Recensioni
CIVIL DAZE – Once in a Blue Moon
C’è un luogo magico a nord di Stoccolma, Upplands Väsby, dove l’aria sembra avere qualcosa di elettrico: è lì che sono nati colossi come Europe, Candlemass, Heat e oggi, da quello stesso terreno fertile, arrivano i Civil Daze con il loro album d’esordio “Once in a Blue Moon” in uscita il 24 ottobre per Pride & Joy Music. Un debutto che, ironicamente, cade sotto quel titolo che indica un evento raro ed è proprio così: un piccolo miracolo AOR che sa di passato, ma pulsa di presente.
Il progetto nasce da un’intuizione (e forse anche da un’insoddisfazione) del chitarrista Mikael Danielsson, che a un certo punto ha deciso che la sua voce non avrebbe retto il peso delle sue stesse canzoni. Dopo una lunga attesa, pandemie incluse, è arrivata la svolta: Helena Sommerdahl, una cantante con un timbro capace di tagliare il vetro, ma anche di accarezzare con calore bluesy. Non è solo la voce giusta: è l’ingrediente che trasforma questo disco da raccolta ben suonata a dichiarazione d’intenti.
“Once in a Blue Moon” è un viaggio AOR melodico che non si limita a omaggiare gli anni ’80, li riattualizza. Le chitarre di Danielsson e Tony Lindh graffiano ma sanno essere anche dolci; la sezione ritmica (Hasse Hagman al basso e Glenn Jonsson alla batteria) è solida, mai invadente, come dev’essere nel rock radiofonico con ambizioni da arena.
Ma se c’è un cuore in questo disco, è Helena. Quando attacca con “On Top of the World”, la sua voce sembra uscita da un disco perduto di Robin Beck o Darby Mills, ma con un’attitudine contemporanea che ricorda artisti come Chez Kane o Issa. La sua presenza è potente ma non opprimente: sa quando urlare e quando sussurrare, e questo rende brani come “Gotta Go” o “The Right Kind of Love” delle piccole perle emotive, ben lontane dalla plastica patinata di molta AOR moderna.
Musicalmente, l’album si muove con disinvoltura tra l’energia di brani uptempo come “Heroes” e le atmosfere più intime e riflessive di “Turn the Page”. Il mix tra tastiere vintage, riff grintosi e ritornelli da cantare a squarciagola è ben dosato e mai prevedibile. Si sentono echi di Survivor, Bryan Adams, Vixen, Heart, ma anche un tocco europeo che distingue i Civil Daze dai loro “cugini” americani.
Personalmente, ho apprezzato il fatto che nulla qui suoni forzato o “rétro per forza”. C’è autenticità nel modo in cui la band maneggia il proprio bagaglio musicale, ed è questo che rende “Once in a Blue Moon” un debutto tanto riuscito. È come ritrovare un vecchio disco che non hai mai sentito prima, ma che conosci già a memoria dopo due ascolti. Non succede spesso, ed è proprio questo il punto.
I Civil Daze firmano un esordio sorprendente per coesione, gusto e sincerità. “Once in a Blue Moon” è un disco che non solo omaggia una tradizione gloriosa del rock melodico scandinavo, ma che ci ricorda che l’AOR, se fatto con cuore e competenza, può ancora emozionare. Con una frontwoman straordinaria e una scrittura ispirata, questi svedesi si candidano per essere non solo una “next big thing” del genere, ma una band da tenere d’occhio seriamente. Speriamo solo che il prossimo non ci faccia aspettare un’altra luna blu.
Country: Sweden
Label: Pride & Joy Music
Style: AOR
Top Song: On Top of the World



