Power Metal
MASTERPLAN – Metalmorphosis
Il passato non può tornare, è un dato di fatto. Ed i Masterplan, dopo 13 anni dall’ultimo disco, confermano la bontà del proverbio, provando a rinverdire i fasti, ma senza successo. Infatti, il nuovo “Metalmorphosis“, sesto album in carriera per la power metal band tedesca, non è nemmeno lontanamente parente dei lavori degli esordi, quelli con Jorn Lande alla voce. Il corso con Rick Altzi dietro al microfono aveva prodotto finora il fiacco “Novum Initium” e l’inutile “PumpKings”, raccolta di cover degli Helloween, ex-band del leader Roland Grapow, senza far tremare i polsi ai fans di vecchia data. Ed anche “Metalmorphosis” difficilmente invertirà la rotta.
Se non si chiamassero Masterplan, le 10 canzoni che vanno a comporre il lavoro sarebbero anche di qualità e piacevoli all’ascolto, ma trattandosi di un gruppo che ha lasciato il segno nei primi anni 2000, con capolavori del calibro di “Spirit Never Die” ed “Enlighten Me”, non possiamo accontentarci. Non si tratta solo dei limiti del vocalist degli At Vance, non certo un fenomeno, ma è proprio il songwriting ad essere un po’ ammuffito e privo di guizzi. L’opener “Chase the Light“, primo singolo estratto, è uno degli episodi migliori, con il suo riff insistente doppiato dalle keys ed un’apertura melodica nel ritornello convincente. La seguente “Electric Nights” è maggiormente sostenuta, ma si basa su un chorus tutt’altro che memorabile, così come la solennte “Shadow Man” risulta fin troppo contorta nelle linee melodiche, pur dotata di un mood oscuro. Scorrendo la tracklist, possiamo soffermarci sulla etnica “Pain Of Yesterday“, in cui Altzi può sprigiornare tutta la propria rabbia, così come la title track, che ci riporta alla mente MKII, con Mike Di Meo alla voce. Chiudiamo la nostra carrellata con la lunga “The Call” che, a sprazzi, convince grazie ad arrangiamenti sinfonici ed un guitarr riff imperioso.
Ma gira che ti rigira, “Metalmorphosis” resta un album interlocutorio, che non potrà certo soddisfare appieno chi aspettava con trepidazione un ritorno dei Masterplan. Qualcosa di buono qua e là all’interno del disco lo troviamo e non potrebbe essere altrimenti, visti i musicisti coinvolti (Jari Kainulainen al basso), ma non si può certo gridare al capolavoro, anzi, ci troviamo di fronte ad un lavoro che porta a casa una sufficienza stiracchiata e che sicuramente non resterà negli annali.
Country: Germany
Label: Frontiers
Style: Power Metal
Top Album: Masterplan




