Recensioni
SINSID – All That Remains
Con il suo quarto album in studio, All That Remains, pubblicato il 10 luglio da Pitch Black Records, la formazione norvegese Sinsid ribadisce la propria fedeltà all’heavy metal classico senza cedere alla tentazione di rincorrere mode moderne o contaminazioni forzate. È un disco che punta tutto sulla solidità della scrittura, sull’impatto dei riff e su quell’attitudine genuina che da sempre rappresenta il cuore pulsante del genere.
L’opener e title track mette subito in chiaro le intenzioni della band: ritmiche robuste, chitarre dal taglio tradizionale e un ritornello costruito per essere cantato a pugni alzati. Da qui in avanti il disco mantiene una notevole continuità, alternando episodi più veloci e aggressivi come “Sarcophagus”, che sfiora territori speed e thrash, ad altri più cadenzati ma ricchi di groove, come “Running” e “Lawless Hunter”. I richiami ai grandi nomi del passato – Judas Priest, Accept, Iron Maiden e Blind Guardian – sono evidenti, ma non risultano mai una semplice imitazione: Sinsid riesce infatti a filtrare queste influenze attraverso una personalità ben definita.
Uno degli elementi più caratteristici è sicuramente la voce di Terje Singh Sidhu. Il suo timbro profondo e ruvido si discosta dai classici registri acuti tipici dell’heavy metal europeo e conferisce ai brani un’identità particolare. In alcuni passaggi può richiedere qualche ascolto per essere pienamente assimilato, ma proprio questa scelta rende il disco meno prevedibile e più riconoscibile.
Dal punto di vista strumentale la band convince senza esitazioni. Le due chitarre dialogano continuamente tra riff incisivi, armonizzazioni e assoli melodici sempre ispirati, mentre la sezione ritmica sostiene ogni composizione con energia e precisione. Brani come “Azad Hind”, “The Horror (I Know)” e “Somewhere in the Dark” dimostrano inoltre una buona capacità narrativa, affrontando temi storici, oscuri e introspettivi senza perdere di vista l’immediatezza delle melodie.
Personalmente ho apprezzato soprattutto l’onestà con cui Sinsid affronta questo lavoro. All That Remains non vuole reinventare l’heavy metal né sorprendere con soluzioni rivoluzionarie: preferisce invece celebrare il genere attraverso canzoni dirette, efficaci e costruite con evidente passione. È un approccio che potrà sembrare conservatore, ma quando i brani funzionano e trasmettono entusiasmo, diventa difficile chiedere altro. L’album scorre con naturalezza dall’inizio alla fine e lascia la sensazione di aver ascoltato una band che conosce perfettamente la propria identità e la difende con convinzione.
All That Remains è quindi un disco consigliato agli amanti dell’heavy metal tradizionale, ricco di riff, cori coinvolgenti e ottimo lavoro chitarristico. Non cambierà la storia del genere, ma rappresenta una conferma della qualità raggiunta dai Sinsid e un’ottima dimostrazione di come il metal classico possa ancora risultare fresco quando viene suonato con competenza e autentica passione.
Country: Norvegia
Label: Pitch Black Records
Style: Heavy Metal Tradizionale / Speed Metal
Top Song: Sarcophagus






