Recensioni
SWARM CHAIN – Cernunnos
Una nuova stella brilla nel firmamento del doom, nazionale e non solo. Gli Swarm Chain vengono da Piacenza, e sono portavoce di un eccellente doom metal, arioso ed elaborato (i pezzi sono sempre piuttosto lunghi ed ottimamente costruiti), epico e con sfumature death (principalmente nell’uso del growl). Due quinti del gruppo emiliano – cioè Paolo Veluti (basso e voce pulita) e Daniele Mandelli (chitarra) – vengono dai Dark Horizon, è gia questo costituisce un marchio di garanzia. La line up è completata poi da Daniele Valseriati (batteria), Riccardo Tonoli (chitarra) ed Emanuele Cirilli (voce growl). Tre anni dopo l’esordio, su Punishment 18 – Looming Darkness, pubblicato nel 2022 – la band è cresciuta ancora, facendo registrare un notevolissimo livello di maturità artistica. Ne è la prova la costruzione quasi progressive – non dal punto di vista del genere musicale, ma semmai per approccio, ed attitudine di fondo – delle cinque composizioni di Cernunnos. Ogni brano – davvero si fa fatica, a scegliere il più rappresentativo – presenta una stratificazione, sonora e stilistica, che si manifesta a più livelli: il songwriting è molto maturo e da corpo a brani, complessi ed articolati, che sviluppano la matrice doom originaria in più direzioni, ora maggiormente melodica e ora più incline al death-doom, di scuola anglo-americana. L’aspetto alquanto significativo è che tali due anime non sono mai in contrasto, ma danno luogo all’edificazione sonora di atmosfere pregnanti ed ossianiche, all’insegna di una varietà talvolta rara in ambito doom. Si diceva, appunto, di un’inclinazione quasi prog, nello sviluppare i pezzi e in effetti può essere proprio questa la chiave di volta: nulla in questo album è statico e il doom stesso di partenza si rivela a tratti una sorta di porta aperta allo sviluppo di ulteriori soluzioni, che non perdono mai di vista il gusto melodico, neanche nei frangenti più oscuri e cupi. E’ come se il quintetto, in uno scenario di tenebre, cercasse la luce – o una qualche forma di essa – in maniera personale e creativa, portando un’impronta identitaria e un tocco di originalità nel reame di un genere affascinante ma sovente povero di cambiamenti e rielaborazioni. Al contrario gli Swarm Chain hanno molto da dire, anche in prospettiva futura, segnalandosi come un gruppo dalle tante idee, e dalle numerose possibilità. La costruzione dei loro brani non è mai labirintica o troppo concettuale e le atmosfere gotiche di questo splendido lavoro, sfaccettato e stentoreo, nel medesimo tempo, si imprimono senza faticare, nella mente dell’ascoltatore, specie di quello che sa apprezzare le contaminazioni. Un disco quindi davvero bellissimo, e veramente consigliato a chi ama Khemmis e Godthrymm, ma soprattutto i Paradise Lost del periodo 1989-1993, nonché il death più rallentato e atmosferico. Un plauso alla band e alla nostrana Doom Symphony, che ha creduto in loro. Dove la tradizione indugia verso il confine, lì abitano gli Swarm Chain. Tra l’altro, Cernunnos è molto bello e interessante anche sul piano lirico e dell’ispirazione, trattandosi di un concept sulle reazioni di un uomo primitivo di fronte alle forze della natura. La cover, infine, è opera del musicista, illustratore e grafico Costin Chioreanu (Paradise Lost e Psychotic Waltz, tra i tanti altri). Veramente, non manca proprio nulla.
Country: Italy
Label: Doom Symphony
Style: Doom Metal
Top Song: Cernunnos




