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MEDIEVAL STEEL – Blood Moon
Il ritorno di una leggenda. Non si possono utilizzare altre parole, quando torna sulle scene, oltretutto a quattro decadi dall’esordio, una band che ha fatto, letteralmente, la storia del metal americano. La band di Memphis è stata, di fatti, una delle grandi voci dell’underground statunitense, nei primi anni Ottanta, accanto a Warlord, Visigoth, Omen, Manilla Road, Liege Lord, Brocas Helm, Axehammer, Exxplorer, Steel Assassin, Valhalla ed Heathen’s Rage.
Come per diversi altri di loro, anche la vita del gruppo del Tennessee è stata alquanto travagliata, sul piano discografico. Dopo il demo tape dal titolo Last Star Fighter (1982) e la pubblicazione dello storico mini-LP omonimo (1984) i Medieval Steel mutarono moniker in Fire Choir (1985-1986), per riformarsi, quindi, nel 1987 e registrare altri nastri (i mitici Dungeons Tapes, e nel 1989 la cassetta Tears in the Rain): tutto materiale rarissimo e difficile a trovarsi, anche in rete (una pezza è stata messa, al riguardo, con la stampa di Anthology of Steel, ma solamente nel 2012).
A partire dai primissimi anni Novanta, inoltre, l’ascesa di grunge ed alternative mandò come noto per alcuni anni parzialmente in crisi gli alfieri del metal classico oltre oceano e molte band, tra cui appunto i Medieval Steel, furono costrette a sciogliersi. Una rinascita si ebbe con una serie di concerti – anche europei, in Germania – nel 2013: il trampolino di lancio, per tornare ad incidere in studio. Da allora sono venuti il bellissimo Dark Castle (sempre del 2013) ed il valido Gods of Steel (2022). A due anni da quest’ultimo, esce questo splendido Blood Moon, inciso da un quartetto che vede Bobby Franklin alla voce, Jeff Miller alle chitarre, suo fratello Tyler Miller al basso e Brad Dilbeck alla batteria.
Il suono, lo stile, l’immaginario – che attinge come sempre ai campi di battaglia, all’universo del fantasy medievale, alle profezie di Nostradamus e ai Vichinghi – la purezza insomma, sono quelli di sempre e non smettono assolutamente di contrassegnare songs di alto livello, tra le quali le lovecraftiane Death Never Dies e Into the Madness, la fiera e battagliera War Cry, la priestiana Pain Maker, l’omaggio in musica a Poe di Eye of the Raven, la bellicosa e rocciosa Sword of the King, e la storico-mitologica Viking Wishing Well. Non sono, poi, da meno nemmeno la title-track e Death or Victory, sorta di omaggio ai leggendari Heavy Load, forse i padri dell’epic metal nella Svezia del lontano 1978.
In tutto, l’ascoltatore si trova dunque ad apprezzare le dieci tracce di questo come-back senza riserve, del tutto consapevole di ritrovarsi di fronte a un mix di fede e acciaio come da tempo non si ascoltava a questi livelli.
Country: USA
Label: Lost Realm
Style: Epic Metal / Power Metal / US Metal
Top Song: Sword of the King




