Recensioni
BATTLEROAR – Petrichor
I true metallers ellenici Battleroar ritornano a farsi sentire, dopo ben otto anni, e festeggiano, nello stesso tempo, gli oltre venticinque anni di attività. La band greca si è infatti formata nel 2000 e negli anni ha pubblicato, prima di questo nuovo album, cinque validi dischi, dal suono assai tradizionale e molto classico (il debutto omonimo nel 2003, Age of Chaos del 2005, To Death and Beyond… del 2008, Blood of Legends del 2014 e il bellissimo manifesto Codex Epicus del 2018).
Oggi i sei ateniesi – Michael Karasoulis alla voce, George Tsinanis alla batteria, Kostas Tzortzis e Zack Kotsikis alle due chitarre, Lukas Libertos al basso e Alex Papadiamantis al violino: veramente una caratteristica peculiare, in ambito heavy – firmano, con i nove brani di questo Petrichor, la loro opera di certo più matura. Se in passato, specialmente, i primi lavori del gruppo di Atene potevano a tratti ancora apparire (per quanto volutamente) ruvidi e aspri, quest’ora scarsa di musica mostra una vena che, senza comunque minimamente perdere in incisività e potenza, appare senz’altro assai più rifinita e melodica. In tale senso, l’innesto e l’uso non secondario del violino aiuta tantissimo, sino a contraddistinguere l’approccio dei Battleroar rispetto a vari colleghi, sparsi per il mondo, rendendoli alquanto personali ed ampliandone le già ragguardevoli potenzialità creative.
Oggi, il sestetto greco si può candidare quindi legittimamente ai vertici dell’epic metal europeo, non senza mantenere, con orgoglio, un’ispirazione ottantiana che guarda ai maestri Manilla Road ed allo US power degli altrettanto mitici Omen (ricordiamo, al riguardo, che Mark Shelton e Kenny Powell hanno entrambi suonato in veste di ospiti in precedenti lavori dei Battleroar). Il sound di queste otto tracce (più una bonus track, Storm Inside) è stentoreo e roccioso. The Last Mythkeeper apre già le danze e mostra le coordinate artistiche e compositive d’un act solido e consapevole, che molte volte attinge sul piano lirico alla mitologia. Anche le tracce successive – The Missing Note, Ate, Hybris, Nemesis, l’entusiasmante Legacy of Suffering (Flagellants), l’intensa The Earth Remembers, the Rain Forgives, la forza coinvolgente e marmorea di Chaosbane, sino al capolavoro Wiled the Myth – sfoderano una vena notevolissima e mai scontata: enfasi epica come se piovesse, impeto e durezza metallica ricca però di molteplici sfaccettature, con autentiche poesie d’acciaio. Non mancano, poi, ammalianti passaggi atmosferici, melodie oscure e per nulla banali, nonché momenti più barocchi, a loro volta interpretati con convinzione ed esperienza dai sei musicisti ellenici. Ne emerge un ottimo, anzi magnifico, album, di vero e proprio drama-metal, epico e sontuoso. Eccellente è la produzione, opera di Kostas Tzortzis, al pari della suggestiva ed evocativa cover. Un album, per dirla altrimenti, che si pone ai massimi livelli dell’ormai definitivamente rinato epic metal, capace di aggiornare gli insegnamenti della vecchia scuola per proiettarli nel terzo millennio.
Country: Greece
Label: No Remorse
Style: Epic Metal
Top Song: Wiled the Myth




