Recensioni
STARLIGHT RITUAL – Rogue Angels
Secondo ed eccellente album per la validissima band canadese, dopo due EP tra il 2015 ed il 2016, e l’ottimo debutto Sealed in Starlight del 2021. Stile e sound dei nordamericani rimandano ai Rainbow e ai Black Sabbath era-Dio (quindi anche agli Heaven and Hell) nonché ai Deep Purple. Siamo, pertanto, in presenza di sonorità super-classiche, per i veri e grandi amanti della tradizione hard & heavy più epica ed oscura (non mancano, infatti, opportuni tocchi ed accenti dark-doom).
Nati nel 2014, i cinque membri degli Starlight Ritual – Forge al basso, Lou Weed alla batteria, Dan Toupin e J.F. Bernard chitarre, Damian Ritual alla voce – sono tra i migliori e più orgogliosi alfieri della NWOTHM: sonorità old style (le medesime di Enforcer, Ambush e Night Demon, tra gli altri). Così come il disco precedente, anche questo Rogue Angels è un album che si pone al crocevia tra hard rock epico e metal classico.
I pezzi – su tutti l’iniziale Lost Among the the Fold, la title-track, Crusaders, The Law, Far Beyond the Storm ed Exodus – sono molto energici e potenti, sovente lenti e cadenzati, secondo la migliore lezione sabbathiana. La bella voce del cantante può, inoltre, a tratti ricordare quella di Rob Halford nei primi Judas Priest (1976-1979). Detto altrimenti, questo bellissimo disco guarda, non solamente agli anni Ottanta, ma anche, ed in particolare, ai Seventies.
Molto interessanti e profondi pure i testi, dedicati fra l’altro al binomio vita-morte, al misticismo, alla natura ed ai viaggi di esplorazione e di scoperta geografica. Senz’altro meno grezzi che in precedenza, i cinque Starlight Ritual – un nome, fra l’altro, splendido ed evocativo – ci offrono, con queste dieci songs, un gran bel tuffo nel passato, e con una produzione (volutamente) d’annata. Nei frangenti più mossi, emergono richiami allo speed di scuola inglese dei primissimi Eighties, con riffs poderosi e diretti: un magnifico turbine sonoro, con a spadroneggiare gli intrecci chitarristici.
Il gruppo del Québec riprende poi, con personalità, anche elementi di ascendenza hard prog (alle tastiere è sempre il mastermind Toupin), a conferma di una proposta complessiva ricca e varia, più melodica e certo meno thrash che in passato. In definitiva, questo Rogue Angels può piacere davvero moltissimo a chi ama tanto il Blackmore anni ’70 ed i Thin Lizzy più movimentati, quanto i primissimi Maiden, i Wasp più oscuri, gli Heavy Load e i Running Wild. In questi quasi cinquanta minuti di musica, infatti, la band di Montréal dona emozioni che sanno di storia musicale. Da avere e da seguire, grandi e credibili.
Country: Canada
Label: High Roller
Style: Heavy Metal / Doom Metal / Hard Rock / NWOTHM
Top Song: Crudaders




