Recensioni
HONEYBOMBS – There Is an Elephant in the Room
Secondo capitolo per l’eccellente quintetto italiano, che sforna per Underground Symphony un gran bel prodotto, oltretutto di lunga durata, con quindici canzoni, sia potenti sia melodiche. Il CD si apre col fantastico heavy/power, screziato di hard rock ed AOR, di Living Among The Lies, serrata nelle parti chitarristiche e assai orecchiabile nel refrain. Molto diretti sono anche i brani immediatamente successivi, caratterizzati da una voce bella ed acuta, che valorizza appieno le ottime canzoni, tra cui Astenich, Feels Like Heaven, Spit On You, Insane’s Mind e, nella fattispecie, l’epica Berserk. Il vocalist Andrew Skid è supportato da una coppia notevole di asce (formata da Alex Rotten e Doctor Gain) e anche la sezione ritmica (con al basso Luke Vanilla e alle pelli Dany Cool) non è di certo da meno.
Classe e fantasia, precisione e piena padronanza della materia sonora, con assoli di notevole efficacia, a loro volta indizio di sicura competenza e preparazione strumentale, fanno capire quanto la band valga, sul piano tecnico-esecutivo, oltre che su quello del songwriting e della produzione. In apparenza esiguo, ma decisivo in diversi brani (tra cui Hidden in Me, Ascension, Ocean in A Drop ed Awareness Birth) risulta poi il ricorso alle tastiere, che impreziosiscono il sound complessivo e rendono ancora più ricca la proposta. In altri frangenti – inoltre – i toni si sanno fare maggiormente drammatici e riflessivi, di marcata intensità. In effetti, il disco è decisamente vario, e ben strutturato, nell’arco di tutta la sua lunghezza, senza stancare mai. In generale, la prima parte risulta più power-oriented, mentre la seconda lascia, invece, maggiore spazio ai momenti ariosi e meno veloci: i tempi qui variano di molto, e le atmosfere si fanni più grigie e oscure, mentre soluzioni più ragionate sono rivelatrici di belle idee, con tinte talvolta sinfoniche oppure fugaci tocchi prog-metal vagamente alla Dream Theater.
La semplicità a cui potrebbe far pensare un primo ascolto (ne servono invece molti) di There Is an Elephant in the Room è soltanto apparente, e l’album incanta invece per la veramente magistrale capacità di fondere i cori melodici dell’hair metal americano con il power più moderno e il thrash vecchia scuola (che troneggia in Lothario Foppish). Una mescolanza e versatilità del tutto straordinarie, degne dei migliori Laaz Rockit.
Gli Honeybombs sfornano, infatti, un disco – davvero senza difetti – in grado di soddisfare più fasce di pubblico, all’interno del panorama metal, grazie a songs molto varie al loro interno e tutte sopra la media: si ascoltino, al riguardo, l’ottantiana Falling Water con le sue energiche armonizzazioni, i riff pesanti della cavalcata Pavor Nocturnus, o ancora la conclusiva Antinomy, ballata aperta da piano e carillon che chiude il disco donando un’atmosfera elegante e maestosa. In tutti questi pezzi, così come negli altri prima citati, a dominare è, senz’altro, la costruzione e articolazione degli stessi, cifra e spia di impressionante maturità compositiva. La band romana è, in effetti, a proprio agio con ogni tipo di soluzione, dalle più classiche e tradizionali sino a quelle più originali e creative. Anche i testi, che corredano il corposo libretto interno, sono di alto spessore: una vera e propria storia in più atti. Vario e potente, fra i dischi dell’anno.
Country: Italy
Label: Underground Symphony
Style: Heavy Metal / Hair Metal / Class Metal / Power Metal / Thrash Metal
Top Song: Thanatophobia



