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NEON RIDER – Keepers Of The Flame

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C’è un momento, in certi dischi, in cui il presente sembra incepparsi e dalle casse riemerge un mondo fatto di giacche di pelle, luci al neon, chitarre scintillanti e ritornelli da cantare a finestrini abbassati. Keepers Of The Flame dei NEON RIDER vive proprio in questo spazio sospeso, ma non si limita a lucidare i ricordi di un’epoca irripetibile. Pubblicato il 23 ottobre 2026 da Pride & Joy Music, il secondo album della formazione argentina prova a rimettere in circolo l’energia dell’AOR e del melodic hard rock attraverso dodici canzoni costruite attorno a melodie immediate, riff robusti e cori generosi. La novità più importante riguarda la formazione: Marcos Nieva Green lascia la chitarra per assumere il ruolo di cantante, mentre Hernan Cattaneo si occupa da solo delle sei corde, affiancato da Daniel Bravo al basso e Pablo Ureta alla batteria. Un cambio che rende la proposta più diretta, pur senza stravolgerne le coordinate stilistiche.

“Drowning In Shallow” spalanca la porta senza troppi convenevoli: riff incisivi, ritmo serrato e un ritornello che punta subito alla memoria dell’ascoltatore. “Higher” e “Helluva Ride” proseguono sulla stessa strada, con quella combinazione di potenza e leggerezza che ha reso immortali certe produzioni degli anni Ottanta. Qui i NEON RIDER sanno come muoversi: non cercano soluzioni complicate, preferiscono costruire brani capaci di conquistare attraverso la melodia. E quando il ritornello funziona, come accade in diversi passaggi, la formula mantiene intatta la propria efficacia.

La voce di Nieva Green rappresenta però una variabile interessante. Il suo timbro è riconoscibile e possiede una buona spinta, anche se non necessariamente risulta immediato per tutti. Personalmente, trovo che la sua interpretazione dia il meglio nei momenti in cui può distendersi sulle melodie, senza dover competere con arrangiamenti troppo affollati. Cattaneo, dal canto suo, dimostra di saper sostenere il disco tanto con riff energici quanto con assoli ben calibrati, evitando di trasformare ogni brano in una dimostrazione tecnica.

Il cuore dell’album batte forte in “Those Times Are Now Over”, dove il gruppo trova un equilibrio convincente tra nostalgia e intensità emotiva. “Keepers Of The Flame” alza invece il volume dell’epica, mentre “Dominoes” introduce un groove più sciolto e coinvolgente. “Waiting For My Call” rallenta opportunamente la corsa, lasciando respirare le melodie, prima che “Another Love Story” chiuda il percorso con una costruzione graduale e un finale dal respiro ampio.

Il problema, semmai, è che i NEON RIDER conoscono molto bene la propria tradizione di riferimento e raramente sembrano intenzionati a metterla in discussione. Le influenze di Journey, Foreigner, Survivor ed Europe sono evidenti e, in alcuni passaggi, la scrittura si affida a soluzioni già ampiamente esplorate. Anche la produzione, pulita e levigata, privilegia l’efficacia rispetto all’imprevisto. Non è un disco che cambia le regole del gioco, né pretende di farlo.

Keepers Of The Flame funziona quando smette di inseguire il ricordo di ciò che l’AOR è stato e si concentra semplicemente sulle canzoni. I NEON RIDER dimostrano di avere mestiere, buone intuizioni melodiche e una formazione che sembra aver trovato un assetto più convincente. Resta da capire se, al prossimo giro, sapranno lasciare qualche impronta personale in più: perché custodire una fiamma è importante, ma darle una forma nuova è ciò che permette di tenerla viva.

Country: Argentina

Label: Pride & Joy Music

Style: AOR / Melodic Hard Rock

Top Song: Those Times Are Now Over

 

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