Recensioni
REINFORCER – Ice and Death
Mi piace quando un disco riesce a sorprendermi anche senza rivoluzionare nulla. Ice and Death, secondo album dei tedeschi Reinforcer, fa esattamente questo: prende l’Heavy/Power Metal più classico, lo lucida con cura, ci aggiunge una buona dose di personalità e lo serve con grinta, pathos e quel pizzico di epicità che, ammettiamolo, è sempre il benvenuto.
La band arriva da Paderborn, nel cuore della Germania, e si è già fatta notare con l’EP The Wanderer (2018) e l’esordio Prince of the Tribes (2021). Questo nuovo lavoro, pubblicato da Scarlet Records, è un concentrato di 38 minuti in cui non c’è spazio per riempitivi: ogni traccia cerca di dire qualcosa, anche quando non colpisce nel segno.
Il disco si apre con “Heir of the Bear”, che mette subito in chiaro le intenzioni del gruppo: riff energici, linee vocali pulite ma potenti, e una sezione ritmica granitica. È un brano che non reinventa niente ma lo fa bene. È Power Metal dal cuore Heavy, quello che ti viene voglia di cantare sotto la doccia, con il pugno alzato.
“Dead Men Tell No Tales” rallenta un po’, ma acquista in atmosfera: riff a metà tra Maiden e Grave Digger, e un ritornello corale da battaglia vichinga. Qui si sente il gusto per la teatralità, che tornerà in altri punti dell’album. A proposito di teatralità, “Skogamor” è una delle tracce più interessanti: cori guerreschi, bridge malinconici, doppia cassa ben dosata e un assolo che emerge senza strafare. Sì, questa funziona eccome.
Il titolo “The Witch Mayor” mi ha fatto sorridere (che razza di figura è un “sindaco strega”?), ma musicalmente il brano è tra i più oscuri e malinconici dell’album, pur mantenendo una struttura accessibile. Il ritornello, quasi anthemico, è uno di quelli che ti rimane in testa.
La title track “Ice and Death”, ispirata alla mitologia norrena e alla figura di Ymir, parte con un’intro atmosferica che mi ha ricordato certe cose degli ultimi Iced Earth. Poi attacca un mid-tempo solido, con linee vocali che ondeggiano tra solennità e aggressività. Non è il brano più diretto del disco, ma ha uno sviluppo interessante e qualche richiamo alla NWOBHM più epica.
“The Piper” si muove su territori più lineari, ma riesce a coinvolgere grazie a un buon uso della melodia e a un finale orchestrale che spezza il ritmo del disco con eleganza. Un pezzo come “Five Brothers”, invece, è pensato per il palco: semplice, diretto, con un ritornello da cantare a squarciagola con la birra in mano. Funziona alla grande anche se non è il più sofisticato del lotto.
Verso la fine, “House of Lies” riporta in alto i BPM con una bordata che si muove tra Gamma Ray e primi Primal Fear: riff serrati, doppia cassa a raffica e un bridge più cupo che spezza bene la tensione. Il disco si chiude con “Bring Out Your Dead”, una ballad classica, dal retrogusto malinconico e medievale, dove archi e chitarre si intrecciano in una progressione lenta ma crescente. Perfetta per calare il sipario.
Ice and Death non è un disco perfetto, ma è autentico, e oggi questo vale tanto. La voce di Logan Lexi (ex Cobrakill) è ben riconoscibile, e ha il pregio raro di non scimmiottare i soliti Hansi Kürsch o Fabio Lione. I chitarristi Niclas Stappert e Tobias Schwarzer danno spessore a ogni brano, senza cadere nel virtuosismo sterile, mentre il batterista Lasse Schmiedel tiene tutto in piedi con precisione chirurgica.
I Reinforcer non si limitano a copiare i maestri del genere, ma cercano – e in parte trovano – una loro voce. Certo, a volte ci sono cali di tensione (la già citata “Heir of the Bear” manca un po’ di mordente, ad esempio), ma il bilancio resta ampiamente positivo.
Chi ama il Power Metal di matrice europea, con solide radici Heavy e una vena epica mai troppo pacchiana, dovrebbe dare una chance agl’ Ice and Death. Non cambierà la storia del genere, ma potrebbe diventare una compagnia costante nella tua playlist da battaglia.
Country: Germany
Label: Scarlet Records
Style: Power Metal
Top Song: Skogamor



