Recensioni
WINGS OF STEEL – Winds of Time
Uscito per High Roller Records, Winds of Time è un album che sa di sfida e di rinascita. Sfida al tempo, ai cliché, alla nostalgia sterile. Rinascita di un genere che, con le giuste mani (e le giuste corde vocali), può suonare di nuovo fresco, potente, epico. I Wings of Steel, trio californiano guidato da Leo Unnermark (voce) e Parker Halub (chitarra), con il supporto dietro le pelli del nuovo arrivato Damien Rainaud, non stanno solo celebrando l’Heavy Metal classico: lo stanno proiettando in avanti.
La title track, “Winds of Time”, è il manifesto di questa missione. Undici minuti di evoluzioni stilistiche che mescolano Judas Priest, Dio, Maiden, Savatage e un pizzico di drammaticità doom, ma con una narrazione musicale moderna e coesa. Halub, in particolare, merita un plauso speciale: i suoi assoli non sono semplice virtuosismo, ma raccontano emozioni. Non capita spesso di dire che gli assoli siano il cuore pulsante di un disco, ma qui è impossibile ignorarli.
Ma Winds of Time non è un concept né un’esibizione tecnica mascherata da album. È una sequenza ben calibrata di brani che alternano energia sfrenata a malinconia struggente. Dopo l’apertura monolitica, arriva la sferzata di adrenalina con “Saints and Sinners”, un’esplosione speed metal di due minuti e mezzo che potrebbe benissimo essere stata scritta nel 1983… se non fosse per il suono perfettamente levigato del 2025. E poi si rallenta, si respira, si cade nella struggente “Crying”, una ballata con radici nel glam ma costruita con l’intensità dell’epic metal. Non è nostalgia, è equilibrio.
Altri due momenti da incorniciare: “Burning Sands”, con la sua progressione heavy-doom che rende omaggio ai grandi maestri (Crypt Sermon, Sorcerer), e “We Rise”, un vero e proprio inno glam-metal che suona come se i Manowar fossero stati prodotti da Mutt Lange. Funziona. Eccome se funziona.
Quello che colpisce, più di tutto, è l’identità già solida della band. Sebbene si percepiscano chiaramente le influenze (HammerFall, Dio, Malmsteen, persino Yngwie per chi ha l’orecchio più fino), i Wings of Steel non imitano. Hanno assimilato, interiorizzato e rielaborato i codici del metal classico, infondendovi una freschezza che molti veterani non riescono più a esprimere. Anche nei momenti più derivativi, e ce ne sono, come nella traccia “Lights Go Out”, potente ma forse fin troppo densa, si percepisce una visione coerente, una direzione chiara.
“Winds of Time” è uno degli album heavy metal più convincenti degli ultimi anni, e non solo per i fan del genere classico. È accessibile, potente, melodico ma mai banale. È un lavoro che parla sia alla mente che al cuore, con testi che esplorano l’eterno conflitto tra luce e oscurità, vita e morte, ma con un linguaggio universale e mai forzatamente “filosofico”.
In un’epoca in cui molte band si limitano a replicare formule vincenti, i Wings of Steel sembrano aver trovato la loro voce. E, forse, quella voce sarà tra le più forti del futuro del metal.
Country: USA
Label: High Roller Records
Style: Heavy Metal
Top Song: Winds of Time




