Progressive Metal
LALU – A Mythmaker’s Demise
Ci sono album che celebrano una carriera guardando al passato e altri che sfruttano l’anniversario per rilanciare nuove idee. “A Mythmaker’s Demise” appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Pubblicato da Frontiers Music Srl e disponibile dal 31 luglio 2026, il nuovo lavoro dei francesi Lalu segna i vent’anni del progetto di Vivien Lalu con un disco che evita qualsiasi autocelebrazione e sceglie invece di affrontare un tema quanto mai attuale: il progressivo affievolirsi dell’immaginazione umana nell’era dell’intelligenza artificiale. È un concept che avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un esercizio intellettuale, ma la band riesce a renderlo vivo attraverso musica ricca di emozione e interpretazioni autentiche.
Il primo elemento che colpisce è la naturalezza dell’esecuzione. Vivien Lalu e Joop Wolters costruiscono arrangiamenti raffinati senza mai cadere nel virtuosismo fine a sé stesso, lasciando respirare ogni strumento. La scelta di registrare con un approccio estremamente organico, limitando al minimo gli interventi in post-produzione, regala un suono caldo e dinamico che oggi si ascolta sempre più raramente. Simon Phillips conferma la sua classe con una prestazione elegante e potente al tempo stesso, mentre Martin LeMar offre una prova vocale intensa, interpretando i testi con sensibilità e carattere senza cercare effetti spettacolari.
L’apertura con “Tears Of The Muse” è probabilmente la migliore sintesi dell’intero album: tastiere moderne, sfumature elettroniche, cambi di atmosfera e una melodia che resta impressa senza sacrificare la complessità tipica del progressive rock. Da lì il viaggio continua alternando episodi più diretti come “I Am The One”, momenti strumentali ricchi di fascino come “Mayacama” e “A Drop Of Water”, fino ad arrivare alla potente “Fhloston Paradise”, dove la componente rock si fa più energica senza perdere eleganza. Gli interventi di Jens Johansson aggiungono ulteriore brillantezza alle composizioni, impreziosendo alcuni dei passaggi più tecnici del disco senza mai oscurare il lavoro collettivo.
Ciò che rende davvero convincente “A Mythmaker’s Demise” è il perfetto equilibrio tra tecnica e comunicazione. I continui cambi di tempo, le armonie elaborate e le numerose sfumature sonore non diventano mai un ostacolo all’ascolto, ma contribuiscono a costruire un flusso musicale coinvolgente e coerente. Ogni brano sembra raccontare un capitolo diverso dello stesso viaggio, mantenendo alta l’attenzione dall’inizio alla conclusione con “Midnight Ink”, delicata e malinconica chiusura che lascia un senso di riflessione piuttosto che di semplice nostalgia.
Personalmente ho apprezzato soprattutto il coraggio di Lalu nel realizzare un disco profondamente umano proprio mentre parla del rischio di perdere l’umanità nella creatività. Non è un album costruito per conquistare l’ascoltatore al primo ritornello, ma uno di quei lavori che rivelano nuovi dettagli a ogni ascolto e che meritano tempo e concentrazione. In un panorama dove il progressive rischia talvolta di diventare autoreferenziale, “A Mythmaker’s Demise” riesce invece a emozionare, dimostrando che tecnica, melodia e contenuto possono convivere in perfetto equilibrio. È probabilmente una delle uscite progressive più mature e significative dell’anno.
Country: France
Label: Frontiers Music Srl
Style: Progressive Rock, Progressive Metal
Top Song: Tears Of The Muse




