Recensioni
LEATHERHEAD – Violent Horror Stories
Ci sono dischi che si limitano a confermare quanto di buono fatto in precedenza, e altri che alzano l’asticella con feroce determinazione. “Violent Horror Stories” dei Leatherhead appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Pubblicato il 13 febbraio 2026 – non a caso un suggestivo venerdì 13 – dalla No Remorse Records, il nuovo lavoro del quintetto greco non si limita a proseguire il discorso iniziato con l’ottimo debutto omonimo del 2024: lo rende più oscuro, più aggressivo e decisamente più identitario.
Il primo impatto è frontale. La title-track abbreviata in “V.H.S.” è un manifesto: riff affilati come rasoi, sezione ritmica serrata e la voce di Tolis Mekras che taglia l’aria con un timbro acuto e isterico, figlio legittimo della scuola speed metal americana. Qui non c’è spazio per compromessi o modernismi forzati: Leatherhead suonano come se fossimo nel 1986, ma con una produzione potente e definita, impreziosita dal mastering di Arthur Rizk, che dona al suono compattezza e profondità senza snaturarne l’anima old school.
Quello che mi ha colpito maggiormente è la coerenza stilistica: in poco più di 37 minuti la band costruisce un percorso compatto, senza riempitivi. “Summoning The Dead” e “The Visitors” sprigionano un’energia quasi incontrollabile, mentre “Incubus” è pura adrenalina, un brano che dal vivo immagino devastante. Qui la nuova coppia chitarristica formata da Thanos Metalios e Dimitris Komninos si muove con sicurezza, intrecciando armonizzazioni e assoli che evocano la tradizione US metal senza risultare derivativi.
Il vero colpo di scena arriva però con “Children Of The Beast”: un inizio quasi malinconico, atmosferico, che si trasforma gradualmente in una cavalcata speed metal infuocata. È il momento in cui Leatherhead dimostrano di non essere solo velocità e aggressione, ma anche dinamica e senso della costruzione. Personalmente, è il brano che più mi ha convinto, perché rivela una maturità compositiva che lascia intravedere ulteriori margini di crescita.
Le influenze di Agent Steel, Metal Church o dei primi Overkill sono evidenti, ma non opprimenti: la band greca riesce a filtrare questi riferimenti attraverso una lente horror che diventa il vero marchio di fabbrica del disco. L’artwork di Mario Lopez, con il suo immaginario da VHS maledetta, incornicia perfettamente il concept sonoro: sembra quasi di infilare una vecchia videocassetta in un registratore impolverato, ma al posto delle immagini sgranate esplode un muro di suono feroce e lucidissimo.
In definitiva, “Violent Horror Stories” è un album che non chiede il permesso di piacere: ti travolge e basta. Non reinventa il genere, ma lo celebra con passione autentica e una convinzione che oggi non è affatto scontata. Se amate lo speed metal viscerale, diretto e senza fronzoli, questo disco è un appuntamento obbligato. E, lo ammetto, è uno di quei lavori che mi ha fatto venire voglia di premere “play” ancora una volta appena terminato l’ultimo brano. Segno che la fiamma dell’heavy metal, quando è alimentata con sincerità, brucia ancora altissima.
Country: Grecia
Label: No Remorse Records
Style: Speed Metal / Traditional Heavy Metal
Top Song: “V.H.S.”




