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SAXON – Tra acciaio e tastiere il bivio di Rock the Nations
Rock the Nations è un disco che sembra trovarsi sospeso nel tempo, intrappolato tra il ruggito orgoglioso della New Wave of British Heavy Metal e le sirene scintillanti dell’hard rock da classifica anni ’80. È l’album di una band in transizione, in bilico tra la voglia di restare fedele a sé stessa e il desiderio – forse il bisogno – di sopravvivere in un panorama musicale che stava cambiando sotto i piedi dei veterani.
Appena parte la title track, si percepisce ancora la forza bruta che ha reso i Saxon una leggenda del metal britannico: un inno da stadio, con chitarre squillanti, batteria marziale e Biff Byford che canta con il tono del generale sul campo. Ma non tutto è guerra e gloria: già dalla seconda metà del disco iniziano a filtrare segnali di incertezza, come se la band cercasse di capire quale bussola seguire.
C’è qualcosa di profondamente affascinante in questo caos ordinato. Battle Cry è uno dei momenti più intensi del disco, una traccia che esplode con energia e cuore, figlia diretta della furia NWOBHM. Ma subito dopo ci troviamo in territori decisamente più morbidi, quasi disarmanti, con canzoni come Waiting for the Night o Northern Lady, quest’ultima con la presenza curiosa (e a tratti straniante) di Elton John al pianoforte. È come se Lemmy si mettesse a duettare con Barry Manilow: funziona? Dipende da che lato del cuore metal ascolti.
La produzione è pulita, forse troppo. Le chitarre mancano di quel ringhio animalesco che le rese protagoniste in Strong Arm of the Law o Wheels of Steel. Sembra che il disco cerchi di piacere a tutti: ai fan storici, ai programmatori radiofonici, forse anche a qualche discografico troppo entusiasta.
Eppure, nonostante tutto, Rock the Nations ha una sua nobiltà. Non è un disco che si può odiare: è onesto nel suo smarrimento, fiero nella sua ricerca di una nuova identità. È l’opera di una band che, pur inciampando, ha ancora la dignità di provarci.
Non è neanche un classico. Ma è un documento sincero di una fase fragile e vera di una band che ha dato tantissimo all’heavy metal. Ed è proprio questa fragilità, queste scelte sbagliate, queste canzoni sbilanciate, questa anima spaccata in due, che rendono Rock the Nations degno di essere ascoltato con attenzione.
Perché ogni grande viaggio ha anche le sue deviazioni. E questa è una di quelle tappe che, magari, col tempo si impara ad amare proprio per i suoi difetti.
Data di uscita: 13 ottobre 1986
Genere: Heavy Metal, Hard Rock
Etichetta: EMI
Origine della band: Inghilterra




