Recensioni
TARCHON FIST – XX Years of Rock and Heavy Metal
Ritornano i Tarchon Fist e lo fanno alla grande. Alla grandissima. Questo nuovo disco – il sesto in diciotto anni, il secondo per Underground Symphony, dopo The Flame Still Burns, del 2023 – è una sorta di tributo a quella metal way of life della quale il gruppo emiliano è, da sempre, fiero portavoce e tenace alfiere. Il titolo stesso dell’album la dice molto lunga, in proposito, alludendo con orgoglio ed esplicitamente alla nascita della band bolognese, esattamente due decadi fa. XX Years of Rock and Heavy Metal celebra, con i suoi undici strepitosi pezzi, l’heavy classico, quello puro ed incontaminato, senza tempo. Meglio: capace di attraversarlo, senza mai farsi corrompere. Quello che davvero ancora oggi colpisce dei Tarchon Fist è semmai la freschezza, l’entusiasmo contagioso, con cui approcciano il genere, in maniera davvero dinamica ed incisiva. Mirco Ramondo (voce), Marco Pazzini (basso), Luciano Tattini (chitarra), Mattia Vescovi (batteria) e Sergio Rizzo (chitarra) elevano un autentico inno al true metal, sfoderando un songwriting notevole e coinvolgente, enfatizzato, oltretutto, da una magnifica produzione. La devozione alla causa del metal si traduce in canzoni che sposano melodia e passaggi power, attitudine hard rock ed epicità alla Manowar, con andature talora maideniane ed echi di Riot e Cloven Hoof. Ne viene fuori un fantastico disco, che conferma una volta di più la base classicamente heavy, tra passione e fedeltà: un monolite di acciaio privo di orpelli, con chitarre dure e lanciate, supportate da una sezione ritmica metronomica e da un eroismo vocale d’altri tempi. Tra i dischi senz’altro più completi dei Tarchon Fist, questo XX Years of Rock and Heavy Metal sciorina perle a non finire, dalla cavalcata iniziale, molto priestiana, di Bad Situation – davvero entusiasmante – ai fraseggi, altrettanto priestiani, della successiva 3 Days in Hell (con un refrain che si imprime subito nella mente dell’ascoltatore), ricca di armonizzazioni degne del miglior speed metal inglese. Molto variegata ed energica Carved with Fire, dall’inizio emozionante, che si evolve in trame dinamiche e parti vocali sovrapposte, mentre non è da meno la compatta e veloce Hammersquad (che evoca i primi Helloween). In generale, di questi come degli altri pezzi, colpisce il fatto che siano, al tempo stesso, immediati e costruiti, privi di fronzoli ma ugualmente ricchi sul piano compositivo, di pathos e non solo. La perentoria ed evocativa It doesn’t Matter (tellurica nel drumming e con un crescendo sottolineato dal sempre eccellente e grandioso lavoro delle due chitarre), la medievaleggiante e più meditativa Flower in the Sand, l’intensa e gloriosa Football Aces, le battagliere Earth Song e Bad Man Mania, le adrenaliniche Falling Down e Crazy Times chiudono il cerchio, concorrendo così a comporre l’affresco di un album formidabile e granitico, tra i migliori dei Tarchon Fist e del nostro metal negli ultimi tempi.
Country: Italy
Label: Underground Symphony
Style: Heavy Metal / Power Metal / Speed Metal
Top Song: Bad Situation




