Recensioni
LIE TEARS – Prophetic Promises
Emozionanti. I bolognesi Lie Tears lo sono sempre stati, a partire dal loro bellissimo esordio, quel A Gate For Another Life che apparve nell’oggi lontano 1999, e che illuminò i cieli dell’hard prog più melodico. Dopo di allora, un secondo album, No Really or False, apparso nel 2009, e un silenzio di oltre quindici anni, sino a questo graditissimo e meraviglioso ritorno. Di nuovo con la Underground Symphony, che per prima credette in loro, i cinque musicisti emiliani – Andrea Soverini al piano e alle tastiere, Riccardo Ibba alle chitarre, Alessandro Bicicchi alla voce, Claudio Mattei alla batteria ed Alberto Sandri al basso – dimostrano con questo stupendo terzo disco che il tempo si è fermato e ci riportano ad un magico universo, di melodie sinfoniche e tocchi di hard tecnologico (vagamente in stile Rush, quelli degli anni Ottanta) con una forte componente di classico new prog britannico di altri tempi. La Prophetic Intro ci introduce ad un mondo fiabesco ed ammaliante, con la seducente Promises che conferma appieno tutto il grandioso talento della band italiana. Gli arpeggi di chitarra ed i tappeti tastieristici di Between Dark and Light colpiscono nel segno, così come il pianoforte di Letters From a Death Row, intricata e sostenuta nelle sue trame, eppure ariosa e melodica. Anche i pezzi seguenti fanno sfoggio di grande maturità ed esperienza (i Lie Tears sono sorti nel 1994) ed in certi passaggi pare di ritrovare i primi Marillion, quelli dell’era Fish, per intenderci. La tecnica dei Lie Tears è sopraffina, eppure mai protagonista di virtuosismi fini a se stessi, semmai al servizio di un approccio che cerca ogni volta la luce della melodia. Gli arrangiamenti sono ricercati, pomposi e ricchissimi di sfumature. Se la musica è la costruzione di un paesaggio, i Lie Tears ne sono maestri: pezzi come la splendida Family Album e la lunga (oltre otto minuti) For Love or For Pain vivono di epica suggestione sinfonica e potente carica evocativa, con un interplay tastiere-chitarre suadente ed incisivo, nello stesso tempo. Anche nei passaggi più metallizzati (come ad esempio The Glow of a Moment, con un assolo di synth grandioso e coinvolgente), l’anima prog-melodica troneggia ogni volta, con il piano spesso (e volutamente) sugli scudi. Atmosfere e crescendo intrecciano i rispettivi piani, a tratti con modalità classicheggianti e quasi operistiche: vere distese sonore, ed oasi musicali di altissimo spessore artistico. Ogni cosa in questo disco è al suo posto, nessuno dei musicisti vuole strafare e – semmai – si mette al servizio del messaggio musicale. Lo attestano le gemme romantiche The Last Veil e Primary Instinct of Survival, intrise di anima rock e varie nelle loro soluzioni, da subito capaci di imprimersi nella mente di chi ascolta. I Lie Tears firmano un autentico gioiello, un disco che somiglia solo a se stesso, personale e ricco d’idee, che ricrea la tradizione dell’hard prog e concilia il cuore. Un capolavoro, di bellezza talora quasi commovente, oltretutto valorizzato dal veramente magnifico artwork. Per chi scrive, uno dei dischi migliori in assoluto degli ultimi anni.
Country: Italy
Label: Underground Symphony
Style: Prog Metal / Melodic Hard Prog / New Progressive
Top Song: Between Dark and Light



