Recensioni
MARDI GRAS – Sandcastle
Il disco dei Mardis Gras è tra i più sorprendenti degli ultimi tempi. Il sestetto romano propone una musica difficilmente classificabile, dove approccio sinfonico, folk irlandese e trame chitarristiche a tratti metallizzate si fondono per riverberarsi in un caleidoscopio artistico dalla grande raffinatezza e maturità compositiva.
La band italiana si muove all’insegna d’una sperimentazione sonora sposata con un gusto melodico di altissima qualità e spessore, mai scontato o banale. Muovere – in maniera creativa, personalissima e originale – verso lidi musicali poco, o nulla, esplorati: pare essere questa la parola d’ordine di Liina Rätsep (voce), Fabrizio Fontanelli (chitarra acustica), Alessandro Matilli (pianoforte e sintetizzatori), Carlo Di Tore Tosti (basso), Valerio Giovanardi (batteria) e Fabrizio Del Marchesato (chitarra elettrica).
Gli otto brani di questo non lunghissimo CD – di soli 28 minuti, purtroppo: il solo ‘difetto’ del lavoro – nascono dalla rielaborazione di un graphic musical, dal forte impatto visivo e cinematografico, vera e propria musica per immagini, dalla marcata vena cromatica e da un ventaglio stilistico veramente ragguardevole. Rispetto al precedente Playground (del 2015), l’approccio si è fatto più rock e più vario, mosso e dinamico. Troneggiano un suono cristallino e la ricerca di atmosfere incantevoli, con impasti vocali e orchestrazioni a dire poco sopraffine. Incanta, poi, la voce di Liina, cantante estone davvero straordinaria per timbro e intensità espressiva. Inoltre, un notevole contributo alla ricchezza dell’insieme viene senz’altro dall’inserimento di strumenti tra i quali arpa celtica ed archi. Questa volta, però, la matrice irlandese si mescola con il registro di altri moduli espressivi e il risultato sfiora più volte il sublime.
Impasti vocali e passaggi talora più oscuri si mescolano senza soluzione di continuità ad inserti moderni e frangenti più tecnologici. Ma nulla è fuori posto, anzi: il processo di armonizzazione di istanze anche diverse raggiunge vette notevoli. Il tappeto sonoro di The Dance Of The Sand si imprime subito nella mente dell’ascoltatore, con enfasi e trasporto, sottolineati dal crescendo del brano. Cinematica è un altro capolavoro, per nulla distante dal prog metal più sinfonico e dall’heavy tastieristico, con tocchi hard melodici, che farebbero certo invidia agli Evanescence. Talento e tecnica, capacità camaleontiche ed orchestrazioni sontuose sono caratteristiche anche degli altri brani, da Stop the Presses a Don’t Touch the Sinner (un’altra gemma sul piano tanto compositivo, quanto esecutivo), da Cross the Line a Wake Up, sino ai colori pastello di Lia’s Theme ed alle sonorità quasi AOR di After the Fire.
In generale, è soprattutto l’interplay di chitarre (ora delicate, ora più dure) e tastiere a fare di Sandcastle un lavoro di marcata ed eterogenea bellezza, drammatico ed arioso al contempo, evocativo e pregno di suggestioni, epico e fluido. Una avvolgente poesia sonora, insieme materica e immaginifica, in grado nei passaggi più metallizzati di rivaleggiare per fascino e potenza persino con i Lacuna Coil. Assolutamente da avere. Da ascoltare con cura. Da apprezzare e amare senza riserve.
Country: Italy
Label: Underground Symphony
Style: art rock / symphonic folk / progressive metal / rock FM / gothic pop / classic rock
Top Song: Cinematica



