Power Metal
GENERATION STEEL – Steelmachine
Steelmachine è un disco che punta tutto sulla concretezza, senza perdere tempo a inseguire mode o a mascherare le proprie influenze. Con il terzo album, pubblicato il 16 ottobre 2026 da Fireflash Records, i tedeschi GENERATION STEEL tornano a battere il terreno dell’heavy metal tradizionale, ma lo fanno con una formazione rinnovata che sembra aver dato al progetto una direzione più definita. Attorno al fondatore Jack the Riffer si sono riuniti musicisti di esperienza, tra cui il chitarrista Thilo Herrmann, già protagonista di diverse pagine della storia metal tedesca con Running Wild e Grave Digger, e il cantante Mike Stark, chiamato a dare una nuova impronta alle composizioni. A completare la squadra troviamo il bassista Fabian Watermann e il batterista Marc Laukel. Il risultato è un lavoro che guarda con decisione alla stagione d’oro del metal teutonico, recuperandone la potenza ritmica, i riff taglienti e quella propensione per i ritornelli da cantare a pugno chiuso. La title track apre le danze senza troppi preamboli, con chitarre compatte e un andamento marziale che chiarisce subito le intenzioni del gruppo. La produzione di Piet Sielck, noto per il suo lavoro con gli Iron Savior e numerose altre realtà della scena europea, restituisce un suono nitido e muscolare, lasciando respirare ogni strumento senza smussare gli angoli. Non siamo davanti a una produzione particolarmente originale, ma è esattamente il tipo di risultato che queste canzoni richiedono. Mike Stark si rivela uno dei principali punti di forza: la sua voce possiede estensione, grinta e sufficiente varietà per evitare che i brani si riducano a una semplice esibizione di acuti. “Wings Of Fire” sfrutta al meglio queste qualità, affidandosi a una melodia immediata, mentre “Witches Cross” introduce un contenuto più interessante del consueto immaginario metallico, collegando la persecuzione delle streghe alla paura del diverso e al fanatismo che continua a caratterizzare la società contemporanea. “The Priest” e “I Am The Storm” mantengono il disco su binari energici, tra accelerazioni, riff robusti e ritornelli che sembrano concepiti per funzionare soprattutto dal vivo. Con “Fields Of Pain” emerge una tonalità più cupa, utile a interrompere una sequenza che altrimenti rischierebbe di diventare troppo uniforme. “Rise Up”, con la partecipazione dello stesso Sielck, aggiunge un ulteriore richiamo alla tradizione tedesca, senza risultare un semplice episodio celebrativo. Il momento più significativo arriva però con “Island Of Tragedy”: oltre otto minuti nei quali i GENERATION STEEL allargano la propria struttura compositiva, alternando passaggi incisivi, aperture melodiche e atmosfere più drammatiche. È qui che l’album mostra il suo lato meno prevedibile, lasciando intuire possibilità che avrebbero meritato maggiore spazio anche negli altri brani. Perché il limite principale di Steelmachine sta proprio nella sua familiarità. L’efficacia non manca, ma alcuni passaggi seguono formule già ampiamente collaudate e la successione di riff e ritornelli finisce talvolta per ridurre l’effetto sorpresa. Chi cerca un’evoluzione radicale del genere troverà poco di nuovo, mentre gli estimatori dell’heavy metal classico avranno motivi sufficienti per apprezzare la solidità del lavoro. La sensazione, arrivati alla fine, è quella di aver ascoltato una band che finalmente gira a pieno regime, ma che deve ancora decidere fin dove vuole spingersi. I GENERATION STEEL hanno messo insieme musicisti capaci, una produzione convincente e canzoni che dal vivo potrebbero guadagnare ulteriore impatto. Adesso la sfida non è dimostrare di conoscere la lezione dei grandi del passato, bensì trovare il coraggio di scrivere qualcosa che porti davvero il loro nome. Steelmachine è una buona base da cui ripartire, non un punto d’arrivo.
Country: Germania
Label: Fireflash Records
Style: Heavy Metal / Power Metal
Top Song: Island Of Tragedy




