Heavy Metal
THE NIGHT ETERNAL – Cold Velvet
Cold Velvet degli The Night Eternal si muove in una zona crepuscolare dove l’heavy metal tradizionale perde parte della propria aggressività per guadagnare atmosfera, eleganza e una malinconia quasi romantica. Pubblicato il 21 agosto 2026 da Metal Blade Records, il terzo album della formazione di Essen rappresenta un ulteriore passo nella maturazione di una band che ha ormai smesso di essere soltanto una promettente realtà del revival metal per cercare una fisionomia più personale.
“Where This World Ends” mette subito in chiaro le intenzioni: chitarre oscure, melodie ampie e la voce di Ricardo Baum, capace di passare da inflessioni metal più classiche a un’interpretazione teatrale e decadente. È un brano che possiede una notevole presa, anche grazie a quelle sfumature sintetiche che sembrano riportare alla memoria certe atmosfere degli Iron Maiden più melodici. Da qui in avanti Cold Velvet preferisce spesso il fascino alla potenza, costruendo un paesaggio sonoro notturno nel quale le chitarre di Robert Richter e Henry Käseberg dialogano continuamente con ritmiche più morbide e avvolgenti.
“Eurydice (Don’t Look Back)” è probabilmente uno degli episodi meglio riusciti proprio per questo equilibrio: il retrogusto gothic rock si intreccia con il metallo classico e produce un ritornello immediato, mentre “Caught in a Spell” rallenta ulteriormente la corsa e punta tutto su groove e atmosfera. È qui che emergono con maggiore evidenza le affinità con formazioni come Unto Others, ma anche con quella tradizione dark rock ottantiana che ha trasformato la malinconia in una vera materia sonora.
Quando però gli The Night Eternal aumentano la pressione, il disco acquista una marcia in più. “The Veins of Time” riporta in primo piano il lato heavy della band e dimostra quanto questa formazione sappia essere efficace quando lascia respirare maggiormente riff e batteria. Il ritornello è uno dei più riusciti dell’album e possiede quella qualità rara che permette a una canzone di funzionare tanto in cuffia quanto su un palco. Personalmente è uno dei momenti che preferisco, insieme a “Shape of Sorrow”, brano nel quale la componente metal torna a dominare senza sacrificare il caratteristico velo di tristezza.
La produzione di Michael Zech, realizzata privilegiando amplificatori reali e un approccio analogico al mix, contribuisce a dare profondità e naturalezza al risultato. Non è un suono costruito per impressionare con una perfezione sterile: le chitarre hanno corpo, la batteria mantiene un carattere organico e la voce rimane sempre protagonista. La scelta è particolarmente azzeccata per un album che vive di sfumature e che necessita di una certa ruvidità per non trasformare il proprio lato gothic in semplice patina estetica.
Il rovescio della medaglia è rappresentato proprio dall’eccessiva uniformità di alcuni passaggi. Cold Velvet raramente esplode davvero e in più di un’occasione sembra preferire il passo lento alla corsa. “When the Last Candle Dies” funziona, ma lascia meno il segno rispetto ai brani migliori, mentre “Dance on Crimson Ground”, con i suoi sette minuti, chiude l’album con ambizioni più ampie senza riuscire sempre a mantenere alta la tensione. Non è un problema di qualità compositiva, quanto di dinamica complessiva: qualche accelerazione in più avrebbe reso il viaggio ancora più incisivo.
Resta comunque un album elegante, oscuro e soprattutto coerente. Cold Velvet non cerca di ripetere Fatale, ma sposta progressivamente il baricentro degli The Night Eternal verso il gothic rock senza recidere il legame con l’heavy metal. Il risultato non sarà forse abbastanza muscolare per chi pretende riff d’acciaio dall’inizio alla fine, ma possiede atmosfera, ottime melodie e una personalità sempre più evidente. È musica da ascoltare quando le luci si abbassano: non necessariamente per evocare demoni, ma almeno per lasciare che la malinconia faccia il suo lavoro.
Country: Germany
Label: Metal Blade Records
Style: Heavy Metal / Gothic Rock / Dark Metal
Top Song: Shape of Sorrow




