Heavy Metal
WOLFSHEAD – Wolfshead
Con il proprio debutto omonimo, i WOLFSHEAD scelgono di percorrere una strada che non ammette scorciatoie: heavy metal ruvido, strutture articolate e uno sguardo rivolto direttamente alla tradizione britannica degli anni Ottanta. Pubblicato da Jawbreaker Records il 23 ottobre 2026, Wolfshead raccoglie otto brani nei quali la formazione di Auckland, in Nuova Zelanda, cerca di trasformare la passione per il metal classico in una proposta personale, senza nascondere le proprie radici dietro una produzione eccessivamente moderna. Il risultato alterna intuizioni interessanti e momenti di autentica energia a qualche limite tecnico che finisce per penalizzare un materiale altrimenti promettente.
“Tyranny & The Hunter” apre il disco con un’introduzione acustica che lascia presto spazio a un heavy metal dalle atmosfere epiche, arricchito da passaggi parlati e cambi di dinamica. Non è un inizio immediato nel senso più convenzionale del termine, ma serve a introdurre l’approccio compositivo della band, più attenta a costruire scenari che a puntare esclusivamente sull’impatto. Con “Ashen Fawn” il ritmo accelera e affiorano le influenze della NWOBHM, insieme a qualche sconfinamento nello speed metal. È uno degli episodi che meglio sintetizzano l’identità del gruppo: chitarre aggressive, andamento incalzante e una ruvidità che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare un valore aggiunto.
Il problema è che la produzione non sempre riesce a sostenere questa energia. Registrato e prodotto autonomamente dalla band nel 2025, l’album conserva un suono grezzo e poco definito, con alcuni passaggi veloci nei quali gli strumenti tendono a confondersi. Capisco il desiderio di recuperare un’estetica underground, lontana dalle registrazioni moderne troppo levigate, ma qui la scelta non convince sempre: il confine tra spontaneità e approssimazione sonora viene talvolta superato, soprattutto quando gli arrangiamenti diventano più complessi.
“Wreathed in Fire” mette in evidenza proprio questa ambizione, attraverso sviluppi articolati e un finale che lascia emergere una band tecnicamente preparata e desiderosa di andare oltre le strutture più prevedibili. “Dust and Smoke”, inizialmente più raccolta, si trasforma invece in un pezzo trascinante, mentre “Cold Wings of Steel” alterna velocità e aperture atmosferiche con risultati convincenti. In questi brani si percepisce una certa familiarità con il linguaggio dei primi Iron Maiden, riferimento che diventa ancora più evidente nella traccia omonima, dove le chitarre richiamano apertamente il metal britannico delle origini.
La seconda parte del disco offre gli spunti forse più interessanti. “Storm of Beasts” introduce elementi vocali più ruvidi, vicini per certi aspetti all’hardcore, ma la resa sonora non permette sempre di apprezzarne appieno i dettagli. La conclusiva “Pervade the Pyres”, con i suoi oltre otto minuti, è invece un tentativo ambizioso di riunire cambi di ritmo, passaggi melodici e sviluppi strumentali in una composizione articolata. Non tutto è perfettamente calibrato, ma la volontà di sperimentare all’interno di un impianto tradizionale è apprezzabile.
I WOLFSHEAD hanno idee, personalità ancora in formazione e una buona dose di determinazione. Wolfshead non è un debutto impeccabile: la produzione rappresenta un ostacolo concreto e alcune soluzioni compositive avrebbero bisogno di maggiore sintesi. Eppure, sotto la superficie ruvida si intravede una band capace di costruire qualcosa di più interessante del semplice esercizio nostalgico. Il potenziale c’è; per valorizzarlo davvero, al prossimo passo serviranno una maggiore cura sonora e una scrittura capace di distinguersi con più decisione dai propri modelli.
Country: Nuova Zelanda
Label: Jawbreaker Records
Style: Heavy Metal / NWOBHM / Speed Metal
Top Song: Cold Wings of Steel



