: Astronomy



